District9 (2009)

district9_Locandina

Produzione: 2009 - USA/Nuova Zelanda - Peter Jackson, Carolynne Cunningham/col., 112' min.
Regia: Neill Blomkamp
Interpreti: Sharlto Copley, Jason Cope, Nathalie Boltt, David James, Louis Minnaar,
William Allen Young, Robert Hobbs, Vanessa Haywood.

     
Recensione e considerazioni a cura di Ilaria Alessandro (ITALIAN RESEARCH)

Settembre 2009: District 9 esce nelle sale cinematografiche.
Diretto da Neill Blomkamp e prodotto da Peter Jackson, racconta dello sbarco di alieni avvenuto circa 20 anni fa a bordo di un’astronave che improvvisamente si ferma sopra i cieli di Johannesburg (Sud Africa) per restarvi a tempo indefinito.
Alieni che, ricalcando una condizione purtroppo oggi fin troppo nota, iniziano ad accamparsi “alla meno peggio”, scombussolando una quotidiana routine cittadina.
Inevitabile che le autorità decidano di “metterci le mani” ed intervenire ghettizzando i “diversi” nella zona District 9 e cercando di accaparrarsi le loro armi “all’ultimo grido” che però possono essere utilizzate solo con l’ausilio di DNA alieno.
La Multi-National United (MNU) nomina pertanto un proprio uomo come agente incaricato per condurre tali operazioni che contrae però un virus, attraverso il contatto con un misterioso fluido, che comincia a modificare il suo DNA.
Si può dire che in questo momento il film ha inizio.
L’agente Wikus Van De Merwe (Sharlto Copley), ormai contagiato, diventa “il ricercato” in quanto rappresenta l’unico modo per scoprire e studiare il segreto della tecnologia aliena. A sua volta emarginato, per sfuggire a tutti e a tutto, l’uomo si nasconde proprio nel District 9 e lì comincia ad instaurare un insolito rapporto di amore ed odio con i soli sopravvissuti della “bonifica”: un padre alieno con il proprio figlioletto che cercano disperatamente di far ripartire la loro astronave per portare in salvo i restanti sopravvissuti sparsi per la città
.

Di nuovo un film che vede protagonista la convivenza tra umani e non umani, tra umani e alieni, tra una normalità definita tale da variabili di numero e somiglianza e i “diversi”.
In realtà la trama del film si offre ad interessanti riflessioni che possono essere generalizzate su larga scala ed arrivare a toccare anche tematiche importanti ed attuali come quelle del razzismo, dell’etichettamento, dell’emarginazione, dell’intolleranza e compagnia bella. E non a caso la scelta del regista ricade su Johannesburg, capitale che per anni ha visto come attore protagonista l’apartheid. E forse proprio all’interesse del regista nei confronti di tutto questo è dovuta una certa “leggerezza” filmica nell’attenzione agli effetti speciali o tecniche di un certo tipo per tenere saldo alla poltrona lo spettatore.
In effetti lo sguardo di quest’ultimo resta focalizzato per tutta la durata del film sull’odio per la diversità, sulla solidarietà dei “diversi”, sulla difficoltà di integrazione, sull’antropocentrismo cinico e via dicendo. Quasi non ci si può esimere dal richiamare alla memoria l’eterno conflitto, poiché sempre attuale e stimolo di confronto, tra Rousseau e Hobbes: il primo che sostiene che l’uomo diventi malvagio ed egoista a causa della civiltà, il secondo invece che ritiene che esse siano le caratteristiche principali dell’uomo naturale, che si affida quindi ad un’autorità superiore affinchè questa garantisca sicurezza ed ordine.
E le azioni che compiono i militari altro non rappresentano che la manifestazione di una violenza gratutita nata dalla natura intrinseca dell’uomo stesso.
E poi il colpo di scena: colui che emargina, per pena del contrappasso, si trova ad essere l’emarginato. Colui che viviseziona si trova ad essere ricercato come cavia da laboratorio.
A causa del contatto con un filtro misterioso, Wikus, vive la stessa situazione di inferiorità di coloro a cui dava la caccia.
Quindi se inizialmente la prima reazione nel vedere questo film è di stupore e inizialmente anche di “brivido” davanti ad alcune scene che rasentano lo splatter, ad una più profonda osservazione si può uscire dal cinema con un bagaglio ricco di interrogativi e spunti di riflessione.

-   Da quale parte si schiera lo spettatore? Con quale protagonista si trova ad empatizzare di più?
­-   Quanto di ciò che succede nel film appartiene alla nostra quotidianità?
­-   Quanto questo film che dovrebbe riportare l’ormai nota tematica del conflitto tra umani e alieni, raccontando invece lo stesso in termini di una tematica umana vuole essere l’ennesima “forma di educazione” a qualcosa che è molto più vicino di ciò che pensiamo? Dato che lo stesso Obama ci ha fatto in proposito una “certa” promessa...

Un nota speciale all’alieno protagonista che dovrebbe essere l’emarginato, il diverso, l’inferiore... ed invece, a mio avviso, diviene modello di solidarietà, intelligenza ed integrazione.


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Giovedì, 09. Settembre 2010