9 domande a Maurizio Baiata

Giornalista investigativo romano che nel 1995 introdusse in Italia la famosa “Autopsia aliena” (Santilli)

A cura di Tiziano Farinacci

Dunque Sig.Baiata, non prima di rivolgerle i dovuti ringraziamenti per la disponibilità espressa nei nostri confronti le chiediamo:


1 – In un ambito come quello ufologico, quindi non riconosciuto in termini ufficiali e scientifici, in cui tutti possono sostanzialmente fregiarsi del titolo di “ufologo” anche quando la variante “ufofilo” sarebbe forse più adeguata; lei come si riconosce?

“Mi riconosco in qualità di giornalista investigativo.
Ho appreso i rudimenti di questo mestiere negli USA, a New York, risiedendovi per 7 anni , dopo essere stato, per 15 anni in Italia giornalista musicale. Investigare, indagare, collegare, ricostruire, rendere l’idea con un’esposizione chiara, ho imparato questo.
Agli UFO penso da quando avevo 12 anni, o giù di lì.
Agli alieni penso da una decina d’anni o giù di lì.
La variante ufofilo vuol significare semplice appassionato, io credo di essere qualcosa di più, visto che me ne occupo “professionalmente”, come giornalista dal 1990”.

2 – In questi ultimi trent’anni in cui abbiamo potuto seguire il suo percorso professionale, la ricordiamo tra le tante cose per aver introdotto in Italia il famoso filmato dell’ “Autopsia aliena”.
A distanza di un decennio, in cui il filmato è stato da più voci dichiarato inattendibile riguardo la sua autenticità, qual è la sua posizione alla luce delle molteplici analisi effettuate su tale filmato?
“Campo minato.
Autopsia Aliena uguale un vero e proprio giallo, intrigo internazionale, l’ipcress dei filmati “UFO”, dove di UFO non si tratta, ma la spinta all’ufologia data dalle immagini è stata micidiale, portando il Cun da 100 a 1200 iscritti, portando la rivista, portando la TV e forse troppa grazia. Detto questo, la pellicola da noi analizzata (MalangaShell) è del 1947. Non era utilizzabile per essere impressionata con immagini a distanza di poco tempo dalla sua fabbricazione.
Ma non mostra alcuna scena afferente al corpo sul tavolo all’interno della sala autoptica. Quindi, la datazione non vale alcunché.
L’essere (gli esseri, giacché ne ho viste due, di autopsie filmate) a me sono sempre sembrati “reali”, non pupazzi.
A queste mie impressioni ancora mi attengo. Ma c’è un problema.
Sto ultimando il mio libro (con P. Mantle come coautore) sulla faccenda e, ripercorrendo tutta la storia, ho composto un “puzzle” dei dietro le quinte, ai quali ho partecipato, piuttosto sconcertante. Il “gruppo” dietro la divulgazione della autopsia aliena era certamente formato da esperti di immagini, di manager del marketing internazionale televisivo, pure (forse) all’oscuro di questioni UFO.
Ho rivisto tutto come in un film più volte e la cosa non mi convince affatto, oggi. Se fosse falso, io mi ci sono giocato molto, a suo tempo, e mi piacerebbe poter dimostrare davvero che è falso, cosa che finora nessuno, al mondo, è riuscito a fare”.

3 – L’Ufologia deve quotidianamente fare i conti con notizie la cui diffusione è spesso direttamente proporzionale con il livello di spettacolarizzazione da esse espressa. In altri casi queste notizie tendono a rivelarsi clamorose messe in scena o, ancor peggio, volutamente infanganti la seria ricerca ufologica.
Qual è il suo pensiero riguardo questo aspetto e quali sono i casi che Vorrebbe una volta per tutte cancellare dall’universo della Storia Ufologica come “falsità”?

“A dire il vero non la penso così.
Non sono le notizie a “spettacolarizzarsi”, bensì chi le trasmette vuole ottenere tale effetto in ragione di punti pubblicitari.
Per i broadcaster gli UFO non sono altro che terminali per far soldi.
Inoltre, non mi sembra che, negli ultimi 15 anni, per parlare di un periodo in cui ho vissuto le cose direttamente, qui in Italia, non mi sembra di poter rilevare episodi che abbiano “infangato la seria ricerca ufologica” (definizione oltretutto impropria, o è ricerca o non lo è, sulla serietà c’è da discutere caso per caso in ragione del soggetto).
Il fango viene gettato ad hoc dagli stessi ufologi, l’un contro l’altro, per mera meschinità umana, o in quanto strumenti di altri.
Non faccio nomi. I casi che vorrei cancellare?
Tutta la storia delle mutilazioni animali, senza una risposta, orripilante e perversa in ogni sua componente. Purtroppo però, si tratta di casi veri.
Nell’ottica in cui è posta la domanda dovrei rispondere che, per me, l’intera storia dell’ufologia è falsa, in quanto indimostrabile. Ma milioni di persone hanno vissuto in prima persona un avvistamento, un IR o un contatto diretto. Con ogni caso, con ogni più piccolo caso, dobbiamo ripartire da zero, senza fare conto di quanto accaduto in passato e ci è stato raccontato da terzi.
Forse, era questo che voleva dire Corso, a noi utili idioti”.

4 – Quanto la Ricerca Ufologica ed i fenomeni annessi risentiranno della mancanza di uno Scienziato serio e qualificato quale John Mack, recentemente scomparso?
“Poco, perché era più odiato che amato dagli ufologi.
Come si permette uno psichiatra di Harvard di venirci a rompere le uova nel paniere, pensavano.
Oltretutto, era un “buonista”, versante che non aggrada alla maggioranza dei ricercatori che, nel campo delle abduction vedono tutto nero e continuano a predicare bene e razzolare male, senza mai raggiungere il vero scopo: cosa faccio se mi appaiono accanto e intuisco che mi vogliono con loro? Poniamoci questo di interrogativo.
Senza contare l’ipocrisia imperante ai vertici delle associazioni, dove l’umiltà non è quasi mai di casa”.

5 – Quali ritiene siano “le prove” dell’effettiva incidenza di fenomeni UFO sul nostro pianeta, i casi cardine irrisolti?
“Tutti i casi in cui siano stati coinvolti apparati militari e di intelligence, a partire da Roswell, ufficialmente. Se devo menzionarne uno, direi Walton“.

6 – Cosa pensa dell’Ufologia Indipendente e cioè di quelle realtà che esulano direttamente dalle decennali istituzioni di ricerca ufologica in Italia?
“Tutto il bene possibile.
Per ufologia indipendente io intendo quella che viviamo con il cuore e a rischio della nostra pelle”.

7 – La sua passione per l’Ufologia nasce da un’esperienze diretta di avvistamento UFO? In caso affermativo, ce ne parlerebbe?
“Non nasce da esperienze dirette, ma almeno da 20 anni prima di aver avuto il primo avvistamento, nel 1994 a Roma, in presenza di altri testimoni. Luce intensissima nel cielo a destra, traiettoria rettilinea, sparizione, riapparizione (due volte mantenendo il proprio moto) e suddivisione in tre corpi luminosi che partono in tre diverse direzioni. Inoltre, 1999: inizio di contatto diretto con tre entità, no stato onirico, ma in piena coscienza”.

8 – Qual è la linea di pensiero a cui fa riferimento nelle sue ricerche in ambito ufologico? Tale pensiero ha subìto modificazioni nel corso del tempo? Se sì, quali?
“Mi piace l’approccio tecnico di Jacobs e Hopkins nel campo delle abductions. Rispetto Friedman come ricercatore, meno come uomo.
Ho radicalmente cambiato punto di vista nel 2000 quando mi sono accorto che in ufologia non ci si poteva fidare di nessuno. NESSUNO.
Eppure, continuo a crederci”.

9 – Ci parli del Suo attuale Progetto, la rivista “DNA MAGAZINE – Ufo e frontiere della ricerca”
“Sì, il fatto stesso che esista questo progetto, per me è di grande conforto, perché sono stato tagliato fuori per anni, in seguito al fallimento della Futuro, casa editrice di Notiziario UFO, Dossier Alieni, Stargate ed UFO Network, riviste che considero frutto primario del lavoro mio e dei miei collaboratori. DNA è importante perché non solo rappresenta la sola alternativa a ciò che troviamo in edicola sul soggetto, ma perché deve svilupparsi su tre direttrici: UFOLOGIA, ESOTERISMO, INDAGINE. In pratica, cercheremo dire cose che altri non dicono perché hanno raggiunto già i loro bravi risultati (economici o di visibilità) e quindi, da oggi, difficilmente potranno evitare la stagnazione se non si rivolgeranno ad una nuova generazione di giovani ricercatori, appassionati, che non vogliono essere fermati da chi si arroga questo diritto. Conoscono decine di studiosi le cui risposte, ai più grossi interrogativi in campo ufologico, da loro raggiunte non sono state e non sono divulgate, perché hanno avuto le gambe tagliate, ad ogni livello, soprattutto dagli ufologi di stato. Se c’è modo di dare una mano e di abbattere questo muro di gomma, DNA Magazine nasce anche per questo. E nasce soprattutto perché è ora di farla finita con il termine UFO.
Ognuno di noi è umano ed alieno ad un tempo, ognuno di noi deve trovare la sua strada verso la sua vera origine”.
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