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9 domande a Matteo Fagone

A cura di Alessandro Novelli e Tiziano Farinacci

Matteo Fagone, Direttore del portale “PianetaMarte.net“.
Ricercatore indipendente e una grande passione per l’Astronomia.

1) Per iniziare, la consueta domanda: da cosa nasce la tua passione per lo Spazio e per il pianeta Marte, nello specifico?
Devo ammettere che sin dalla tenera età possedevo una forte e curiosa attrazione verso lo Spazio. Infatti, andando a ritroso, ricordo ancora vividamente l’immagine in tv di Saturno con i suoi anelli. Avevo all’epoca circa 5 anni.
Senza dubbio l’attrazione e l’amore verso l’astronomia mi hanno accompagnato per tutta la vita fino ad oggi. Ricordo tra l’altro il mio primo piccolo telescopio quando avevo 10 anni e la mia prima enciclopedia di astronomia che iniziai a collezionare fascicolo per fascicolo all’età di 12 anni…

E’ straordinario ripercorre la lunga serie di progressi ed evoluzioni che hanno caratterizzato gli ultimi decenni di ricerca e scoperte, perchè si riesce quasi a percepire persino il paradossale conflitto tra i cambiamenti di pensiero e il sottile spirito conservatore tipici della natura umana.

Marte mi ha sempre affascinato per la sua similitudine con la Terra, per le teorie che hanno fatto da bandiera ai miti e ai sogni umani di trovare un altro mondo gemello al nostro e infine per ciò che intravedo io in questo pianeta a noi vicino. Tuttavia, onde evitare spiacevoli quanto inutili fraintendimenti, chiarisco subito che le mie personali tesi sono e restano mie personali tesi, le quali non dovrebbero essere bevute come oro colato. Probabilmente mi sbaglio su qualche singolo elemento analitico o magari su tutto, come pure che potrei aver centrato qualche cosa o tutto. L’importante è partire con la giusta attitudine di mente nei confronti del pubblico. Non sono uno scienziato, sebbene ho sviluppato un certo grado di esperienza

2) Perchè, a tuo modo di vedere, l’uomo è così interessato all’esplorazione del pianeta Marte?
Credo che su questa domanda vi sia una piccola questione morale da definire a beneficio di chi legge. L’esplorazione spaziale in atto non si ferma solo a Marte, bensì è estesa a tutto il sistema solare. I programmi sviluppati dalla NASA e dall’ESA coinvolgono da oltre 40 anni tutti i pianeti, da Mercurio a Plutone (sperando che, per quel che concerne quest’ultimo, la Horizon ci arrivi sana e salva!). Si sta puntando di nuovo alla Luna e si stanno studiando sistemi per raggiungere gli asteroidi in modo da studiarli molto da vicino, se non addirittura da catturarne qualcuno. Pensiamo alla fantastica missione della sonda Cassini su Saturno, la quale non ha nulla da invidiare ai rover marziani dato che sta operando da quasi 10 anni a temperature pari a -180 Β°C in mezzo a potenziali pericoli di essere fatta a pezzi da qualche detrito vagante fra gli anelli e le lune di Saturno.

Oggi abbiamo inoltre nuovi soggetti che iniziano a fare sul serio, vedi la Cina, l’India, il Giappone; quindi lo scenario si sta arricchendo di potenzialità capaci di mettere gli Stati Uniti in condizioni di non detenere più il monopolio dello Spazio.
Si consideri tra l’altro che la Stazione Spaziale Internazionale costituisce un esempio lampante di collaborazione internazionale.

Ovviamente Marte è sempre stato oggetto di un – relativamente parlando – più grande interesse per ovvie ragioni: la vicinanza alla Terra, le similitudini con la Terra, le aspettative di potervi trovare vita e risorse da sfruttare per fini scientifici e industriali ecc. ecc..

3) Ci puoi riassumere, brevemente, la storia dell’esplorazione terrestre su Marte?
Ebbene sì, sono stati i sovietici d’annata di inizio anni 60 del secolo scorso a dare il via all’esplorazione di Marte con la sonda Mars 1 che però si perse nello spazio durante il tragitto. Fallita pure la missione Mariner 3 da parte degli americani, compensata però dal successo della Mariner 4 la quale regalò ben 21 immagini ravvicinate di Marte. Si comprende facilmente che i tentativi di raggiungere ed esplorare questo pianeta sono stati numerosi, con un bel fardello di colossali fiaschi! Del resto, lo sviluppo di tecnologie aerospaziali in grado di garantire una minima sicurezza non era certo prerogativa dei primi periodi in cui l’uomo si lanciava in questa affascinante corsa allo Spazio.

Con la sonda Mariner 9 sono state ottenute oltre 700 immagini di discreta qualità, ma sono state sicuramente le sonde Viking 1 e 2 a fare la differenza. Un successo di inestimabile valore con l’atterraggio dei due landers avvenuto nel 1976 e un eccellente carico di immagini ottenute dagli orbiter da cui si è potuta realizzare una prima quanto pregevole mappatura del pianeta.

Senza dilungarmi troppo, credo che tutti i meriti delle conoscenze acquisite ad oggi vanno ai moduli lander Pathfinder del 1997, a Spirit e Opportunity (2003-2004), alla Phoenix del 2008 e alla ultima, MSL Curiosity; nulla togliendo ovviamente agli orbiter Mars Global Surveyor, alla Mars Odyssey, alla Mars Express e alla Mars Reconnaissance Orbiter. Questi satelliti orbitali hanno svolto e svolgono ancora oggi un preziosissimo lavoro di raccolta dati che ci sta permettendo di comprendere bene aspetti fondamentali di Marte, spazianti dalla dinamica geomorfologia a quella della meteorologia planetaria sia globale che settoriale.
http://www.pianetamarte.net/esplorazione2.htm

4) In base a queste esplorazioni, qual’è lo stato dell’arte circa le nostre conoscenze di questo affascinante pianeta?
Mettiamola in questi termini: alcune caratteristiche fondamentali erano già note parecchi anni prima che si iniziasse a lanciare dispositivi automatici verso il quarto pianeta. Per esempio, la presenza di acqua e anidride carbonica tanto quanto alcune basilari caratteristiche del suolo marziano si riconobbero grazie a studi e analisi approfondite eseguite attraverso sistemi spettroscopici montati sui telescopi di allora. Lo stesso Svante Arrhenius, vissuto parecchi decenni prima del lancio della sfortunata Mars 1 e dell’impiego degli spettrografi in dotazione negli anni 50 del secolo scorso, fu in grado di avanzare alcune brillanti intuizioni in merito a determinate caratteristiche chimiche della superficie marziana, le quali sono state confermate solo da pochi anni. Arrehnius fu uno scienziato dotato di un genio incompreso per i suoi tempi, tant’è vero che le sue conoscenze sulle reazioni chimiche vennero osteggiate a lungo prima di essere poi accettate dalla Comunità Scientifica.

Mi preme piuttosto smontare il troppo clamore che la presenza di acqua e metano su Marte hanno fatto da cassa di risonanza mediatica in questi ultimi anni. Si sa fin troppo bene che l’acqua è un elemento assai abbondante in tutto il sistema solare e persino al di fuori d’esso. Stesso discorso vale anche per il metano. Gli idrocarburi – per rendere l’idea – sono composti chimici presenti in grandi quantità nei pianeti gassosi e in alcuni loro satelliti. C’è molto metano anche nei freddi corpi che orbitano nella fascia di Kuiper (lo stesso Plutone sembra possederne). Quindi non vedo il motivo di tutto questo chiasso per l’acqua e il metano di Marte. Che vi siano entrambi? Naturalmente si!

Il metano è stato rilevato da oltre 10 anni sia dalle sonde orbitali (la stessa Mars Express) e anche da Terra. Ma d’altronde basta soffermarsi sulla medesima dinamica relativa alla formazione dei sistemi planetari per capire quanto questi composti siano parte integrante dell’evoluzione che porta alla formazione di pianeti rocciosi e gassosi. Marte è “solo” un piccolo pianeta che possiede, proporzionalmente alle sue modeste dimensioni, acqua e metano ne più ne meno di altri composti minerali e/o organici diffusi altrove nello Spazio.

Il problema non è quindi lo stabilirne la presenza assoluta, quanto piuttosto capire se e come e dove questi siano l’evidenza di una qualche attività biologica attiva. Vi sono ancora oggi, a tal senso, accese controversie sugli esperimenti chimici eseguiti dai landers Viking 1 e 2. Vengono discussi i risultati ottenuti dalla sonda Phoenix come quelli ottenuti da Spirit e Opportunity. L’opinione divisa fra i sostenitori della vita e della non-vita è più che mai rilevante fra scienziati e appassionati.
http://www.pianetamarte.net/curiosity_bulletin_03.htm

5) Quali sono i progetti, circa le missioni in programma su Marte, nel futuro prossimo?
Non mi va di intavolare patetici discorsi sulle future esplorazioni umane verso Marte perchè, se devo essere sincero, non sono molto convinto delle previsioni ottimistiche/pessimistiche avanzate qua e la da vari soggetti (NASA, ESA, industrie private ed associazioni assortite). Mi limito a spendere due parole sulla missione ExoMars.
Se tutto andrà bene dovrebbe partire verso il 2016 un primo vettore contenente un modulo orbitale, dopodichè nel 2018 partiranno due vettori contenenti i rover. Sarà una missione complessa e articolata che punterà al miglioramento delle attuali conoscenze circa la superficie marziana, la presenza di acqua sottostante e le potenzialità produttive conseguibili in loco.
http://it.wikipedia.org/wiki/ExoMars

Vorrei ricordare inoltre che la sonda MAVEN è in viaggio verso Marte e dovrebbe entrare in orbita a settembre dell’anno corrente. Il suo compito sarà quello di studiare in modo specifico l’atmosfera del pianeta.
http://it.wikipedia.org/wiki/MAVEN

6) Sin dalle prime osservazioni, del pianeta Marte, iniziarono a fiorire miti/leggende circa presunti abitanti, strutture artificiali etc.
A nostro avviso, certi miti e leggende potevano avere una giustificazione, in virtù del periodo storico-sociale e della tecnologia a disposizione in quell’epoca, ma non certo oggi. Puerilmente, pseudo-ricercatori e imbonitori spregiudicati, propinano teorie bislacche/idiote circa “monumenti raffiguranti volti”, “madonnine solitarie”, “Ziqqurat”, “dita/persone/anfibi pietrificati”… e addirittura “Foreste”.
In attesa del rinvenimento di un presunto “trullo”, come ti senti di rispondere a questi dilaganti deliri?
Certamente la fine del XIX secolo fu un periodo – per così dire – di transizione in quanto si stava cominciando a sviluppare quella che potremmo definire “tecnologia moderna”. Se pensiamo già solo agli scritti di Giulio Verne viene relativamente facile comprendere che era inevitabile il manifestarsi di intuizioni scientifiche a medio e lungo termine. L’effetto collaterale di tali “genialità” doveva ovviamente concretizzarsi in fantasticherie spaziali di vario genere. A parte il fatto che i “canali marziani” intravisti con i telescopi dell’epoca furono erroneamente dati in pasto al Pubblico come strutture artificiali per lo più a causa di un errore di traduzione fra “canals” e “channels”, tutto il resto fu nient’altro che un effetto domino un po’ mediatico e un po’ psicologico legati alla novità, all’avvenirismo e – chissà – a qualche plausibile business giornalistico.

Diverso è ciò a cui stiamo assistendo da oltre 30 anni a questa parte. Da che fu avvistata quella collinetta di Cydonia Mensae nel 1976 abbiamo visto un crescendo di assurdità cosmiche senza precedenti! La cosa più triste è constatare come, nonostante vi siano i mezzi e le possibilità sufficienti per fare dei buoni lavori anche da studiosi “indipendenti”, si preferisce sfruttare la via più facile e comoda, ossia il giocare al gioco di “questo assomiglia a… quindi è…”.

In pratica, Marte è diventato un enorme tappeto persiano orbitante su cui ciascuno potrebbe vederci di tutto e di più. Devo comunque ammettere che tale modo di fare “ricerca” e divulgazione” ha sicuramente un fascino irresistibile e attrae facilmente perchè non è un tipo di attività che richiede chissà quali conoscenze scientifiche. Basta avere l’occhio e il gioco è fatto! Con questo non voglio affermare dogmaticamente che sia sbagliato ipotizzare e/o supporre l’esistenza al di fuori della Terra di qualche tipo di strutture di origine non naturale; semmai mi rattrista constatare come su idee per ora “non-dimostrabili” si sia sviluppato un fiorente mercato di idiozie con annesso tutto un impianto ideologico basato su quasi niente!

Quando pensiamo a ipotetiche strutture architettoniche e/o monumentali ubicate su Marte è vero che fisicamente non sarebbero necessariamente impossibili, ma dobbiamo poi fare i conti con le effettive probabilità che una presunta civiltà indigena o esterna le abbia davvero realizzate! A che scopo e come? Dobbiamo allora tenere conto del pianeta che stiamo esaminando e capirne a fondo l’ambiente. Insomma, occorre studiare e appellarsi in modo logico al buon senso e non alle fantasie.

Voglio essere onesto nel dire che io stesso ritengo plausibile che su Marte vi sia qualcosa di artificiale lasciato da qualcuno. Il problema è che non sono in grado di provarlo. In sostanza, è quasi un atto di fede, quindi la cosa muore lì.
Quando avrò modo di trovare elementi probatori (ma di quelli veri) magari aprirò bocca…

Per quel che attiene le “foreste”, ebbene anche qui c’è tanta ignoranza mista a sensazionalismo mediatico e sfruttamento del mercato dei creduloni. Tuttavia prestiamo attenzione a non esagerare confondendo la ciarlataneria con l’esobiologia. La presenza di grossi alberi su Marte presenta dei gravi problemi legati principalmente alle caratteristiche chimiche del suolo, che richiederebbero specifiche condizioni interdipendenti tra componenti minerali adatti al sostentamento della vita, presenza di vita simbiotica, presenza di acqua e temperature non troppo instabili. Cosa non vuol dire tutto ciò? Non significa automaticamente che Marte non sia in grado di ospitare qualche tipo di vegetazione come il muschio o il lichene; tra l’altro di questo se ne parla da oltre 50 anni! Anzi, vi sono studi scientifici d’epoca piuttosto interessanti.

Il buon senso deve sempre accompagnarci e indurci a tenere a freno le troppe fantasticherie o il troppo scetticismo, perchè entrambi tali attitudini mentali non potranno mai aiutarci a vedere la realtà. Vedremmo sempre quello che vogliamo o non vogliamo vedere.

7) I “Complottisti” contestano il fatto che la NASA ometta informazioni e “verità alternative” all’opinione pubblica. Qual’è la tua opinione in merito?
Per prima cosa dobbiamo metterci tutti in testa che i governi e gli Enti ad essi in qualche modo legati hanno la facoltà di determinare se una data informazione (di qualsiasi tipologia) possa e/o debba essere resa pubblica o meno. Pertanto l’ossessiva mania ideologica delle cospirazioni a oltranza denota una sostanziale ignoranza in merito di diritto legale sul trattamento delle informazioni.

Se la NASA, l’ESA o altro Ente Spaziale oppure qualsiasi industria statalizzata, privata o altro Istituto Universitario e via dicendo decidono che una certa informazione debba essere resa pubblica in un dato momento piuttosto che in un altro, beh… è inutile piagnucolare complotti. Certo, esiste la libertà di pensiero e nessuno ci vieta di diffondere tali teorie ridicole. Ma questo modo di comportarci non fa altro che ritorcersi a nostro danno.

Teniamo conto che – tanto per citare un esempio – gli scienziati che lavorano alla NASA hanno la responsabilità di dare informazioni attendibili, almeno nel limite del loro lavoro. Altrimenti, in mancanza di un minimo controllo si rischierebbe di perdere credibilità con tutte le conseguenze annesse. Questo però non preclude a noi cittadini di attingere a tutta la documentazione ufficiale (e pubblica!!!!) per redigere nostri studi, valutazioni, critiche eccetera. Sta a noi fare un saggio uso di tali risorse. Che senso ha affermare “La NASA ci nasconde la verità sbandierando un’immagine della NASA per sostenere che ci viene nascosta la verità?” Non è un paradosso da dementi?

Nella mia attività di divulgazione… beh… insomma ci sono sicuramente alcune forti affermazioni che probabilmente vanno un tantino contro il comune pensiero. Eppure non ho avuto particolari necessità di evocare oscure cospirazioni. Perchè? Semplice! La quantità di materiale pubblico è enorme abbastanza da offrire la possibilità di studiare a fondo determinati argomenti in modo trasparente, persino quelli cari ai sostenitori di tesi “alternative” e, in linea di massima, si riesce quasi sempre a trovare una spiegazione ragionevole. Però si arriva a ottenere certe risposte e certi risultati solamente studiando a fondo e raccogliendo materiale a sufficienza. Il complotto è facile e comodo poichè non richiede altro che relegare tutto a presunti documenti nascosti e informazioni segrete, quindi basta solo dire che una data situazione è tale perchè non ci è stata detta la verità…
Complimenti!

Una piccola pecca dell’anticomplottismo è che talvolta accade la stessa cosa! Succede perchè magari, per senso patriottico o troppa devozione verso un Ente o mancanza di conoscenza ed esperienza, si accetta tutto senza porsi troppe domande. Non ho detto dubbi, ma domande. Il dubbio è una subdola arma psicologica che logora a monte in spregio a chi o cosa si mette al patibolo. Diversamente, le domande legittime servono per porsi legittimi obiettivi di chiarimento e approfondimento. Insomma, anche qui viene chiamato in causa lo studio serio e logico.
Sul mio portale Pianeta Marte.net ho pubblicato parecchio materiale dedicato al complottismo e all’anti-complottismo, soprattutto per prendere posizione di netto distacco da entrambe le fazioni.

8) Marte è anche chiamato “Il Pianeta Rosso”. La notevole presenza di ossido di ferro presente all’interno delle rocce ne sarebbe la causa, confermata dalle foto scattate/divulgate dalla NASA.
Come giudichi i dubbi espressi da alcuni astrofili relativamente all’autenticità cromatica di quelle immagini?
Il problema va affrontato dalle due prospettive: quella terrestre e quella marziana. Dalla Terra noi, puntando i telescopi verso Marte, noteremo il più delle volte il disco planetario tendente al rosso-arancione. La capacità di scindere tonalità cromatiche secondarie dipenderà dalla qualità dei dispositivi di osservazione e dall’ingrandimento, oltre che dalla posizione nel cielo terrestre di Marte. Anche le caratteristiche delle fotocamere CCD potrebbero generare differenze cromatiche di varia entità. Di solito quello che vede una fotocamera non è mai esattamente uguale a ciò che vede l’occhio umano. Pertanto i dubbi sorgono ma, come al solito, partendo sempre da individui che non hanno conoscenze tecniche adeguate. E poi le ideologie complottiste fanno da catalizzatore ed amplificatore di ogni corbelleria leggibile un po’ dappertutto.

Accade lo stesso su Marte. Le fotocamere montate sui rover “vedono” e “interpretano” l’ambiente in modo assai meno elastico rispetto all’occhio umano. Quindi è inevitabile che saranno soggette alla dominante cromatica prevalente al momento dello scatto. A tal fine vorrei sottolineare come anche su questo tema ci sia stata in questi anni una strumentalizzazione poco corretta da parte di “ricercatori indipendenti” sia nostrani che non, allo scopo di condurre verso tesi che nulla hanno a che vedere con trattazioni tecniche serie. In altre parole il gioco funziona grossomodo così “siccome il colore di Marte non è questo ma è quest’altro allora vuol dire che ci sono le facce e le piramidi eccetera eccetera…”.
Un trucco psicologico di grande effetto a cui si cade molto facilmente.

Detto in altri termini, il fatto che su Marte a volte il cielo appare azzurro oppure bianco-rosato o di altra tonalità cromatica significa semplicemente che questo pianeta possiede una sua meteorologia comunque dinamica. Quando si formano le tempeste di sabbia l’aspetto del pianeta sarà di certo diverso da quando le condizioni meteo sono quiete. Ma questo non significa niente di più di quello che ho appena proferito! Rendo l’idea?

Mettiamola così. Forse è più probabile che assistiamo ormai da secoli e secoli al manifestarsi di una radicata credenza che Marte sia davvero un pianeta rosso. Di conseguenza, vedendolo così si pensa che sia così in tutto e per tutto. Mi verrebbe da ipotizzare, al peggio, che le immagini NASA mostranti un Marte perennemente “rosso” siano l’evidenza di tale attitudine mentale che non ha molto a che vedere con la scienza ma, piuttosto, con la natura umana tendente ad approssimare le cose. Ricordiamo che secoli fa si credeva che la Terra fosse piatta e che il sole ci girava attorno, una serie di idiozie considerate “scienza” e indiscutibili. Anche qui i complotti non sono necessari… Mi spiace per i complottisti…

Un’ultima cosa. L’ossidazione del suolo marziano è una caratteristica dello strato di superficie esposta all’aria, non esattamente delle rocce. In pratica si tratta di uno strato di polvere e detriti ossidati che ricoprono terreni sottostanti in realtà alquanto diversi, a volte tendenti al grigiastro oppure al marrone chiaro. Oltre al fatto che esistono depositi di solfati vari, di carbonati, perclorati e molto altro.

Il motivo di questo strato di superficie ossidato? Vi sono varie ipotesi. A me ne piace una in particolare: sarebbe l’evidenza di un passato (io non mi sbilancio in datazioni) in cui c’era una cospicua presenza di ossigeno in atmosfera. Questo ossigeno si è semplicemente fissato al suolo quasi del tutto ossidandolo. Le cause? Onestamente non posso pretendere di dare una risposta certa, tuttavia mi verrebbe da sospettare che in passato vi fossero dei cicli minerali e biologici in grado di mantenere lo status del pianeta in condizioni ben diverse da quelle attuali. Una volta fermatisi… eccoci arrivati ad oggi.

9) Ringaziandoti per la disponibilità, ti auguriamo di continuare a coltivare questa tua passione con lo stesso rigore ed onestà intelletuale che ti contraddistinguono
Contraccambio e ringrazio io per l’opportunità che mi è stata offerta.

Prima di concludere vorrei, se consentito, cogliere l’occasione per togliermi una piccola grande soddisfazione diciamo un po’ scientifica e un po’ morale.

Recentemente sul sito dell’INAF (Istituto Nazionale di Astrofisica) è apparso un articolo che riassume una ricerca condotta da scienziati del JPL (NASA) e pubblicata sulla prestigiosa rivista Astrobiology la quale affronta in modo totalmente diverso il tema dell’origine della vita, partendo da una visione geologica piuttosto che da una visione tradizionale, cioè organica.
http://www.media.inaf.it/2014/03/13/cosi-comincio-la-vita/

Perchè considero estremamente interessante questo lavoro? Ebbene, non tanto per questioni di simpatia o meno verso la teoria dell’Evoluzione, ma perchè gli scienziati della NASA hanno proposto un modello biologico partendo da una prospettiva non-convenzionale. La cosa sorprendente sta proprio nel fatto che su Pianeta Marte.net, a proposito di esobiologia, si affronta da quasi 10 anni proprio ed esattamente la possibilità che esista su Marte una estesa biosfera a partire proprio dalle rocce! Merito del mio collega ed amico, dr. Alessio Feltri che mi ha aiutato a identificare tali strutture immerse nelle sabbie marziane, ai poli e dappertutto.

Ecco, questo è un modo perlomeno più serio di fare ricerca indipendente! Utilizzando solo ed esclusivamente materiale pubblico e fruibile dalle fonti ufficiali. E non prendendo una e dico una singola porzione di immagine, guardarla e dire quello che ci sembra di vedere… No! Il modo corretto di fare ricerca indipendente consiste nel raccogliere molte immagini dello stesso soggetto oppure immagini globali ben definite e confrontarle in modo approfondito, coadiuvate da dati e altri riferimenti. Studiare! Sbattersi!

Rendo l’idea?

Ecco il nostro materiale. Premetto che questa documentazione riassume e integra lavori a partire dal 2005, anno in cui ho iniziato a collaborare con il dr. Alessio Feltri.

del dr. Alessio Feltri
http://www.pianetamarte.net/vedere_la_vita_01.htm
http://www.pianetamarte.net/vedere_la_vita_02.htm
http://www.pianetamarte.net/vedere_la_vita_03.htm

di Matteo Fagone
http://www.pianetamarte.net/matrice_biogenica_01.htm
http://www.pianetamarte.net/matrice_biogenica_02.htm

sulla annosa querelle della resa cromatica di Marte:
http://www.pianetamarte.net/marte_oggi8.htm

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Fonti:
(riproduzioni fotografiche degradate ed utilizzate a fini educativi- Art.10 Convenzione di Berna)

Per seguire “pianetamarte.net” di ‘Matteo Fagone’:
http://www.pianetamarte.net/
https://www.facebook.com/pianetamarte2

11 domande a Chiara Russotto

A cura di Tiziano Farinacci e Alessandro Novelli

Chiara Russotto, la giovane autrice della tesi/libro “UFO: percezioni, credenze, stereotipi” sugli aspetti psico-sociali del fenomeno UFO, importante analisi che ripercorre studi, spesso trascurati dalla pseudo-ricerca, nonostante contribuiscano a spiegare le manifestazioni ufologiche sin dalla loro nascita.

1) Cosa ti ha spinto ad improntare la tesi di laurea all’Ipotesi psico-sociale sugli UFO e qual era, all’inizio di questa avventura, la tua conoscenza della “Storia Ufologica” in genere?
La scelta di fare una tesi per il mio corso di laurea in Scienze e Tecniche psicologiche, focalizzata sugli aspetti psico-sociali del fenomeno UFO, è stata contemplata a lungo: questa tematica e tutto ciò che gli gravita attorno, difficilmente è considerata “seria” e/o meritevole d’indagine scientifica. Questo accade, a mio avviso, a causa delle innumerevoli speculazioni e produzioni (film, romanzi, programmi TV, pubblicità, fumetti, oggettistica, musica etc.), che hanno conferito a questo tema un carattere “sensazionalistico” e “fantascientifico”. Un’altra causa deriva dal fatto che, almeno nel nostro Paese, in ambito psicologico, non vi siano ricercatori che fanno del fenomeno UFO e delle derivanti implicazioni psico-sociali, il loro oggetto di studio.
A fronte di tutto ciò, è facile immaginare quanto decidere di scrivere una tesi sull’argomento, che potesse avere una valenza scientifica e che potesse essere convincente in ambito accademico, sia stata una scelta ardua e “rischiosa”: se non avessi dimostrato la centralità della psicologia nello studio del problema ufologico, i miei intenti non sarebbero stati compresi e avrei compromesso la mia discussione di laurea.
Dovevo inoltre “creare” una connessione tra psicologia sociale e ufologia, non essendo questa rintracciabile nei convenzionali libri di testo e fronteggiare l’estraneità del mio relatore circa la tematica ufologica.
Proprio per l’alta componente di rischio e difficoltà, è stata una sfida molto stimolante che mi ha spinto a fare un lavoro quanto più minuzioso possibile, nell’esiguo tempo a mia disposizione. Infine, il fatto che grandi della psicologia come Jung e Festinger si fossero occupati dell’argomento, ha costituito per me una spinta motivazionale non indifferente.
Oltre ciò, i fenomeni ufologici hanno sempre suscitato in me molta curiosità fin da piccola: guardavo spesso documentari a tema ma non avevo mai approfondito l’argomento attraverso studi indipendenti. La mia conoscenza sulla “storia ufologica” quindi, prima di scegliere l’argomento della mia tesi, era superficiale e stereotipata. Per questo motivo non è stato semplice scrivere una tesi di questo genere: le mie indagini sono durate più di un anno perché ho dovuto passare al vaio un’enorme mole di file, ricerche scientifiche, tesi e testi, scritti spesso in inglese e francese (forniti sovente dal Cisu – Centro Italiano Studi Ufologici).
L’idea di scrivere una tesi in cui psicologia e ufologia si fondono è nata proprio dalla visione di un documentario (credo del canale “Discovery Channel”), in cui veniva citata l’Ipnosi Regressiva spesso praticata su sedicenti addotti dagli alieni. Da lì l’idea di indagare e capire quanto la psicologia (in particolare l’approccio della psicologia sociale), potesse dare un contributo concreto e scientifico a quest’argomentazione e quali implicazioni sociali e psicologiche potesse avere la questione “UFO” sulla gente.
La scelta d’improntare la tesi sull’Ipotesi psico-sociale sugli UFO, in ultima istanza, nasce dalla voglia di presentare in ambiente accademico qualcosa di nuovo e di poco esplorato soprattutto dal punto di vista psicologico.
Sono stata sempre convinta che la tesi di laurea (anche trattandosi di una laurea a ciclo breve) debba essere un “frutto nuovo”, il risultato della commistione dei diversi strumenti, nozioni e conoscenze acquisite durante il proprio percorso accademico. Non volevo scrivere una tesi su un argomento già studiato ma volevo creare qualcosa di “originale”, diversamente mi sarei terribilmente annoiata! Tutto il resto venne da sé durante le mie indagini.

2) Premettendo che il ‘mondo ufologico italiano’ vede al suo interno la presenza (più o meno costruttiva/invasiva/dissociatamente cognitiva) di realtà (più o meno istituzionali/indipendenti/fuorvianti)… Cosa ti ha portato, a fini consulenziali e recupero documenti, a rivolgerti (a nostro avviso “con successo”) al CISU (Centro Italiano Studi Ufologici), potendo contare sulla preparazione ed onestà intellettuale di esponenti del calibro di Roberto Labanti, Paolo Toselli e Edoardo Russo?
Come dicevo, prima di scrivere la mia tesi, la mia conoscenza sulla storia ufologica era scarna e stereotipata, totalmente estranea invece al panorama ufologico italiano, alle tante associazioni, gruppi, forum su internet e ricercatori indipendenti che studiano (con metodologie più o meno discutibili), la fenomenologia UFO.
La scelta di rivolgermi al CISU non mi è stata consigliata da nessuno. Sono approdata a loro attraverso una ricerca indipendente su internet, che aveva come scopo quello di individuare associazioni o Enti che adottassero una prospettiva scientifica e razionale allo studio del fenomeno ufologico (solo un’associazione così orientata poteva essere utile e consona alla scrittura di una tesi scientificamente fondata).
Inoltre, esplorando il sito, notai che il CISU è un’associazione privata senza fini di lucro, che si autofinanzia e che si oppone all’ufologia “commerciale” e sensazionalistica: cosa che apprezzai molto poiché conforme al mio modo di fare e di pensare. Per di più scoprii che questa associazione aveva seguito altre due tesi di laurea sull’argomento (una di Stefania Genovese, versante filosofico e l’altra di Daniele Parisi, versante sociologico), la mia tesi invece, credo sia la prima a carattere psicologico nel panorama italiano. Questa scoperta instillò spontaneamente in me la sensazione di affidabilità e serietà. Decisi così di mandare una mail al Centro Italiano Studi Ufologici, descrivendo l’idea di proporre al mio relatore una tesi che aveva come oggetto un’analisi psicologica del fenomeno ufologico. Pensai che non avrei mai ricevuto un riscontro. Invece, già il giorno dopo, ricevetti risposta da Edoardo Russo. Quello fu l’inizio di un lungo e proficuo scambio di mail (attualmente attivo), che nel novembre del 2013, portò alla pubblicazione della tesi da parte dell’UPIAR.

3) Quali sono stati i riscontri che hai avuto modo di percepire, in seguito alla pubblicazione della tesi da parte dell’UPIAR, nel variegato mondo telematico?
I riscontri sono stati e continuano ad essere piacevolmente positivi nella maggior parte dei casi. Ho istituito un apposito profilo facebook per avere un rapporto più diretto con chi volesse avere informazioni sul libro o per scambiare opinioni sull’argomento ufologico e non solo. Ed effettivamente la risposta “telematica” è stata veramente ampia: molta gente si è messa in contatto con me tra cui membri del Cisu, del Cun (Centro ufologico Nazionale), scrittori affermati, semplici appassionati e curiosi di qualsiasi “orientamento ufologico”, credenti e scettici. In particolar modo viene considerato “coraggioso” il fatto che una ragazza di 25 anni abbia scelto di improntare la propria tesi di laurea su un argomento così chiaramente “spinoso” e controverso, spesso preso poco sul serio soprattutto in campo accademico.
Nonostante ciò, come credo sia normale, qualche critica è arrivata da chi, purtroppo, si è fatto un’idea superficiale del mio libro senza averlo letto, non capendo così i miei intenti e il mio approccio (spesso relegato a semplice analisi “sociologica”).
Qualche critica è arrivata anche da chi ha letto la mia tesi: appassionati e studiosi del fenomeno, hanno “accusato” il mio libro di non contenere una certa teoria o di non aver dedicato sufficiente spazio ad una trattazione piuttosto che a un’altra. Qualcuno addirittura ha desunto dal mio testo che chi avvista UFO sia gente che soffre di psicopatologie! Invece ho proprio affermato il contrario!
Infine qualcun altro ha creduto che il mio libro fosse stato scritto in realtà da chi mi aveva dato una mano nel recupero delle fonti ossia Russo, Labanti e Toselli… che dire? L’ho preso come un complimento!
Alla luce di ciò, penso sfugga spesso che la mia è una TESI e in quanto tale essa ha dei limiti compositivi, specie trattandosi di una tesi triennale che di solito dovrebbe essere composta di 30/40 pagine “all inclusive”. La mia tesi invece è composta di ben 80 pagine (considerando che ho dovuto sfoltirla spesso sacrificando spunti anch’essi importanti, rinunciando a più di venti pagine). Non era possibile trattare tutto, citare tutti i documenti ufologici esistenti e tutti i ricercatori che hanno dato un contributo: ho dato maggiore credito alle ricerche scientifiche e documenti che più ritenevo importanti e determinanti, che si legavano all’Ipotesi psico-sociale sugli UFO (fulcro d’interesse dell’intera trattazione). Inoltre ho avuto modo di notare che si ha difficoltà a capire che la mia non è una tesi “sociologica” ma “psico-sociale”: tra le due vi è una notevole differenza.

4) Hai accennato ad alcuni fraintendimenti circa il tuo lavoro. Quali sono secondo te quindi i punti forti e gli eventuali punti deboli di ciò che hai scritto?
Volendo individuare un punto debole penso di poter affermare abbastanza tranquillamente che il mio testo non fornisca una risposta esaustiva del rapporto Psicologia/Ufologia: come ho appena spiegato, molto ancora poteva essere scritto ma a causa di limiti compositivi imposti, ho dovuto necessariamente ridimensionare il materiale prodotto.
Per quanto riguarda i punti di forza credo ve ne siano svariati. Ho potuto riconoscerli grazie ai commenti di chi ha avuto modo di leggere il libro.
In particolar modo ho faticato per rendere fruibili a tutti i contenuti espressi soprattutto a chi volesse approcciarsi per la prima volta sia all’ufologia sia alla psicologia. Nello specifico ho cercato di coniugare concetti teorici e pratici in un linguaggio semplice, senza però escludere l’utilizzo di termini “tecnici”, sempre (o quasi), accompagnati dalle dovute spiegazioni. A questo scopo ho adottato una struttura che potesse favorire la comprensione efficace delle variabili psicologiche del fenomeno ufologico, fornendo però in maniera preliminare, conoscenze basilari della nascita dell’ufologia, del significato della parola UFO e come e in quale contesto storico sociale nasce questo fenomeno. Diversamente sarebbe stato difficile per chi non ha una conoscenza ufologica e/o psicologica, capire il senso dell’intero testo. Sarebbe stato un libro tecnico per pochi “eletti”.
In sintesi punti di forza sembrerebbero essere la chiarezza dei contenuti, la semplicità e la fluidità della forma.
Altro aspetto molto apprezzato è l’ampiezza della bibliografia: ho citato svariate ricerche scientifiche principalmente in ambito psicologico, sconosciute alla maggior parte di “curiosi” che spesso si documentano tramite forum o testi ufologici. E’ stato quindi attribuito al mio lavoro, il modesto merito d’insegnare qualcosa di nuovo (sia per quanto riguarda la descrizione delle diverse ipotesi sorte attorno al tema UFO, sia di concetti generali di ufologia e psicologia) e di far luce su alcuni punti grazie all’approccio scientifico adottato.
Altra cosa di cui vado molto fiera è l’aver riadattato concetti cardine della psicologia sociale (per esempio lo stereotipo, l’influenza sociale e la dissonanza cognitiva), in maniera del tutto originale rispetto alla tematica ufologica. Senza voler peccare di presunzione, credo sia difficile trovare un simile riadattamento in un testo italiano.
Infine credo che uno dei pregi maggiori del mio lavoro risieda nella scelta di non essermi schierata e nell’adozione di una prospettiva più oggettiva e scientifica possibile, fornendo l’opportunità al lettore di crearsi liberamente un’idea rispetto a quanto letto senza “induzioni” o influenze implicite di sorta.

5) E’ ormai accertato che l’uomo necessiti periodicamente di credere in qualcosa che vada oltre le sue conoscenze e la sua “realtà “, bisogno che assume le forme più disparate a seconda del periodo storico e del contesto socio-culturale, nonchè del “momento” di vita (es. un tempo si incontravano nei boschi “fate e folletti”, in era ufologica si incontrano “omini verdi” e “alieni grigi”). Quanto la proposta mediatica/pseudo-scientifica, inerente a tali argomenti, continua ad incidere sulla creazione di un vero e proprio fenomeno di massa, da sporadici ed estremizzati bisogni individuali?
Effettivamente esistono diversi programmi TV, libri e documentari che sembrano avere più l’obiettivo d’instillare e fomentare la credenza nei fenomeni paranormali e/o nella veridicità di avvistamenti UFO e storie di abduction aliene, più che fornire un punto di vista neutrale a partire dal quale, il lettore possa fare le sue personali considerazioni senza che il suo pensiero venga in qualche modo influenzato. Sono pochi quei programmi TV, libri o associazioni che riescono ad affrontare lo studio e l’analisi di tali fenomeni senza “schierarsi”: spesso si ha la sensazione di scegliere un “punto di vista” invece veniamo indotti e influenzati a pensarla in un certo modo.
Questa proposta mediatica/pseudo-scientifica di certo, incide notevolmente sui bisogni primordiali dell’uomo, in particolare sul bisogno di credere in qualcosa che sfugge alla nostra comprensione. Spesso si è tentati di credere in un “progetto” troppo ardito perché sia compreso dai “comuni mortali” e sovente ci si arrende a quest’idea, senza ricercare spiegazioni scientifiche o razionali. E’ interessante notare ancora una volta quante analogie vi siano tra le credenze religiose e le credenze nei fenomeni paranormali e in particolare la credenza (quella estremizzata) nell’ esistenza aliena.

6) Come ricordano Grassino e Russo e da te sottolineato e spiegato nel tuo libro, il mito UFO rappresenta un “fenomeno nel fenomeno”. Eppure, parte della ricerca ufologica, sembra davvero non voler prendere in considerazione tali studi. Gran parte della pseudo-ricerca ufologica potrebbe soffrire di “dissonanza cognitiva”, oppure pensi prevalga ignoranza, incopetenza o semplici ma cospicui interessi economici?
La questione non è semplice, credo possano valere tutte le ipotesi possibili: talvolta “dissonanza cognitiva”, talvolta ignoranza o incompetenza e probabilmente (spererei fortemente di no), di interessi economici o chissà cos’altro. Spesso e volentieri si tratta di semplice desiderio di credere in qualcosa che sembra “inspiegabile” e straordinario, fuori dalla nostra portata: la credenza in forme di vita aliene che di tanto in tanto scrutano la nostra Terra e che cercano di comunicare con noi, gode di una forte attrattiva che ammalia gente comune quanto “seri” studiosi. Fortunatamente esistono ricercatori e appassionati dotati di elevata onestà intellettuale che hanno come solo scopo la divulgazione scientifica derivante da ricerche rigorose. Nel panorama italiano, per esempio, il Cisu e Cicap (Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sul Paranormale), secondo me, riflettono bene quest’ultimo tipo di orientamento.

7) Spesso la “paracufologia” attribuisce tout-court credibilità ad un avvistamento/fenomeno anomalo se raccontato da Capi di Stato, Ministri, militari ecc. L’espediente “propagandistico” sembrerebbe funzionare… tuttavia per la psicologia sociale, qualsiasi soggetto può vivere determinate esperienze “vittima” di stereotipi, fuorvianti meccanismi percettivi e psicologici (da te ottimamente riassunti nel testo), oppure i citati ne sono esonerati?
Spesso se un’esperienza straordinaria viene raccontata da Ministri, persone famose, cui si attribuisce una credibilità sopra la media solo perché appaiono in tv, l’effetto non può che essere determinante sull’opinione pubblica (l’effetto di una simile influenza è particolarmente evidente quando a sostenere l’esistenza di certi fenomeni “anomali”, o l’esistenza di forme di vita straordinarie, sono leader religiosi o simili che, come sappiamo, hanno un ascendente notevole sulla gente).
Nondimeno credo che nessuno possa essere immune dall’effetto di meccanismi percettivi (allucinazioni o più spesso illusioni percettive) e meccanismi psicologici: questo perché non siamo “macchine” infallibili, le nostre concezioni, le nostre credenze, il nostro bagaglio culturale e valoriale, l’intero armamentario di disposizioni personali, emozioni, motivazioni, stereotipi socialmente appresi, influiscono su ciò che pensiamo di aver visto/sentito o ciò che pensiamo di ricordare (non è raro che facciamo appello a ricordi che sono in realtà “falsi” ricordi). Quest’influenza opera spesso in maniera inconscia. Il mio lavoro mira a incoraggiare una presa di consapevolezza di tali meccanismi di cui tutti possono essere vittime (compresi politici e sedicenti “esperti in materia”).
E’ evidente che sulla questione ufologica aleggi un alone di mistero, molto deve essere ancora chiarito. Non so se ci sia “qualcosa sotto”, non sono una sostenitrice della Teoria della Cospirazione. Personalmente penso che la scienza (intesa nella sua più ampia accezione), in un momento più o meno prossimo potrà darci le dovute e ulteriori risposte.

8) Spesso la presunta genuinità di un fenomeno è direttamente proporzionale al numero di persone che dicono di averlo visto/vissuto, così come discriminante è che soggetti vivano esperienze simili sia pur in contesti storico-sociali e culturali differenti ed indipendenti. Qual’è il tuo punto di vista in merito?
E’ indubbio che, quando un fenomeno come un avvistamento di un presunto velivolo alieno, viene riportato da diverse persone, specie se appartenenti a contesti culturali e storico-sociali differenti, la tentazione di attribuirgli una valenza e una veridicità, è forte.
In particolare vi è la tendenza a pensare che più testimoni hanno “visto” la stessa cosa, più siano affidabili di chi era solo al momento di un avvistamento. La maggior parte dei casi IFO (Oggetti Volanti Identificati) però, riguardano proprio un gruppo di testimoni. Perché questo accade? Spesso i responsabili sono proprio gli effetti dell’Influenza Sociale (ampiamente descritti nel terzo capitolo del mio libro).
Per tale motivo penso che queste testimonianze debbano essere analizzate caso per caso, attraverso un metodo rigoroso e che la prospettiva psicologica possa dare un contributo importante in tali indagini. Di fatto molte ricerche riportate all’interno del mio testo, sono ricerche di psicologi clinici prevalentemente americani come Richard McNally e Susan Clancy che hanno dato un notevole contributo allo studio del fenomeno ufologico. Perché in Italia non avviene lo stesso? Perché c’è ancora difficoltà nel prendere sul serio la fenomenologia ufologica quando, a mio avviso, le implicazioni psicologiche e soprattutto psico-sociali, sono abbastanza evidenti anche nel nostro Paese? Chiaramente il fatto che il “fenomeno” si sia originato negli Stati Uniti risponde in parte a questi quesiti.
Credo che il modo migliore di padroneggiare ciò che non conosciamo/capiamo (ancora?), sia quello di far appello alle diverse discipline scientifiche di cui disponiamo, psicologia compresa. Ulteriore strumento è l’esercizio del proprio pensiero critico che ritengo essere la “bussola” in tutte le cose della nostra vita.

9) Nell’approccio psicosociale parrebbe molto rilevante conoscere la condizione psicologica preesistente e la predisposizione a vivere fatti “anomali” di taluni individui. Spesso tale aspetto, risulta sconosciuto, non indagato o sottaciuto… ritieni che debba intervenire a supporto della “ricerca” ufologica una figura di formazione psicologica?
Indubbiamente credo che un “esperto della mente” (psicologo/neurologo/neuropsicologo), possa dare un contributo assai rilevante in un’indagine di questo tipo. In particolare penso che una figura del genere, possa essere maggiormente in grado di “controllare” l’influenza e il condizionamento su questi individui (che come si può immaginare, sono fortemente suggestionabili nella maggior parte dei casi). Inoltre penso che Egli possa essere maggiormente consapevole degli innumerevoli fattori psicologici e sociali (descritti ampiamente nel mio libro), di cui può essere vittima un individuo che ha assistito/subìto/vissuto fatti anomali. Inoltre una figura con una qualificata formazione psicologica, potrebbe essere utile nella ricerca o esclusione di psicopatologie (anche se solo una piccola percentuale dei soggetti in questione ne soffrono), o di anomalie neurali (in questo caso mi sembra utile ricordare il contributo di Michael Persinger, psicologo e neurologo americano che ha formulato l’Ipotesi dei Campi Magnetici e che fornisce un’ interessante punto di vista da cui guardare la fenomenologia degli avvistamenti UFO). Oltre ciò, credo che “esperti della mente” possano dare un contributo importante anche nel rintracciare le caratteristiche di personalità e la predisposizione di alcuni individui a vivere esperienze “anomale” per tracciare un “profilo psicologico” del “testimone tipo” così da facilitare le operazioni d’indagine delle testimonianze. Come mi sono ritrovata spesso a ribadire, la psicologia è una scienza, contrariamente all’ufologia, quindi un apporto della prima nella seconda non può che essere arricchente oltre che auspicabile.

10) Solitamente, in caso di fenomeni di “Abduction” (presunti rapimenti alieni), ci sia avvale dell’ipnosi regressiva per avvalorare/costruire il caso. Cosa pensi dell’ipnosi regressiva?
La regressione ipnotica (una tecnica mediante la quale uno psicanalista più o meno qualificato, cerca di far rivivere a una persona in trance situazioni appartenenti al suo passato facendola retrocedere nel tempo), non è stata riconosciuta come pratica valida dalla comunità scientifica. Su di essa vi sono pareri contrastanti, in particolare sembrerebbe che sia una tecnica poco affidabile data l’alta possibilità d’influenza dell’operatore sul paziente. Personalmente, dopo aver indagato, ritengo che non sia una tecnica attendibile: spesso è capitato che i terapeuti, volontariamente o meno, influenzassero i soggetti ipnotizzati e proiettassero le loro credenze sul paziente, inducendo la rievocazione di falsi ricordi probabilmente a causa dello stato di forte suggestione durante la trance indotta dall’ipnosi regressiva.
Alla luce di tutto questo sembra ancora più chiaro, quanto la nostra mente sia suggestionabile e “plastica” sotto le influenze esterne e che per indagare i presunti casi di abduction bisognerebbe avvalersi di tecniche più “affidabili” dal punto di vista empirico.

11) Ringraziandoti per la disponibilità concessaci, ci saranno ulteriori sviluppi nei tuoi studi relativamente al fenomeno ufologico?
Ho diverse idee che mi piacerebbe realizzare in futuro e svariati aspetti che avrei voluto approfondire nel periodo della stesura della tesi ma che, per motivi di spazio e tempo, non ho potuto sviluppare. L’argomento è sicuramente molto stimolante e ampio e ancora su molte cose si potrebbe far chiarezza e ricerca. Ultimamente i miei studi universitari stanno vertendo più sulle neuroscienze cognitive e sulla neuropsicologia, una “nuova” frontiera molto interessante che apre infinite possibilità e crea nuovi quesiti a cui rispondere. Magari in futuro mi servirò di questi studi per indagare il fenomeno ufologico da un altro punto di vista.

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Fonti:
(riproduzioni fotografiche degradate ed utilizzate a fini educativi- Art.10 Convenzione di Berna)

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9 domande a Leonardo Dragoni

A cura di Alessandro Novelli e Tiziano Farinacci

Leonardo Dragoni è tra i maggiori esperti italiani in materia ‘Cerchi nel grano‘ e autore di serie ed importanti pubblicazioni sull’argomento.

Il suo ultimo lavoro “STORIA DEI CERCHI NEL GRANO. LE ORIGINI” è il primo a ripercorrere la nascita e l’evoluzione del fenomeno a livello internazionale, con una seria ricerca delle fonti, anche di difficile reperibilità.

1) Nella tua precedente pubblicazione editoriale (“La Verità sui Cerchi nel Grano. Tesi e confutazioni di un fenomeno discutibile“) approfondivi le indagini che nell’ultimo ventennio avevano stimolato il dibattito culturale sui cerchi nel grano (crop circles, agroglifi, pittogrammi).
Con “Storia dei Cerchi nel Grano. Le origini”, racconti con rigore e oggettività il corso degli eventi, fin dagli albori.
La domanda è d’obbligo: come nasce la tua passione per il fenomeno dei crop circles?
Nasce circa quindici anni fa.
Onestamente non ricordo il momento esatto in cui è successo, o l’episodio specifico che ha fatto sorgere in me questa passione. Forse non c’è un preciso evento o momento scatenante. Per indole sono sempre stato attratto da cose misteriose, arcane. I cerchi nel grano mi intrigavano e mi intrigano moltissimo, perché tra tutti i misteri erano e sono per me i più contemporanei e i più accessibili.
Si verificano ogni anno ovunque, anche a pochi chilometri da casa mia. Posso studiarli sui libri e poi andarli a visitare di persona. Vederli in foto e poi entrarci dentro, perfino portarmi qualche spiga a casa, come souvenir. Di quanti misteri potrebbe dirsi la stessa cosa
Inoltre quella dei crop circles per me è sempre stata un’attrazione emotiva, istintiva. Quando li vedo, difficilmente riesco a non emozionarmi, anche oggi che sono certo si tratti semplicemente del risultato di una forma d’arte umana (quindici anni fa non ero esattamente di questa opinione).

2) Perché i cerchi nel grano sarebbero dovuti essere opera di forme di vita extraterrestre? Quale l’anello di congiunzione?
L’anello di congiunzione tra cerchi nel grano e vita extraterrestre credo che si debba rinvenire principalmente nel desiderio stesso e nella speranza stessa di una moltitudine di persone, di ogni età, etnia, cultura, ceto economico e sociale. Desiderio e speranza (per tanto rispettabili) che queste forme geometriche impresse sul terreno siano o possano essere opera di una forma di intelligenza superiore o aliena. Desiderio e speranza cavalcate (poco responsabilmente) da molti media. Desiderio e speranza che purtroppo non coincidono con la verità ma anzi ci hanno allontanato da quest’ultima, hanno condizionato e fuorviato il pensiero, alimentato illusioni, prodotto favole e mistificazioni.
Ricorrere a spiegazioni esotiche o aliene per spiegare questi pittogrammi, perfino  ove avvenga con argomenti ingenui e assolvibili come quelli del desiderio e della speranza, ha di fatto significato nutrire la Dea della superficialità, del pressapochismo e del sensazionalismo. Si, perché chiunque si fosse davvero preso la briga di studiare il fenomeno in modo serio, con dovizia di particolari e con spirito critico, sarebbe certamente uscito dal circolo vizioso in cui l’ignoranza (intesa come mancanza di conoscenza) vuol continuare a costringerlo.

3) Nutri ancora qualche dubbio sulla natura terrena dei cerchi? Se così fosse, quali sono stati i casi che più hanno messo a dura prova la tua razionalità?
Mi è capitato di dover studiare o prendere in esame alcuni casi particolari, insoliti, apparentemente inspiegabili, o di difficile comprensione e interpretazione. In genere non sono quelli che i sedicenti esperti né la comunità dei cosiddetti believers (coloro che simpatizzano per una spiegazione esotica, extra-terrestre, irrazionale o comunque credono alla natura misteriosa del fenomeno) reputa importanti, bensì altri casi minori spesso anche ignoti al grande pubblico. Cioè si tratta di alcuni casi in cui sono state rinvenute delle anomalie a cui non è sempre stato possibile dare una spiegazione certa. Anche qui non mi riferisco alle numerose presunte anomalie che i sedicenti esperti o i cosiddetti believers reputano importanti, ma ad altre per lo più ignote al grande pubblico. Ad esempio la presenza di un esemplare di pianta eretta e integra nel mezzo di una piantagione allettata; oppure questioni tecniche come la presenza di alcune deformazioni a tortiglione di alcuni peduncoli, o una apparentemente anomala espansione cellulare della brattea ecc. Si è trattato comunque di casi sporadici e isolati, che quindi non rappresentano una caratteristica del fenomeno, bensì una sua eccezione.
Inoltre il fatto che sia complesso trovare una spiegazione scientifica certa (ci sono comunque delle ipotesi plausibili e verosimili), non può in alcun modo significare che la spiegazione debba essere di tipo extraterrestre o aliena (per la quale non ci sono neppure ipotesi vagamente plausibili).

4) Leggendo il tuo libro, quindi analizzando in modo serio fatti e contesti nei quali il fenomeno ha assunto le attuali proporzioni, risulta chiara la mistificazione perpetuata dagli storici ricercatori/monopolizzatori. A parer tuo, il movente è stato quello meramente economico o c’è dell’altro?
Distinguerei nettamente tra storici e ricercatori, e poi tra questi ultimi e pseudo ricercatori.
Se si eccettua forse Paul Fuller (che però scriveva come parte in causa e testimone contemporaneo degli eventi), storici di questo fenomeno, nel senso letterale del termine, non ce ne sono stati, e non ce ne sono. Anche per questo ho deciso di provare a scrivere la “Storia dei cerchi nel grano”. Storia appunto, quindi empirica, fattuale, analitica e sistematica. Spero che possa essere un punto di partenza per futuri storici, se ci saranno. Ricercatori invece ce ne sono stati e ce ne sono, ma pochi hanno provato ad approfondire la conoscenza di questo fenomeno affidandosi a quella cosa strana a cui l’uomo si affida quando deve sviluppare le proprie conoscenze e far progredire l’umanità: la scienza. Ben più affollato, vasto e frammentato, è sempre stato ed è l’universo degli pseudo ricercatori, che purtroppo con la complicità del circo mediatico sono spesso assurti al ruolo di opinion-makers, nonostante la grande parte di loro non conoscano neppure l’argomento sul quale pontificano.
Costoro in genere propongono false piste, idee bizzarre e strampalate, teorie e ipotesi infondate, acrobazie e salti nel buio, costringendo i ricercatori (quelli seri) a dover perdere del tempo per confutare i loro vaneggiamenti.

Riguardo il movente economico credo si possa dire che in alcuni casi e in certa misura è stato un elemento di consistenza innegabile. Tuttavia vorrei evitare generalizzazioni. Per dare una risposta puntuale dovremmo fare dei distinguo e degli approfondimenti caso per caso. In assenza dei quali, temo che ridurre tutto al movente economico rischi di essere una semplificazione dozzinale e fuorviante.

5) Al peggio non c’è mai fine. Attualmente esistono pseudo ricercatori che attribuiscono la natura di messaggi cristico/mariani ai cerchi o crop circles. Tali deliri (o almeno visti come tali da persone dotate di onestà intellettuale) sembrano attecchire con una certa facilità su una massa non indifferente di persone. Come replicheresti a costoro?
Figurati che io sono anche tendenzialmente ateo, e sulla storia di Cristo, di Maria, e del cristianesimo, ho delle remore ad accettare la versione riconosciuta e accreditata come autentica. Quindi sarei in difficoltà se dovessi replicare a questi pseudo ricercatori di cui tu parli. Fortunatamente non devo farlo.

Inoltre ho provato a documentarmi sulla cosiddetta “Coscienza cristica”, su questi “livelli di consapevolezza” al cui ultimo gradino – se non capisco male – si troverebbe l’Amore assoluto. Ho capito che ci sono dei legami con il concetto olistico del mondo e con quello di “Gaia” il pianeta che vive. Ho capito che c’è della filosofia, ma in tutta onestà – senza voler fare alcuna ironia – non riesco a comprenderne il senso, e non mi pare possa esserci alcune legame (se non estremamente fantasioso e artefatto) con i crop circles. Banalmente, per confutare ipotesi di questo genere, credo che basterebbe evidenziare che non esiste neanche una semplice prova o dimostrazione logica o semplicemente empirica che i cerchi nel grano abbiano nulla a che vedere con questo genere di cose, mentre esistono numerose dimostrazioni pratiche e scientifiche che spiegano diversamente la natura dei crop circles. Però ripeto, avrei difficoltà, come ho difficoltà a parlare di religione con chi, ad un certo momento della discussione, ti dice che con la sola logica e razionalità non si può capire un evento superiore e trascendente, o non si può capire non avendo il dono della fede. Personalmente questo dono non ce l’ho, e non so cosa rispondere ad argomentazioni del genere. Le accetto, ne prendo atto, senza condividere. Per voler usare una metafora facendo una battuta, che come tale spero non offenda nessuno, direi che è complicato spiegare che gli asini non volano, a qualcuno che vede gli asini volare.

6) Gli autori di riviste spazzatura, dediti a proporre misteri ormai svelati, continuano a propinare le cosiddette “anomalie” come discriminanti tra cerchi autentici e cerchi falsi. Illuminaci sulle presunte anomalie e se ritieni ce ne siano di non spiegate…
La distinzione tra cerchi autentici e cerchi falsi è un concetto molto aleatorio, che andrebbe prima o poi spiegato. Io continuo a dire che tutti i cerchi sono autentici (come opere di land-art), perché tutti i cerchi sono falsi (cioè non realizzati da intelligenze diverse da quella umana). Secondo invece i believers, ci sono cerchi autentici (alieni, o comunque misteriosi e inspiegabili) e cerchi falsi (umani). I primi si distinguerebbero dai secondi perché presenterebbero tutta una serie di anomalie. L’elenco di queste anomalie (allungamento dei nodi apicali, mosche morte, esplosione dei nodi dette cavità di espulsione, germinazione insolita, campo magnetico alterato, ecc.) è in continua espansione, poiché di volta in volta se ne scoprono o inventano di nuove. Sebbene queste anomalie vengano ciclicamente avvalorate da vari mass media, da alcuni pseudo ricercatori e da una mediocre quanto vasta letteratura, alla prova dei fatti si sono dimostrate essere il frutto di ignoranza, analisi superficiali o inesatte, interpretazioni capziose,  mistificazioni, e così via.

Per confutare seriamente molte di queste presunte anomalie (che a ben vedere tali non sono) ho impiegato credo quasi un centinaio di pagine nel mio primo libro. Come fare per risponderti in poche righe? Facciamo un solo esempio, brutalizzando e schematizzando molto i concetti. Diciamo allora che alcuni sostengono la seguente sequenza di affermazioni-deduzioni: 1) nei cerchi nel grano alcuni nodi delle spighe risultano fortemente allungati, a volte gonfi o esplosi 2) questa è la prova che le spighe sono state sottoposte a una forma di calore, perché quest’ultimo fa bollire l’acqua interna agli steli  e aumenta la pressione interna, al punto che i nodi si allungano e  a volte esplodono, generando quelle che sono dette “cavità di espulsione”, perché di li viene espulsa l’acqua, che altrimenti non avrebbe trovato una sfogo 3) questo calore viene generato da invisibili microonde, come dimostra anche l’esperimento di inserire una spiga in un forno a microonde e osservarne i mutamenti 4) considerata la forma geometrica, la dimensione del pittogramma e il breve tempo necessario per crearlo, si deve ritenere che questa imposizione di calore/microonde provenga dall’alto, da una intelligenza superiore (aliena).

Questa sequenza viene presentata in modo più suggestivo di quanto abbia potuto fare io in poche righe, e viene avvalorata da altri elementi di contorno, da dichiarazioni di pseudo scienziati e pseudo ricercatori, da filmati accattivanti (magari falsi, perché no, come quello delle sfere di luce di Oliver Castle). A quel punto diviene quasi secondario il fatto che:

1) i nodi delle nostre spighe risultano allungati perché una pianta che subisce un trauma come può essere l’allettamento (schiacciamento a terra, anche meccanico, con una tavola di legno), ginocchierà, e reagirà tentando di risollevarsi verso la luce. Per fare questo utilizzerà le proprie articolazioni, cioè i nodi. I quali potrebbero essere troppo danneggiati, o senescenti, e quindi potrebbero rompersi. In agronomia tutto ciò è noto, si chiama ginocchiatura, fototropismo e gravitropismo, e la misteriosa “cavità di espulsione” si chiama semplicemente rottura. Non c’è davvero niente di misterioso
2) Se fosse stato invece il calore a far bollire i liquidi all’interno degli steli, dovremmo almeno ricordarci dei nostri studi alle scuole elementari, durante i quali qualcuno deve averci insegnato che l’acqua bolle a cento gradi celsius. A quella temperatura non si spiegherebbe come mai l’intera piantagione non sia morta, incenerita, e neppure si spiegherebbe come mai il resto della coltivazione al di fuori del cerchio non sia stato neppure lontanamente interessato da questo misteriosa e potentissima fonte di calore
3) chi sostiene la faccenda dell’irraggiamento di microonde non ha evidentemente mai messo una spiga dentro un forno a microonde per osservarne gli effetti: lo stelo avvizzisce, annerisce, si brucia, scoppietta, fa di tutto, secondo il tipo di pianta e le impostazioni di temperatura e minutaggio che decidiamo di settare nel forno, ma praticamente in nessun caso produce le “anomalie” tipiche degli steli dei crop circles
4) proprio la forma geometrica e simbolica appartenente alla nostra cultura, e il fatto che negli anni questi cerchi siano divenuti sempre più grandi, belli, articolati e complessi, testimonia una volta di più che si tratta semmai di un artefatto umano, cosa per altro dimostrata in centinaia di modi e in centinaia di occasioni, con centinaia di varianti, anche di fronte a telecamere e notai. Non si comprende invece in base a quale logica o ratio dovrebbe trattarsi di opere di manifattura aliena.
La vera anomalia inspiegata, e per me inspiegabile, continua ad essere la seguente: come mai le riviste o le trasmissioni “spazzatura” – per usare la tua definizione – hanno un seguito maggiore o vendono più di quelle serie o scientifiche? Ma questo è un problema antropologico, sociologico e culturale, non attiene più ai cerchi nel grano.

7) Al fine di approfondire gli aspetti rimasti senza una spiegazione ragionevole, in tema di cerchi nel grano: qual è il tuo pensiero, relativamente alle contraddizioni espresse da Bower nel dichiarare (a più riprese) di aver intrapreso per burla (nel ‘78) la creazione di cerchi nel grano, per poi riferire invece – in un secondo momento – di aver iniziato nel 1975 perché “qualcosa là fuori” gli diceva di farlo?
Douglas Bower e David Chorley, a beneficio di chi non lo sapesse, all’epoca dei fatti erano due pensionati ex artisti di Southampton che dissero (e in gran parte dimostrarono) di essere gli inventori del fenomeno dei cerchi nel grano, e i realizzatori materiali di moltissimi crop circles apparsi nelle campagne inglesi dalle origini (1975-1978 appunto) fino al 1991, anno in cui la loro storia divenne di pubblico dominio grazie ad un famoso articolo sul quotidiano “Today”.

Ciò detto, non saprei dire con assoluta certezza perché modificarono la loro posizione riguardo la data iniziale della loro attività. È uno degli aspetti controversi della storia di Bower e Chorley. Io ho una mia idea personale, e cioè che i due si fossero resi conto, ad un certo punto, che esistevano dei casi precedenti al 1978. Quindi ebbero paura di perdere la genitorialità del fenomeno. Allora retrodatarono l’origine di due anni. Poi, per stare più sicuri, la retrodatarono di un ulteriore anno.

Esiste anche la possibilità, come racconto in un paragrafo del mio ultimo libro, che la vera origine del fenomeno dei cerchi nel grano debba retrodatarsi di una decina di anni, quindi spostarsi attorno alla metà degli anni Sessanta, non in Inghilterra bensì in Australia (dove per altro Bower visse dal 1958 al 1966, prendendo ispirazione).

Bower e Chorley – come hanno ampiamente dimostrato – possono e debbono essere comunque considerati i padri di questo fenomeno. Furono loro a connotarne le caratteristiche salienti e a renderlo un mistero di massa, attraverso la pervicace realizzazione di pittogrammi che – per l’epoca in cui venivano realizzati – non erano affatto così tecnicamente e artisticamente malvagi come qualche detrattore vuol farci credere.

8) Oggi viviamo nella società (anche) dell’informazione “a tutti i costi”, che produce frequentemente e inevitabilmente una certa dose di disinformazione. Quali ritieni siano i bacini informativi, in materia di crop circles, meritevoli di fedeltà da parte di quell’utenza che desideri nutrirsi di verità piuttosto che di fantasia?
In genere le buone informazioni bisogna un po’ andarsele a cercare scavando al di sotto della superficie, o della crosta. A patto di non fermarsi alle apparenze, ritengo ci sia un modesto numero di ottimi bacini informativi. La maggior parte si trovano in Inghilterra. Consiglio a tutti di andare a leggere Paul Fuller e i suoi libri, e anche il periodico da lui edito in quegli anni, intitolato “The Crop Watcher”, autentica miniera di informazioni di prima mano, pregiate e di qualità. Purtroppo non è mai stato tradotto, ed è difficilmente reperibile, anche se alcune copie si riescono a trovare online.
Ho tentato invano di contattare Fuller, perché vorrei rendere più fruibile e consultabile il suo materiale.

Anche in Italia abbiamo avuto ottimi studiosi di questo fenomeno, come  Margherita Campaniolo e soprattutto Francesco Grassi, che devo ringraziare anche per aver scritto la prefazione al mio ultimo libro. Grassi, tra le altre cose, ha prodotto un importantissimo documento scientifico che nel 2005 ha dimostrato l’inconsistenza della precedente letteratura, anche quella a torto considerata scientifica (ad esempio alcune pubblicazioni di Levengood e di Haselhoff). Quella fu una tappa importante che ricondusse le cose nel loro alveo naturale, in un momento in cui si correva il rischio di lasciarsi trascinare dall’euforia per un fenomeno ancora poco conosciuto e già troppo mistificato.

Ci sono anche molte altre fonti meritevoli di credito e di attenzione, un po’ in tutto il mondo. Nel mio libro, che ripercorre e approfondisce le vicende storiche del fenomeno, ne cito moltissime.

Infine vorrei dire che anche le fonti meno autorevoli, o più fantasiose, se valutate per quello che sono e per quello che possono offrire, hanno la loro utilità. Un po’ come un documento falso, che è pur sempre un documento. Dietro la sua creazione c’è un falsario con uno scopo e un movente, la cui comprensione ci racconta una storia tutt’altro che inutile e tutt’altro che falsa.

9) Ti ringraziamo per la disponibilità e ti auguriamo il meglio Leonardo. Nuovi progetti per il futuro?
Al momento sono impegnato a studiare e a scrivere su tutt’altro argomento, ma di certo continuerò a occuparmi di misteri (veri e falsi) e di cerchi nel grano, anche tramite il mio sito cropfiles.it
Grazie a voi delle domande, le cui risposte spero possano contribuire a fare un po’ di luce su questo fenomeno, ancora tanto equivocato e incompreso. Ma sempre emozionante.

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Fonti:
(riproduzioni fotografiche degradate ed utilizzate a fini educativi- Art.10 Convenzione di Berna)

Per acquistare “Storia dei Cerchi nel Grano. Le origini” di ‘Leonardo Dragoni’ on-line clicca qui

10 domande a Maria Morganti

“La Corona”, i video extra-continentali e le contraddizioni…
di Tiziano Farinacci e Ilaria Alessandro

Maria Morganti, Presidentessa dell’Associazione “La Corona”.
Gli abbiamo chiesto di illustrarci la natura del Suo impegno, nel dettaglio delle attività di ricerca svolte e di sciogliere, “forse” inutilmente, dei nodi-rivelatori contradditori capaci di dividere a metà lo scenario dell’analisi in ambito ufologico.
Al lettore la maestà decisionale di valutare e farsi un opinione al riguardo.

1 – Come nasce l’Associazione “La Corona”, su quali principi si ispira e a quali scopi è finalizzata?
“Mi presento: sono Maria Morganti, e sono stata contattata da Creature provenienti da mondi lontani, e questo avviene da circa 36 anni. La Fondazione “La Corona” è stata una mia idea, poiché avendo conseguito tante conoscenze in vari settori, ad un certo punto, mi è sembrato giusto poterle rendere note a tutti, e così nacque questa Associazione. Io sono la presidente, Luciano Gasparini è vice presidente, ed abbiamo un piccolo gruppo molto affiatato. Il fondamento principale di essa si basa sulla conoscenza di se stessi, per essere di aiuto al nostro prossimo, mentre, passo dopo passo, si arriva a comprendere “perché siamo così”, ed a conoscere le realtà per cui viviamo”.

2 – Come è stata accolta dall’opinione pubblica la presenza di questa associazione sul territorio e quali riscontri pratici ha avuto? Qual è stata la percentuale di adesione? E’ rimasta costante nel tempo?
“Posso ritenermi fortunata dei risultati conseguiti; alcune persone che hanno frequentato l’Associazione, (che è giustamente aperta a tutti), non appena hanno compreso i valori della propria ricerca personale, si sono poi dirette verso altre direzioni, mentre altre hanno proseguito con noi il cammino, ed è giusto che sia così. Perché ognuno è libero di venire, di andare e poi rivenire. Per quanto riguarda i riscontri pratici ne abbiamo avuti molti; abbiamo assistito ad aperture nel cuore e nella mente molto profonde da parte di coloro che volevano conoscere per migliorare se stessi. Comunque non c’è una percentuale fissa di adesione al gruppo, perché essa è in stretta correlazione con i temi trattati, ed a seconda di come e quanto essi vengono sviluppati nel tempo. Come associati, al momento, siamo una ventina di persone”.

 

 

 

 

 

 


3 – Con quali aspettative le persone hanno aderito a tale associazione e qual è stato l’iter di procedura che “La Corona” segue per far fronte alle richieste?

“Di solito è la curiosità che prevale ma anche puri scambi di opinione. L’iter di procedura consiste in impegni alquanto singolari, come la visione di filmati, l’ascolto di relazioni tenute in conferenze, e la lettura di qualche nostra pubblicazione. Portiamo la conoscenza con il ricercatore Luciano Gasparini. Le nostre esperienze dirette le abbiamo ottenute recandoci in Messico ed in Egitto, seguendo indicazioni e nozioni rivelatemi da tempo, da queste Creature di mondi lontani. Grazie a loro, ho potuto avere attestazioni veritiere, come ad esempio, la presenza di acqua in vari pianeti come Marte e Giove. Tra l’altro Marte è il pianeta che offrirà molti dati interessanti alla scienza, e riguardo ciò che mi è stato riferito su di esso, ne ho avuto delle conferme da astrofisici e scienziati. Inoltre abbiamo un archivio di queste rivelazioni prima dell’era prediluviana e oltre. Tutti noi della Corona speriamo un giorno di portarle complessivamente a conoscenza di tutti”.

4 – Come è nata la collaborazione tra Lei e Luciano Gasparini?
La collaborazione con Luciano Gasparini, ebbe inizio dopo un paio di anni che aveva frequentato “La Corona”: siamo intorno agli anni 1992/93. In seguito, Luciano si interessò di varie tematiche, soprattutto riguardo i Cerchi nel Grano. In seguito, poiché “ricevevo” e ricevo ancora oggi nozioni di varia natura, per poterle divulgare, entrambi svolgemmo un grosso lavoro di volantinaggio in vari convegni, conferenze e simposi. Questo ci diede la possibilità nel frattempo di conoscere persone interessate alle mie ricerche. Dopo vari anni di duro lavoro, perché il contattiamo viene poco considerato, (ma comunque io rispetto ogni singola opinione), conoscemmo il dott. Alfredo Lissoni, che ci aiutò e ci aiuta tuttora molto, affiancandoci, in una collaborazione coronata da grande stima e amicizia”.

5 – Entrando nello specifico, Lei dice “[…] sono stata contattata da Creature provenienti da mondi lontani, e questo avviene da circa 36 anni […]”. Potrebbe descriverci il suo primo contatto?
“Il mio primo contatto telepatico è avvenuto all’età di 16 anni. Fu una cosa meravigliosa; una Creatura mi diceva delle cose che poi io, con il trascorrere degli anni ho potuto comprendere, acquisendo in merito ad esse, anche delle risposte. Questa entità è divenuta la mia Guida Spirituale: si chiama Emanuele, e bisogna sapere che ciascuno di noi ne possiede una. Invece nel 1981 il primo contatto extraterrestre fu con Urnionice III°, durante la serata del Redentore, (una festa tipica del Veneziano); vi era comunque una netta e completa differenza sia nel linguaggio che nei concetti tra queste due Energie. Poi fu la volta di Neuronice e di varie altre Creature di mondi lontani… Solitamente sono contattata da più di una, e ognuno di esse ha la propria “forma”, un proprio modo di “dialogare”, una propria identità. Nel prossimo libro che uscirà, edito dalle Edizioni Anima di Milano, ho riportato tutte le sequenze di queste Creature e di tutta la mia “storia”, che cominciò quando avevo appena 7 anni di età”.

6 – Il contatto con queste “[…] Creature di mondi lontani […]” è avvenuto soltanto a livello celebrale o c’è stata un’interazione visivo/fisica? E ad oggi, le modalità di contatto con queste “presunte” creature extraterrestri hanno subito delle variazioni?
“C’è stata un’interazione visiva e tattile solamente una volta; in quel caso fui avvicinata da tre Creature, che, con il loro veicolo formato di una energia compatta si trasformavano adeguandosi alla mia, oppure, alla loro, in occorrenza. Anche tutti questi particolari usciranno nel libro che ho citato nella risposta precedente. Per quanto mi riguarda, non c’è alcuna variazione in me, come contattata: piuttosto la differenza più evidente è nella quantità e diversità di informazioni che non sono nella mia conoscenza e nella durata del dialogo”.

7 – Ci descriva i viaggi in Messico e in Egitto, illustrandoci le fasi salienti che l’hanno portata all’acquisizione delle “attestazioni veritiere” da Lei assunte come “conferme” a quanto “rivelatoLe” nei contatti.

“Nel 2001 ricevetti una “soffiata cosmica” da Neuronice che mi disse: “Quando potrai e se lo vorrai, recatevi in Messico, presso una zona limitrofa a Tepotzlan, in una piana ad Amatlan. Vedrete qualcosa che potrà avere dell’incredibile, e questo documento aprirà il cuore alle persone per una nuova conoscenza”. Nel 2003, assieme al ricercatore Luciano Gasparini, una guida del posto ed una biologa, (di cui non faremo menzione, per rispetto delle sue volontà), vedemmo dei Corpi di Luce in una piana ad Amatlan, in Messico. Erano precisamente sei Globi di Luce, ma il ricercatore Luciano Gasparini riuscì a riprenderne contemporaneamente solamente tre, e precisamente quelli di fronte, essendo gli altri tre alle nostre spalle. L’intero filmato realizzato, che ci portò e ci porta tuttora molte soddisfazioni, ha la durata complessiva di circa 37 minuti, è stato anche periziato dal C.U.N. Riguardo a queste Creature vidi in esse delle metamorfosi di volti, di colori, e pulsazioni; esse sono composte da plasma, ed è come se fossero l’espressione di un piccolo condensato della Mente Universale. Poco dopo, dal ritorno dal Messico, ebbi ancora una richiesta per un luogo diverso, l’Egitto, e questo viaggio fu possibile nel maggio del 2005. Perché c’è stata credibilità? Siamo stati invitati da Giancarlo Magalli alla trasmissione in onda su Rai 2 a Piazza Grande nel marzo del 2005, nella quale presentammo il filmato, e, congedandoci, nel ringraziare la Rai, dissi che dovevamo andare in Egitto e che se il nostro nuovo “appuntamento” avesse dato dei risultati, sarebbe stata poi nostra cura avvertirli. E così è stato; in Egitto le problematiche furono molteplici, ma avvenne un “contatto”. In quella occasionefu anche possibile per pochi minuti filmarlo e mi fu rivelata una storia molto profonda che comprende anche il segreto della Grande Piramide di Keope. Dopo di ciò così venimmo nuovamente invitati in RAI, per mostrare ciò che avevo dichiarato mesi prima. Così questo “contatto” avvenuto in Egitto fu trasmesso in diretta il 18 gennaio 2006. Ora, il primo filmato, per molti è stato casuale, creato forse dalla mia fantasia, ma la seconda volta, avendolo preannunciato mesi prima davanti a milioni di telespettatori, ha dimostrato che non poteva essere un caso, creando così un presupposto tangibile e indiscutibile. A giugno 2006 usciranno le nostre due nuove pubblicazioni, edite dalle Edizioni Anima di Milano, delle quali, la prima tratterà della mia completa esperienza come contattata, mentre nella seconda verrà approfondita questa nuova conoscenza del “contatto” con queste “Entità” di Luce, insieme ad una nuova decodifica per una lettura interpretativa semplice e molto dettagliata dei Cerchi nel Grano a cura del ricercatore Luciano Gasparini”.

8 – Ci illustri il Suo pensiero riguardo il fenomeno dei Cerchi nel grano o Crop Circle.
“Si tratta di Simbologie, esprimenti di un linguaggio che l’uomo non sa ancora cogliere. In vari di questi Simboli c’è una linea che rivela un’opera realizzata da una Mente Superiore”.

 

 

 

 

 

 


9 – Approfondendo l’argomento Crop Circle.
Secondo quanto affermato dall’archetipo Rhaam 6° nelle Sue pubblicazioni: “[…] Questi segni, questi simboli cosmici, fatti da esseri di altri pianeti, sono forme intelligenti che come ultima speranza danno al mondo intero, all’uomo la possibilità di capire il senso giusto delle cose, e che tutta l’umanità venga convogliata nel rivolo giusto, a seconda della vostra struttura, materia, energia […]”, alla luce dei riscontri che vedono alcuni dei cerchi nel grano, da Lei interpretati simbolicamente (“Gli Archetipi raccontano”, Il mistero dei cerchi nel grano – M.I.R. edizioni), come prodotto di fattura umana a scopo squisitamente pubblicitario (ad esempio la grande “H” del canale satellitare History Channel), come dobbiamo interpretare noi quella che parrebbe essere una contraddizione? Come una mancata verità propinataci da “[…] Creature provenienti da mondi lontani […] o come una Sua errata interpretazione del messaggio inviatoLe?

“Prima di tutto è doveroso precisare che Rhaam non si è mai definito 6°, ma solamente Rhaam, mentre, per quanto riguarda questo grande argomento, i crop circles, (che oramai potrebbero essere denominati “vari elements circles” dato che la loro comparsa si è potuta constatare impressa su tantissimi elementi naturali come neve, sabbia ed altro ancora), rimane un dilemma appurare, come giustamente ha formulato lei nella domanda se essi siano “simboli” di matrice umana o non umana cioè extraterrestre…Io posso riferirle comunque, come già dichiarato e pubblicato anticipatamente, che questi “simboli” diminuiranno e aumenteranno i “contatti” Ufo; inoltre dovete per qualche istante essere realmente certi che tutte queste “scritture”, presenti in svariate culture siano puramente di matrice umana, e quindi abbiano tutte quante, (e si tratta di oltre 15.000 “disegni”, e comunque di un cospicuo numero catalogato scrupolosamente in quasi mezzo secolo), una matrice terrestre. Perché la vera domanda da porsi invece è proprio questa; come mai nei pittogrammi dichiarati e fatti dall’uomo, naturalmente prima con la specifica documentazione del materiale, durante e alla fine dell’”opera”, (e non mi riferisco a semplici pubblicità in alcune trasmissioni italiane o estere che ovviamente non possono essere ritenute prove inequivocabili data la loro natura puramente televisiva e pubblicistica), mai e ripetiamo mai supportata da prove tangibili, oppure simboli di grandi marche sportive eseguiti con un rude e semplice calpestio a terra delle spighe, non si riscontrano anomalie quali: valori Geiger e frequenzimetro variati, PH umidità e temperatura del terreno variate, intrecci di spighe “anomale”, dimostrate ampiamente impossibili da creare dalla mano umana, piegatura spighe e allungamento dei nodi, valori magnetici distorti, presenza di insetti come mummificati e microcristalli depositati, dimensioni sia in circonferenza che in lunghezza dei nodi delle spighe aumentati? Quindi, quando si presenterà un solo essere umano di fronte all’intero pianeta Terra che sia in grado di coniugare tutto ciò in diretta, e sotto gli occhi di tutta l’opinione pubblica, con gli stessi parametri riscontrati sopraccitati, e soprattutto in assenza di luce naturale, (dato che la maggior parte di “simboli” è stato riscontrato venga attuata nel periodo di tempo notturno), allora, e solo allora dovremmo, con grande consapevolezza e sincera dignità affrontare questo “vero” argomento, ossia se tutto ciò è frutto della mano umana o no…”

10 – Per concludere, ringraziandoLa della disponibilità concessaci nel completamento di questa intervista, quali sono i Suoi progetti futuri?
“Imparare, ascoltare, divulgare, rispettando le opinioni di tutti”.
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(riproduzioni fotografiche degradate ed utilizzate a fini educativi- Art.10 Convenzione di Berna)

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Aggiornamento gennaio 2011:
Maria Morganti è venuta a mancare nel gennaio 2011.

9 domande a Maurizio Baiata

Giornalista investigativo romano che nel 1995 introdusse in Italia la famosa “Autopsia aliena” (Santilli)

A cura di Tiziano Farinacci

Dunque Sig.Baiata, non prima di rivolgerle i dovuti ringraziamenti per la disponibilità espressa nei nostri confronti le chiediamo:


1 – In un ambito come quello ufologico, quindi non riconosciuto in termini ufficiali e scientifici, in cui tutti possono sostanzialmente fregiarsi del titolo di “ufologo” anche quando la variante “ufofilo” sarebbe forse più adeguata; lei come si riconosce?

“Mi riconosco in qualità di giornalista investigativo.
Ho appreso i rudimenti di questo mestiere negli USA, a New York, risiedendovi per 7 anni , dopo essere stato, per 15 anni in Italia giornalista musicale. Investigare, indagare, collegare, ricostruire, rendere l’idea con un’esposizione chiara, ho imparato questo.
Agli UFO penso da quando avevo 12 anni, o giù di lì.
Agli alieni penso da una decina d’anni o giù di lì.
La variante ufofilo vuol significare semplice appassionato, io credo di essere qualcosa di più, visto che me ne occupo “professionalmente”, come giornalista dal 1990”.

2 – In questi ultimi trent’anni in cui abbiamo potuto seguire il suo percorso professionale, la ricordiamo tra le tante cose per aver introdotto in Italia il famoso filmato dell’ “Autopsia aliena”.
A distanza di un decennio, in cui il filmato è stato da più voci dichiarato inattendibile riguardo la sua autenticità, qual è la sua posizione alla luce delle molteplici analisi effettuate su tale filmato?
“Campo minato.
Autopsia Aliena uguale un vero e proprio giallo, intrigo internazionale, l’ipcress dei filmati “UFO”, dove di UFO non si tratta, ma la spinta all’ufologia data dalle immagini è stata micidiale, portando il Cun da 100 a 1200 iscritti, portando la rivista, portando la TV e forse troppa grazia. Detto questo, la pellicola da noi analizzata (MalangaShell) è del 1947. Non era utilizzabile per essere impressionata con immagini a distanza di poco tempo dalla sua fabbricazione.
Ma non mostra alcuna scena afferente al corpo sul tavolo all’interno della sala autoptica. Quindi, la datazione non vale alcunché.
L’essere (gli esseri, giacché ne ho viste due, di autopsie filmate) a me sono sempre sembrati “reali”, non pupazzi.
A queste mie impressioni ancora mi attengo. Ma c’è un problema.
Sto ultimando il mio libro (con P. Mantle come coautore) sulla faccenda e, ripercorrendo tutta la storia, ho composto un “puzzle” dei dietro le quinte, ai quali ho partecipato, piuttosto sconcertante. Il “gruppo” dietro la divulgazione della autopsia aliena era certamente formato da esperti di immagini, di manager del marketing internazionale televisivo, pure (forse) all’oscuro di questioni UFO.
Ho rivisto tutto come in un film più volte e la cosa non mi convince affatto, oggi. Se fosse falso, io mi ci sono giocato molto, a suo tempo, e mi piacerebbe poter dimostrare davvero che è falso, cosa che finora nessuno, al mondo, è riuscito a fare”.

3 – L’Ufologia deve quotidianamente fare i conti con notizie la cui diffusione è spesso direttamente proporzionale con il livello di spettacolarizzazione da esse espressa. In altri casi queste notizie tendono a rivelarsi clamorose messe in scena o, ancor peggio, volutamente infanganti la seria ricerca ufologica.
Qual è il suo pensiero riguardo questo aspetto e quali sono i casi che Vorrebbe una volta per tutte cancellare dall’universo della Storia Ufologica come “falsità”?

“A dire il vero non la penso così.
Non sono le notizie a “spettacolarizzarsi”, bensì chi le trasmette vuole ottenere tale effetto in ragione di punti pubblicitari.
Per i broadcaster gli UFO non sono altro che terminali per far soldi.
Inoltre, non mi sembra che, negli ultimi 15 anni, per parlare di un periodo in cui ho vissuto le cose direttamente, qui in Italia, non mi sembra di poter rilevare episodi che abbiano “infangato la seria ricerca ufologica” (definizione oltretutto impropria, o è ricerca o non lo è, sulla serietà c’è da discutere caso per caso in ragione del soggetto).
Il fango viene gettato ad hoc dagli stessi ufologi, l’un contro l’altro, per mera meschinità umana, o in quanto strumenti di altri.
Non faccio nomi. I casi che vorrei cancellare?
Tutta la storia delle mutilazioni animali, senza una risposta, orripilante e perversa in ogni sua componente. Purtroppo però, si tratta di casi veri.
Nell’ottica in cui è posta la domanda dovrei rispondere che, per me, l’intera storia dell’ufologia è falsa, in quanto indimostrabile. Ma milioni di persone hanno vissuto in prima persona un avvistamento, un IR o un contatto diretto. Con ogni caso, con ogni più piccolo caso, dobbiamo ripartire da zero, senza fare conto di quanto accaduto in passato e ci è stato raccontato da terzi.
Forse, era questo che voleva dire Corso, a noi utili idioti”.

4 – Quanto la Ricerca Ufologica ed i fenomeni annessi risentiranno della mancanza di uno Scienziato serio e qualificato quale John Mack, recentemente scomparso?
“Poco, perché era più odiato che amato dagli ufologi.
Come si permette uno psichiatra di Harvard di venirci a rompere le uova nel paniere, pensavano.
Oltretutto, era un “buonista”, versante che non aggrada alla maggioranza dei ricercatori che, nel campo delle abduction vedono tutto nero e continuano a predicare bene e razzolare male, senza mai raggiungere il vero scopo: cosa faccio se mi appaiono accanto e intuisco che mi vogliono con loro? Poniamoci questo di interrogativo.
Senza contare l’ipocrisia imperante ai vertici delle associazioni, dove l’umiltà non è quasi mai di casa”.

5 – Quali ritiene siano “le prove” dell’effettiva incidenza di fenomeni UFO sul nostro pianeta, i casi cardine irrisolti?
“Tutti i casi in cui siano stati coinvolti apparati militari e di intelligence, a partire da Roswell, ufficialmente. Se devo menzionarne uno, direi Walton“.

6 – Cosa pensa dell’Ufologia Indipendente e cioè di quelle realtà che esulano direttamente dalle decennali istituzioni di ricerca ufologica in Italia?
“Tutto il bene possibile.
Per ufologia indipendente io intendo quella che viviamo con il cuore e a rischio della nostra pelle”.

7 – La sua passione per l’Ufologia nasce da un’esperienze diretta di avvistamento UFO? In caso affermativo, ce ne parlerebbe?
“Non nasce da esperienze dirette, ma almeno da 20 anni prima di aver avuto il primo avvistamento, nel 1994 a Roma, in presenza di altri testimoni. Luce intensissima nel cielo a destra, traiettoria rettilinea, sparizione, riapparizione (due volte mantenendo il proprio moto) e suddivisione in tre corpi luminosi che partono in tre diverse direzioni. Inoltre, 1999: inizio di contatto diretto con tre entità, no stato onirico, ma in piena coscienza”.

8 – Qual è la linea di pensiero a cui fa riferimento nelle sue ricerche in ambito ufologico? Tale pensiero ha subìto modificazioni nel corso del tempo? Se sì, quali?
“Mi piace l’approccio tecnico di Jacobs e Hopkins nel campo delle abductions. Rispetto Friedman come ricercatore, meno come uomo.
Ho radicalmente cambiato punto di vista nel 2000 quando mi sono accorto che in ufologia non ci si poteva fidare di nessuno. NESSUNO.
Eppure, continuo a crederci”.

9 – Ci parli del Suo attuale Progetto, la rivista “DNA MAGAZINE – Ufo e frontiere della ricerca”
“Sì, il fatto stesso che esista questo progetto, per me è di grande conforto, perché sono stato tagliato fuori per anni, in seguito al fallimento della Futuro, casa editrice di Notiziario UFO, Dossier Alieni, Stargate ed UFO Network, riviste che considero frutto primario del lavoro mio e dei miei collaboratori. DNA è importante perché non solo rappresenta la sola alternativa a ciò che troviamo in edicola sul soggetto, ma perché deve svilupparsi su tre direttrici: UFOLOGIA, ESOTERISMO, INDAGINE. In pratica, cercheremo dire cose che altri non dicono perché hanno raggiunto già i loro bravi risultati (economici o di visibilità) e quindi, da oggi, difficilmente potranno evitare la stagnazione se non si rivolgeranno ad una nuova generazione di giovani ricercatori, appassionati, che non vogliono essere fermati da chi si arroga questo diritto. Conoscono decine di studiosi le cui risposte, ai più grossi interrogativi in campo ufologico, da loro raggiunte non sono state e non sono divulgate, perché hanno avuto le gambe tagliate, ad ogni livello, soprattutto dagli ufologi di stato. Se c’è modo di dare una mano e di abbattere questo muro di gomma, DNA Magazine nasce anche per questo. E nasce soprattutto perché è ora di farla finita con il termine UFO.
Ognuno di noi è umano ed alieno ad un tempo, ognuno di noi deve trovare la sua strada verso la sua vera origine”.
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[Per pubblicare gli articoli e le immagini presenti su ITALIANRESEARCH.it è necessario citare la fonte e l’autore].

Intervista a Rino Di Stefano

A cura di Tiziano Farinacci e Ilaria Alessandro

Il cronista genovese che nel 1984 scrisse un libro sul caso più noto di presunta abduction avvenuta in Italia: “Il Caso Zanfretta”

 

 

 

 

Qual è il suo punto di vista riguardo la Scienza Ufologica in genere?
“Prima di tutto mi pare che l’uso del termine ‘scienza’ non sia corretto. Con questa parola, infatti, secondo il Dizionario Italiano Sabatini Coletti, si intende una ‘attività speculativa intesa ad analizzare, definire e interpretare la realtà sulla base di criteri rigorosi e coerenti’. E non credo che, per quanto riguarda il fenomeno ufologico, siano mai stati fissati universalmente ‘criteri rigorosi e coerenti’. Per essere più precisi, dunque, definirei questa attività Ricerca Ufologica. Una ricerca che tra l’altro viene compiuta in mille modi diversi a seconda della serietà e della competenza di chi la compie.

E il problema, a ben vedere, sta proprio in questo dettaglio.

Che il fenomeno Ufo esista non c’è obbiettivamente alcun dubbio se, con la parola Ufo, parliamo di oggetti volanti non identificati. E quindi di oggetti che volano sulle nostre teste, osservati in svariate riprese da migliaia di persone in tutto il mondo, e dei quali non si conoscono la provenienza, la nazionalità e le caratteristiche tecniche. Il protocollo sull’avvistamento di Ufos esiste negli aeroporti di tutte le nazioni civilizzate. I governi non ne parlano perché non vogliono allarmare la popolazione”.

Ha mai assistito in prima persona a fenomeni riconducibili alla categoria Ufologia?
“No, non ho mai avuto un’esperienza di questo tipo”.

Come venne a conoscenza del caso Zanfretta e cosa la spinse ad occuparsene?
“A quel tempo, parliamo del 1978, ero un giovane cronista e mi occupavo prevalentemente di cronaca nera. Per essere più precisi, lavoravo a tempo pieno sugli omicidi delle Brigate Rosse.
Una mattina, però, lessi sul ‘Secolo XIX’, il maggior quotidiano regionale della Liguria, il resoconto di un collega, Enzo Bonifazi, su un misterioso episodio accaduto ad un metronotte nel paesino di Marzano di Torriglia, sulle alture di Genova.
Mi sembrava strano che un uomo, padre di due figli, conosciuto come persona seria e affidabile, improvvisamente mettesse a rischio il suo posto di lavoro e la sua stessa esistenza per dire che aveva visto degli Ufo.
Allora, incuriosito, decisi di andare a vedere di persona e poi di intervistare il metronotte. Cominciò tutto da lì…”.

Con quale predisposizione d’animo si avvicinò a questo caso? Scetticismo, possibilismo…
“Forse anche per la mia formazione professionale americana, quando affronto un caso di cronaca, qualunque esso sia, lo faccio con la mente assolutamente sgombra da ogni possibile pregiudizio. E lo stesso ho fatto con Zanfretta.
A me non importava l’aspetto ufologico della questione: quello che io volevo sapere era soltanto che cosa fosse realmente successo.
Se poi in qualche modo c’entravano gli Ufo, tanto meglio.
Comunque li avrei considerati come un elemento della mia inchiesta.
Per i miei colleghi, e intendo dire praticamente tutti gli altri cronisti dei giornali genovesi, visto che si parlava di Ufo era meglio starne alla larga, a prescindere da quale fosse la verità.
C’era il pericolo del ridicolo, che è molto radicato nella nostra cultura per neutralizzare qualunque argomento scomodo.
Per non sbagliare, quindi, era meglio ignorare il fatto e dire che il protagonista della storia fosse una specie di malato di mente.
E tutto questo ignorando persino le indagini dei carabinieri che, nel caso del primo ‘incontro’ di Zanfretta, trovarono 52 persone che testimoniarono di aver visto un enorme oggetto luminoso sollevarsi da dietro la casa dove era stato mandato Zanfretta.
Ecco, io ho letteralmente ignorato pregiudizi e paure e ho voluto indagare comunque su quanto era accaduto.
E da tutto questo è nato il caso Zanfretta”.

Il signor Zanfretta fu sottoposto a sedute di ipnosi, un po’ del resto come i coniugi Hill e non solo… Qual è il suo punto di vista riguardo l’affidabilità di tale analisi psichica?
“Zanfretta venne sottoposto ad ipnosi regressiva su mia esplicita richiesta.
Rivolsi la proposta a Gianfranco Tutti, allora direttore dell’Istituto di vigilanza privata Val Bisagno, società per la quale Zanfretta lavorava, il quale accettò con l’esplicito consenso di Zanfretta.
Io stesso cercai un ipnotista medico e lo trovai nella persona del dottor Mauro Moretti, psicoterapeuta ancora oggi operante a Genova.
Moretti del resto era l’unico in tutta Genova che a quel tempo praticava l’ipnosi a scopo medico.
Per quanto riguarda l’affidabilità di questa analisi psichica, gli stessi pareri dei medici sono controversi sulla base dei campi in cui viene applicata.
Nel caso di Zanfretta il soggetto veniva riportato nel momento in cui era accaduto il fatto e quindi ripeteva pari pari l’esperienza che aveva vissuto. Il problema è: è vera la ricostruzione dei fatti così rivissuta dal protagonista? Nessuno è in grado di dirlo, perché in effetti il soggetto può inserire anche fatti fantasiosi nella sua ricostruzione.
Fatti che egli in buona fede ritiene essere veritieri.
L’unico modo per controllare la veridicità di queste ricostruzioni è dunque quella di controllare di persona i dettagli e i particolari della storia.
Cosa che io ho fatto, come risulta da quello che ho scritto nel mio libro.
Io non ho mai visto gli Ufo di cui parlava Zanfretta, ma posso dire che i particolari citati nel suo racconto ipnotico sono stati da me personalmente controllati e verificati.
Tutto quello che posso dire è che combaciavano”.

A distanza di otto anni, ritiene che le persone che si presentarono a lei nel ’92, facessero capo ad una qualche organizzazione specifica?
“Senza alcun dubbio. Queste due persone appartenevano ad una organizzazione americana che disponeva di enormi mezzi e capitali.
Basti pensare che avevano messo a mia disposizione un jet privato per i miei spostamenti dall’Italia agli Stati Uniti.
Inoltre essi mi dissero che nel mondo altre due persone avevano avuto la stessa esperienza di Zanfretta e che in entrambi i casi i presunti ‘alieni’ avrebbero dato loro una sfera come quella di cui parlava Zanfretta.
E loro sapevano che ne esisteva una terza e ne cercavano il ‘guardiano’. Così pensavano che l’avesse proprio Zanfretta.
Tutto quello che riguardava queste persone, però, era ambiguo e poco chiaro. Nutrivo grossi dubbi sia sulla veridicità dei loro racconti sia sull’identità delle loro persone”.

Quali furono gli effettivi motivi che la spinsero a rifiutare la pianificazione della ‘joint-venture’ comune? Diffidenza?
“Anche, ma soprattutto il modo in cui era stato stilato il contratto che mi avevano mandato. Consisteva in tre cartelle contenenti 17 articoli ed era stato redatto da un avvocato di Chicago.
Secondo questo contratto, io ero il titolare della società joint-venture al 50 per cento. Gli altri due lo erano rispettivamente al 25 per cento l’uno.
Tuttavia il controllo e la gestione della società era interamente in mano a loro due. In altre parole, loro decidevano e operavano ma poi il responsabile ero io.
Un contratto capestro, insomma.
E decisamente rischioso”.

Quanto all’opinione pubblica, quale fu il punto di vista dominante intorno alla vicenda Zanfretta?
“Soprattutto curiosità, in particolare dopo la comparsa di Zanfretta nella trasmissione ‘Portobello’ di Enzo Tortora.
Anche scetticismo, ovviamente. Ma l’opinione comune era che l’uomo fosse fuori di testa perché non poteva essere altrimenti.
Visto che gli Ufo non esistono, pensavano, chi li vede non può essere che un matto.
A prescindere dalle prove, dalle testimonianze e dalle evidenze.
Intendiamoci, io con questo non voglio assolutamente dire che esistano gli extraterrestri di Zanfretta con tutto quello che ne consegue, ma ritengo davvero stupido ignorare la realtà di un avvenimento di cronaca solo per comodo pregiudizio.
Del resto se c’è chi si beve che qualcuno possa suicidarsi con due colpi di pistola alla testa, mentre la stessa rivoltella è inserita sotto la cintura dei pantaloni con il cane alzato, e che il corpo è stato preda di animali selvatici che però si sono limitati a mangiare solo la punta delle dita del morto, facendo sparire le impronte digitali, allora si può credere davvero a tutto. Altro che Ufo!”.

Ha più avuto contatti con il signor Zanfretta, e in questo caso, pensa che l’esperienza da lui vissuta conservi ad oggi ulteriori strascichi nella sua personalità?
“No, non l’ho più rivisto.
So che lui non mi perdona il fatto di avere parlato della sua vita a 360 gradi, e quindi di aspetti che preferiva fossero taciuti.
Ma io mi ritengo un giornalista serio e, così come ho parlato delle cose che gli sono capitate con la massima obbiettività possibile, ho fatto altrettanto per altri aspetti della sua vita.
Mi dispiace che se la sia presa. Quanto agli strascichi, sono innegabili.
Mi sento di dire che l’uomo ha avuto la vita sconvolta dalla sua esperienza e ne ha pagato assai caro il prezzo, a tutti i livelli.
Ci sarebbe poi da aggiungere qualche parola sulle persone che in tutti questi anni gli si sono messe intorno per cercare di carpire chissà quale segreto, ma questo è un capitolo che ignoro completamente.
Di fatto, comunque, se prima il caso Zanfretta era un fatto di cronaca, adesso lo si può definire una leggenda urbana dove ognuno aggiunge e storpia ciò che gli pare”.

Ritiene che il caso Zanfretta sia da annoverare nel database ufologico delle ‘abductions’ come ipotesi di rapimento da prendere in considerazione?
“Mettiamola così: un qualsiasi caso di presunta abduction da parte di alieni, primo fra tutti quello dei coniugi Hill, può essere dimostrato scientificamente? Siccome la risposta è sempre no per qualsiasi abduction, allora l’esperienza di Zanfretta è a pari merito con quella di qualunque altra persona che rivendichi una vicenda simile.
Con l’aggiunta, però, che mentre per tutti gli altri episodi le ricerche e le verifiche sono sempre iniziate molto dopo lo svolgersi dei fatti, nel caso di Zanfretta le indagini sono state parallele agli avvenimenti.
Piuttosto è molto provinciale da parte nostra prendere per oro colato ciò che accade negli Stati Uniti solo perché avviene lì”.

Oggi, alla luce di questa esperienza, qual è il suo punto di vista riguardo a questi fenomeni inspiegati?
“Come giornalista mi piacerebbe che fenomeni di questo genere venissero indagati né più né meno che quelli di un qualunque fatto di cronaca.
Senza dubbio se ne saprebbe molto di più. Invece così non accade sia per non volersi mettere contro quelli che si ritiene debbano essere i dogmi della nostra scienza (e mi viene in mente il processo a Galileo Galilei) sia perché in Italia ben pochi giornalisti se la sentirebbero di passare per ‘quelli che vedono gli asini volare’, come dice Zichichi.
Basterebbe invece fare il proprio lavoro normalmente e poi scriverne il resoconto lasciando agli uomini di scienza l’interpretazione di eventuali stranezze. La mentalità corrente è invece ‘ciò che non può essere non è, per cui non me ne interesso neppure’.
Mi sembra superfluo ogni commento”.

Un’ultima domanda ringraziandola della disponibilità espressa. Quali sono i suoi progetti futuri? Ha in cantiere nuove pubblicazioni?
“Il mio libro sul caso Zanfretta, non lo dimentichi, è solo e soltanto un ampio reportage su un fatto di cronaca realmente accaduto.
Con nomi, cognomi, date e fotografie.
Non è assolutamente un libro di ufologia.
E forse è diventato tanto popolare tra chi si appassiona a questa tematica proprio per la sua strettissima attinenza alla realtà e ai protagonisti che l’hanno vissuta. E’ un libro scritto da un cronista che stava svolgendo il suo lavoro. Ed eravamo nel 1984.
Da quegli anni molte cose sono accadute.
Io ho continuato a scrivere libri, ma di ben altro genere.

Insomma, per me l’esperienza ufologica si è chiusa con quel libro.

Parlando di adesso, entro la fine dell’anno uscirà un mio libro su Pertini per i tipi della De Ferrari Editore, ed esattamente un volume dove sono contenute le lettere inedite che il Presidente più amato dagli italiani ha inviato alla sorella Marion dal 1926 al 1949.
Parliamo cioè del periodo che va dal primo arresto di Pertini, al carcere, all’esilio, alla Resistenza e infine alla fondazione della Repubblica Italiana. Il libro si intitolerà ‘Mia cara Marion…’.

Come vede un argomento ben lontano dal caso Zanfretta.
Però, se ci pensa un po’ bene, vedrà che un collegamento tra le due vicende c’è: entrambe nascono da fatti di cronaca.
E io, appunto, sono e resto un cronista. Tutto qui”.
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