L’insostenibile leggerezza del far finta di niente

“La sostenibile leggerezza del parlare”.
di 
Alessandro Novelli
illustrazione di Tiziano Farinacci

La gente ha bisogno di parlare, parlare, parlare e ancora parlare.
Sento parlare ovunque, di tutto e di più.
Recentemente ho partecipato a delle conferenze sui misteri evergreen come poltergeist, sensitivi, medium, ufologia in qualche sua accezione…

Da credulone di default a scettico per post-giudizio pongo alcune riflessioni.
La gente ha bisogno di parlare, di confidare i propri incidenti/vasi di Pandora di percorso che saziano naturali bisogni, come il credere e il sognare, il bisogno di esistere ed appartenere, ma la minoranza può essere venduta come elite, il disagio come virtù?
La gente ha intorno un mondo sostanzialmente ostile, che ti fotte in ogni dove, dall’amica del cuore al santone illuminato, ti manipola, si fa i cazzi suoi, ti passa sopra o esalta a seconda della bisogna.
Se preghi una fantomatica entità mariana sei religioso, se percepisci un’entità non smadonnesca, una cazzata che tutto sommato ti fa sentire vivo, diverso… sei un pazzo?
Gli studiosi ne approfittano, sono assetati di dati e casi, ma presto si stancano di spiegare false correlazioni, sogni, errate percezioni… o semplicemente stronzate… e prendono varie vie, come ad esempio:

  • Stroncare ogni percezione fuori dall’ordinario senza se e senza ma
  • Farti parlare per poi scrivere libri alle tue spalle sul fenomeno da baraccone spiegato
  • Farti parlare, sostenerti, mimetizzarsi… “vita tua esistenza loro” tanto per, a perdere, per te… fenomeno da baraccone per altri non per gli aperti di mente e non solo.
  • Via commerciale, prendono i più gettonati disagi/misteri collettivi e li mettono a reddito con dibattiti e conferenze, senza nessun farti avanzare, oltre l’adularti, oltre l’aver fatto cassa, travaso dalla tua tasca.
  • Si ergono, credendoci davvero, a “caporeparto”, sostenendo la “realtà” condivisa da quella determinata, a volte debole, comunità, diventandone paladini e presto depositari.

Un gran bel pantano, tutto sulle s-palle tue, che hai solo bisogno di confidarti, parlare, di esperienze, di disagi reali o indotti o di ciò che non sai e vorresti sapere, anche nel modo più retorico possibile… Benché lo studioso, o presunto tale, metta sempre una pezza giustificativa al suo operato, sento sempre un po’ di squallore, si fa il punto sulla numerosità dei partecipanti, mai riflessioni sugli aspetti emersi, quelli sono “Interna corporis”… ricerca, come dire “lucus a non lucendo”!
La gente ha voglia di parlare… c’è sempre qualcuno pronto ad approfittare…
La sensitiva ammantata di scienza che avvalora i cibi mummificati della medium medievale rosario e santarelli?
L’esperto poltergeist che poi dopo tanti bei discorsi propina inconsapevolmente ma colpevolmente falsi?
Aure, energie e sensitive “verificate”…
L’importante è la partecipazione, l’evento.
La gente ha voglia di raccontare, meglio farli credere che capire!
La gente ha voglia di parlare, la gente ha voglia di non essere contraddetta, la gente va assecondata, la gente va rispettata… la gente va usata!
Da partecipante e dunque “percipiente” sono esposto a palate di merda senza alcun giudizio critico…
Questo mi rimane, ma se poi puntualizzi sei un guastafeste, se taci un vigliacco… alla fine della fiera mi sento pure in colpa io… un disagio del quale volevo parlare… parlare… parlare!
In fondo parlare, di per sé, per tutti, è il modo migliore per illudersi di esistere.
Sarà che “La vita non è facile ma a volte basta un complice”.
Dal ricercatore vampiro, insaziabile, si passa al disagiato che ha fatto il grande salto, realizza il suo sogno, la lezione frontale di cazzate, il parlare diventa sproloquio.
Ha conquistato patrocini per parlare di stronzate, sue pippe mentali infondate, commercio di credenze, spaccio di accozzaglie di pagine imbrattate, a mo’ di libro.
Ha fatto il gioco delle tre carte per far passare l’acqua sporca a scapito del bambino, e il sindaco di turno è pronto a difendere gli schizzi di cultura per tutta la sala rossa, male che va si rifà la tappezzeria, se conta, tanto paga la collettività… di mattina si insegna a scuola che tre per due fa sei, di pomeriggio si sostiene che fa sette… d’altronde Jung non era un matematico… ma tanto la questione era per le sedie… bei tempi quando un posto al sole valeva anche in piedi!
Si dice che nulla si può contro la “montagna di merda”, che non si può far cambiare idea con dimostrazioni, fatti, anche incontrovertibili.
Sarà, ma io ho formato le mie opinioni, giuste o sbagliate, ma libere, grazie all’opera di chi ha controbattuto le stronzate involutive con l’altra faccia della medaglia…
Ringrazio chi mi ha detto che il surimi è solo un macinato da maiali in luogo di chi lo spacciava per polpa di granchio… poi ognuno è libero di mangiarlo a piene mani… più informazioni hai più sei libero…
Mi detesti ma sbagli, rispetto il tuo libero volere di buttarti dal ponte di Ariccia… mi illudo di vigilare che nessuno ti dia la spinta!
Che pena vedere tante persone prone a siffatte cazzate… conta l’evento, conta la numerosità, le briciole sul pavimento rimaste, l’odore di ascelle nell’aria…
Bene, ci sei cascato, hai subito il mio parlare… parlare… parlare!
Ma il solo leggermi ti mette già un piede nella mia libera controfossa… magra ma sincera consolazione!
Come li capisco quelli che stanno lì così, senza parole… parole… parole!
“Ma poi ho camminato tanto e fuori c’era un grande sole… che non ho più pensato a tutte queste cose…”.
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Fonti:
Vasco Rossi.
(riproduzioni fotografiche degradate ed utilizzate a fini educativi- Art.10 Convenzione di Berna)

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