Chupacabras: folklore popolare?

“Il Tarantismo come fenomeno folkloristico e meridionalistico”
di
Ilaria Alessandro

 

 

 

 

 

 

Dal 1955 i Paesi dell’America del Sud si trovano a dover affrontare i “divertimenti” e la soddisfazione di bisogni di un’insolita creatura che si ciba del sangue delle sue vittime (soprattutto ovini e capre).

Le vittime di questa creatura misteriosa riportano tutte la stessa caratteristica: una ferita sul collo, da cui è stato estratto tutto il sangue. Stiamo parlando del famigerato CHUPACABRAS, ovvero “succhiacapre”. Ma chi è?
Letteratura e testimonianze varie lo descrivono come una creatura bipede, a volte descritta con le ali di un pipistrello, dell’altezza di un metro e trenta circa, dalla testa ovale e con grandi occhi rossi, arti superiori ed inferiori con tre dita dotate di artigli, ed una bocca con canini sporgenti. Coperto di un pelo grigiastro.
Solitamente procede a balzi e lascia impronte di circa 10 cm simili a quelle di un acide.

Tre sono le ipotesi su che cosa sia effettivamente questa creatura:

1-IPOTESI EXTRATERRESTRE, il chupacabras sarebbe una creatura degli alieni, da loro creata.

2-IPOTESI TERRESTRE-MUTAZIONE GENETICA, l’ipotesi si basa sul fatto che il chupacabras concentri in sé un insieme di caratteristiche di animali diversi. Se queste mutazioni fossero state naturali, però, avrebbero dovuto avere cambiamenti lunghi e graduali, cosa che non è avvenuta (la comparsa del chupacabras è stata improvvisa). Forse una mutazione artificiale?

3-IPOTESI MULTIDIMENSIONALE, il chupacabras proverrebbe da altre dimensioni dello spazio. Ipotesi questa che si basa su registrazioni di entità anomale che fecero stragi di greggi nei secoli passati.

Ma chissà che forse, alla fine, questa figura misteriosa non nasca e cresca nel folklore popolare come strascico di vecchie tradizioni, oppure – ipotesi peggiore – non serva a nascondere retroscena oscuri quali sette o riti satanici.

Rimandando ad altra sede una discussione sull’ultimo punto, non sarebbe nuovo il fenomeno folkloristico come tradizione che muove le fila attraverso la figura di un animale , di un simbolo, di una divinità. Mi riferisco, a sostegno di questa ipotesi sicuramente azzardata, al tarantismo del Salento, in Italia.

Il tarantismo si presenta come morso della taranta che avvelena nella stagione del raccolto dei frutti estivi e che ogni anno torna ad agire come morso e come veleno, per essere ogni anno esorcizzato con la musica, la danza, i colori…

Sua caratteristica fondamentale consiste nella ripetizione della crisi e della cura annualmente per un numero variabile di anni.

L’autonomia simbolica del tarantismo si manifesta quando paragoniamo il mito della taranta con i ragni della moderna zoologia.

Quale ragno assomiglia alla taranta? Le associazioni sono diverse.

Alcuni l’accostano alla LYCOSA TARENTULA, un grosso ragno peloso, di colore scuro con disegni bruni sul dorso e una banda scura in campo grigio-arancione sul ventre.

Ogni particolare nel suo aspetto richiama l’immagine della potenza del morso. Questo ragno vive normalmente nei campi, dove si costruisce un cunicolo sotterraneo, nel quale durante il giorno resta nascosto, uscendo solo raramente e per breve tratto allo scoperto.
Di notte invece si allontana dalla tana alla ricerca di cibo.

Altri lo associano al LATRODECTUS, che non gode però degli stessi titoli della Lycosa: è un ragno poco vistoso, lento nei movimenti, che tesse la sua tela irregolare ma molto tenace alla base di sterpi e di erbe, attendendo che qualche insetto vi si impigli.
Non vaga alla ricerca di cibo, non insegue la vittima, ma la attende pazientemente al centro della tela e morde l’uomo soprattutto quando è inavvertitamente compresso dalla stretta della mano o dal peso del corpo.

Naturalmente altri ragni velenosi contribuiscono a creare quel monstrum mitico che è la taranta.
Ciò però non deve far pensare alla taranta come a qualcosa di confuso perché, in realtà, la nozione è confusa solo per noi persone “istruite” che ci ostiniamo a misurare la coerenza simbolica della taranta utilizzando come unità di misura la coerenza naturalistica.

Ma in sintesi… di cosa stiamo parlando?
Cosa c’è dietro a fenomeni come il tarantismo?

Il tarantismo costituisce una sorta di dispositivo simbolico attraverso il quale un contenuto psichico conflittuale che non ha trovato soluzione sul piano della coscienza, e che opera nell’oscurità dell’inconscio rischiando di farsi valere come simbolo nevrotico, veniva configurato sul piano mitico-rituale, e su tale piano fatto defluire periodicamente, alleggerendo del peso delle sue sollecitazioni i periodi intercerimoniali e facilitando periodi di un relativo equilibrio psichico.

Tarantismo, chupacabras… sono fenomeni che forse tra loro hanno poco in comune (e tra questo la presenza in paesi meridionali che potrebbe far pensare a retaggi culturali) o forse c’è qualcosa di più che sfugge, che si nasconde… lo stesso punto di partenza…

Opinioni queste che lasciano aperte le più varie riflessioni. Forse la domanda più sensata alla fine rimane una sola: in quale spiegazione o ipotesi è meglio sperare per il genere umano?
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