CUM GRANO SALIS

“La chiusura del cerchio (nel grano)”
di
Tiziano Farinacci

Nella primavera/estate del 2000, nell’approfondire a 360° le mie conoscenze (circoscritte all’epoca a nozioni di tipo editoriale) del fenomeno UFO, ebbi modo di imbattermi nel mondo dei “Crop Circles”, “Cerchi nel grano”.

Da subito rimasi incantato da tanta bellezza, e la misterica esposizione del fenomeno proposta da molti dei siti che ritenevo “di riferimento” (chiaramente ed innegabilmente schierati) condivano ed alimentavano in me una visione fascinosa ed inspiegabile relativamente alla forza creatrice di tali opere.
Ricordo che il palcoscenico ideale telematico per ammirare tali accadimenti, che erano (all’epoca) quasi esclusivamente ambientati in terra britannica, risiedeva sul portale cropcircleconnector.com che, ogni giorno da aprile a settembre, ragguagliava chiunque fosse interessato, sulle nuove “comparse” (notte/tempo).

Il mio è certamente un dolce ricordo, un po’ perché (solitamente) tornare indietro con la mente di 13 anni rischia di rimandare inevitabilmente ad un’epoca avvolta da una maggiore spensieratezza, un pò perchè il fascino era notevole e potendo scorgere (all’epoca) dalla finestra della mia camera romana un campo (seppur maltenuto e abbandonato) tendevo a sentirmi in qualche modo (avvinto dal trionfo della fantasia e della suggestione), al centro del fenomeno stesso.
Le cause a cui (all’epoca) “la Scienza” (si diceva nell’ambiente “possibilista”) attribuiva la creazione dei Crop Circles veniva individuata in: “tipi particolari di vento”, “Porcospini in amore” che inseguendosi creavano queste opere d’arte, “Fulmini globulari”… innanzi a queste prospettive, l’opzione “extraterrestre” appariva la meno fantascientifica.
Un ultima prospettiva, individuata dalla Scienza, attribuiva la creazione dei Crop Circles a gruppi di persone denominati CircleMakers, ereditieri dell’insegnamento acquisito dall’opera di due arzilli vecchietti (Dave Chorley e Doug Bower) che nel 1991 (sul quotidiano inglese Today) si proclamavano fautori di tali opere.
Va detto, che nel 1991, la qualità e la quantità dei Crop poco aveva a che vedere con l’attuale complessità e bellezza, per cui l’ipotesi che molti Crop fossero sorti per loro impegno è tutt’altro che aliena e poco contano i mea culpa che i due “avrebbero” recitato “in privato”, a detta dei vari Eltjo Haselhoff e Colin Andrews.

Lo storico Crop Cicle di Milk Hill (Alton Barnes – Wiltshire) del 2001 (foto), rappresentò in principio, un’immagine per me quasi mistica, per la sua complessità nonché maestosità, che garantiva ad ogni click (volto a mostrare a curiosi o amici) una reazione sbigottita ed incantata da tanto fascino.

L’acquisizione ufologica del mistero in questione sostenne il fenomeno e lo rese fruibile agli internauti con sempre maggior dovizia di particolari, legati alle immagini aeree o terrene dei vari “agroglifi”, “pittogrammi” o come con variegati modi (nel tempo) ognuno ha ritenuto opportuno letteralmente riassumerli.
Per sommi capi, ricordo che i primi anni del XXI secolo, videro una mutazione sempre più frenetica del fenomeno Crop Circles, legata ad una complessità sempre maggiore, alternata a casi sempre più “fantastici” nella loro interpretazione. Ne furono un esempio la Chilbolton Face, volto ricondotto alla Faccia su Marte, o Cydonia Face on Mars (pareidolia immortalata da uno scatto fotografico effettuato nel luglio del 1976, alla regione marziana di Cydonia, dalla Sonda Spaziale Viking1) e il SETI response o Arecibo Reply che avrebbe rappresentato un messaggio di risposta a quello che il SETI inviò nello spazio nel 1974.

Una netta e decisa accellerazione alla popolarità del fenomeno va assolutamente attribuita all’uscita nelle sale cinematografiche (Agosto 2002 negli Stati Uniti, Ottobre 2002 in Italia) del film “SIGNS”, diretto da M. Night Shyamalan ed interpretato da Mel Gibson e Joaquin Phoenix.
Questo piacevole film venne casualmente accolto in quei giorni da un crop chiamato Alien Face o Hi there, I’m an Alien with a Message (Crabwood Farm House – Winchester, GB) raffigurante il volto di un “grigio” intento a mostrare quello che venne definito un CD-rom, contenente un messaggio in codice binario ASCII.

Non nego che l'”Alien Face“, la “Chilbolton Face” e la “SETI response” iniziarono a far pendere prepotentemente, l’ago della bilancia, verso un’origine terrena del “mistero dei Cerchi nel Grano”, almeno ai miei occhi.

Nel 2003, il fenomeno raggiunse ‘finalmente’ la nostra penisola.
In particolare, nella mia regione di residenza, toccò Sabaudia e Roma.

Di quest’ultima ricordo che il mercoledì 11 giugno 2003, tramite il web e nei giorni successivi tramite stampa, si sparse la voce relativa alla comparsa in zona Tre Fontane, quartiere EUR (Roma) di un Cerchio nel grano.
Non mi riuscì di accorrere sul posto prima del sabato successivo (15 giugno), ma la trebbiatura aveva rimosso completamente la ‘composizione’, e non avendo modo di sorvolare il campo non ebbi occasione di osservare le ‘impronte’ che (qualcuno disse) sarebbero rimaste a lungo visibili sul terreno. Al suo interno vennero rinvenute corde e compassi, ‘prove’ reali della burla messa in atto, sebbene il CUN (Centro Ufologico Nazionale) nonostante tali riprove, non esitò a ritenere il Cerchio “autentico”.
Di contro, va detto che la posizione (sul fenomeno in questione) da parte del CISU (Centro Italiano Studi Ufologici) si è espressa sempre chiaramente in modo contrario all’associazione tra il ‘mistero’ Crop Circles e la ricerca ufologica.
La fattura estetica dei Cerchi nel Grano italiani non è mai stata eccelsa, ma si è evoluta di anno in anno, raggiungendo di rado, la piacevolezza estetica dei crop inglesi.

Tra i Cerchi italiani, un “esemplare” che catturò la mia attenzione, fu certamente quello noto come “Enki Ea”, in quel di Poirino (TO) datato 18/19 Giugno 2011.
Ben fatto, assenza di tracce umane volte alla creazione di quello che qualcuno definì straordinario eptagramma trasmettitore di un energia pazzesca e incensò come autentico, genuino e Alien made, si rivelò un anno dopo per la sua effettiva natura.
A creare quello splendido Cerchio nel grano era stato il ricercatore Francesco Grassi con l’ausilio di altri sei colleghi del CICAP, con l’intento di “beffare” coloro i quali, da tempo, predicavano la distinzione tra i cerchi terreni (creati da circlemaker) e quelli che vengono da fuori (messaggi “alieni“).
Operazione assolutamente compiuta e pienamente riuscita.

Quella di Grassi non era altro che l’ennesima “battaglia” vinta da chi “non abbraccia” la visione “aliena” dei Crop Circles, in quanto da tempo, la “Scienza” e la “Ricerca” avevano ampiamente sgretolato il “mistero” che avvolgeva (in principio) il fenomeno in questione, identificandolo nella splendida e moderna Land Art che rappresenta.

Già nel 2003, la seria e qualificata Margherita Campaniolo (Space Freedom) realizzava una monografia, poi edita nel 2008 dalla UPIAR, dal titolo CUM GRANO SALISLa ‘Naturalis Historia’ dei Crop Circles e che definirei “la verità sul fenomeno dei Cerchi nel grano”, “Studi e Riflessioni” espresse con le armi dell’Umiltà, dell’Obiettività e della Conoscenza, caratteristiche assolutamente assenti “dall’altra parte della ricerca”.

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Fonti:
francescograssi.blogspot.itcisusicilia.xoom.it; francescograssi.com; margheritacampaniolo.it; cropfiles.it; cicap.org; segnidalcielo.it
(riproduzioni fotografiche degradate ed utilizzate a fini educativi- Art.10 Convenzione di Berna)

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Ripubblicato nel Luglio 2016 sul n° 12 della rivista “Polvere di stelle”:
https://drive.google.com/file/d/0B2uHW1XmLLNkWnoyd0RuMEFzVFE/view

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