HOMO UFOLOGICUS UFOLOGIA LUPIS

“Ufognostica nella saggezza popolare”.
di
A. Noweller

L’ufologia.
Mi ritrovo dentro un po’ per voglia un po’ per “risucchio”.
L’ufologia, una sorta di domanda che da millenni ci “imponiamo”, nonostante i progressi e gli ascessi come le facili “fuffare” spiegazioni e l’ottusità degli “aperti di mente”.

Peculiare condizione, quella dell’ufologo, dalle caleidoscopiche ipotesi, quel tutto e niente che affascina. “Fiera dell’assurdo”, con tanto di zucchero filato, ora dolce ora amaro.
Lungi da me propugnare qualsiasi “risposta”, manco punti di domanda a illudersi di alleggerir il proferir cazzata.
Tra il gioco e il brusco, tra il luccio e il grigio, quante cose potrebbero dirsi a suggello di cotanti spunti! “Come nessun alchimista ha potuto scoprire l’elisir, ma ugualmente glorifica il suo fecondo vaso se per caso gli accade di scoprire qualche odorosa sostanza o nuova medicina” così gli ufologi, tra una luce, una falsa correlazione e una narrazione, “sognano un godimento ricco e prolungato ma non trovano altro che una notte estiva simile all’inverno”.
Tra i vicoli di Trastevere, tra i paesaggi marchigiani modellati dal duro lavoro, come sui quieti poggi toscani o ancor più indietro tra marmi e colonne di una Roma d’altre genti, tra detti moderni o ancestrali o ancora tra pellicole e teatro all’ombra del Vesuvio… fuorviando, adattando, modificando quel poco che basta, come diventano ufologiche certe franchezze! Al pari di come tanti ifo diventano ufo…
Riduzionista ma ottimista, singolare condizione, nata per inaspettata curiosità e dunque ancor più disarmante, il sottile piacere di scoprire e conoscere, a prescindere…
Credo che ognuno possa trovar ricordi, spunti, sorrisi e inevitabili fastidi.
Un continuo stato alterato d’azione e di coscienza nel prender il toro per le corna ritrovandosi in mano la testa impagliata. Tale è la ricerca ufologica specialmente quando facile “preda di mani di ogni furfante gli si avvicina”. Convenzione contro audace innovazione, sagra dell’assurdo al pari, a ben vedere, della vita. Convergenza parallela e in quanto tale, evidentemente, più che tollerata, abusata.
Tra impalcature e miti così in fondo appare.
Ognuno colga, scolga, arricci il naso, apra la bocca a guisa dello svergognato pupazzo di Roswell e senta quel che voglia, appaghi la voglia oppure vada a letto che è tardi e per oggi è già abbastanza, quel sonno “gemello della morte che tutto sigilla”.
“Sebbene non possiamo obbligare i nostri Ufo a fermarsi”, possiamo senz’altro fare in modo che tornino, meteora o lanterna, astronave o aereo… in fondo, poco, nei fatti, importa… “Come chicchi di grano” una mano, comunque, li ha presi e li ha lanciati nel cielo…
“Coloro che a vicenda si tengono vivi non sono mai separati”.
E’ l’anno, questo, quinto del mio “impegno”.
Come disse una qualche nonna in qualche posto, e so che lo disse, lo dicette a chiare lettere, buona lettura!

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Fonti:
Andrew Marvell, John Donne, William Shakespeare, Luca Carboni, Aimé Michel.

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