9 domande a Matteo Fagone

A cura di Alessandro Novelli e Tiziano Farinacci

Matteo Fagone, Direttore del portale “PianetaMarte.net“.
Ricercatore indipendente e una grande passione per l’Astronomia.

1) Per iniziare, la consueta domanda: da cosa nasce la tua passione per lo Spazio e per il pianeta Marte, nello specifico?
Devo ammettere che sin dalla tenera età possedevo una forte e curiosa attrazione verso lo Spazio. Infatti, andando a ritroso, ricordo ancora vividamente l’immagine in tv di Saturno con i suoi anelli. Avevo all’epoca circa 5 anni.
Senza dubbio l’attrazione e l’amore verso l’astronomia mi hanno accompagnato per tutta la vita fino ad oggi. Ricordo tra l’altro il mio primo piccolo telescopio quando avevo 10 anni e la mia prima enciclopedia di astronomia che iniziai a collezionare fascicolo per fascicolo all’età di 12 anni…

E’ straordinario ripercorre la lunga serie di progressi ed evoluzioni che hanno caratterizzato gli ultimi decenni di ricerca e scoperte, perchè si riesce quasi a percepire persino il paradossale conflitto tra i cambiamenti di pensiero e il sottile spirito conservatore tipici della natura umana.

Marte mi ha sempre affascinato per la sua similitudine con la Terra, per le teorie che hanno fatto da bandiera ai miti e ai sogni umani di trovare un altro mondo gemello al nostro e infine per ciò che intravedo io in questo pianeta a noi vicino. Tuttavia, onde evitare spiacevoli quanto inutili fraintendimenti, chiarisco subito che le mie personali tesi sono e restano mie personali tesi, le quali non dovrebbero essere bevute come oro colato. Probabilmente mi sbaglio su qualche singolo elemento analitico o magari su tutto, come pure che potrei aver centrato qualche cosa o tutto. L’importante è partire con la giusta attitudine di mente nei confronti del pubblico. Non sono uno scienziato, sebbene ho sviluppato un certo grado di esperienza

2) Perchè, a tuo modo di vedere, l’uomo è così interessato all’esplorazione del pianeta Marte?
Credo che su questa domanda vi sia una piccola questione morale da definire a beneficio di chi legge. L’esplorazione spaziale in atto non si ferma solo a Marte, bensì è estesa a tutto il sistema solare. I programmi sviluppati dalla NASA e dall’ESA coinvolgono da oltre 40 anni tutti i pianeti, da Mercurio a Plutone (sperando che, per quel che concerne quest’ultimo, la Horizon ci arrivi sana e salva!). Si sta puntando di nuovo alla Luna e si stanno studiando sistemi per raggiungere gli asteroidi in modo da studiarli molto da vicino, se non addirittura da catturarne qualcuno. Pensiamo alla fantastica missione della sonda Cassini su Saturno, la quale non ha nulla da invidiare ai rover marziani dato che sta operando da quasi 10 anni a temperature pari a -180 Β°C in mezzo a potenziali pericoli di essere fatta a pezzi da qualche detrito vagante fra gli anelli e le lune di Saturno.

Oggi abbiamo inoltre nuovi soggetti che iniziano a fare sul serio, vedi la Cina, l’India, il Giappone; quindi lo scenario si sta arricchendo di potenzialità capaci di mettere gli Stati Uniti in condizioni di non detenere più il monopolio dello Spazio.
Si consideri tra l’altro che la Stazione Spaziale Internazionale costituisce un esempio lampante di collaborazione internazionale.

Ovviamente Marte è sempre stato oggetto di un – relativamente parlando – più grande interesse per ovvie ragioni: la vicinanza alla Terra, le similitudini con la Terra, le aspettative di potervi trovare vita e risorse da sfruttare per fini scientifici e industriali ecc. ecc..

3) Ci puoi riassumere, brevemente, la storia dell’esplorazione terrestre su Marte?
Ebbene sì, sono stati i sovietici d’annata di inizio anni 60 del secolo scorso a dare il via all’esplorazione di Marte con la sonda Mars 1 che però si perse nello spazio durante il tragitto. Fallita pure la missione Mariner 3 da parte degli americani, compensata però dal successo della Mariner 4 la quale regalò ben 21 immagini ravvicinate di Marte. Si comprende facilmente che i tentativi di raggiungere ed esplorare questo pianeta sono stati numerosi, con un bel fardello di colossali fiaschi! Del resto, lo sviluppo di tecnologie aerospaziali in grado di garantire una minima sicurezza non era certo prerogativa dei primi periodi in cui l’uomo si lanciava in questa affascinante corsa allo Spazio.

Con la sonda Mariner 9 sono state ottenute oltre 700 immagini di discreta qualità, ma sono state sicuramente le sonde Viking 1 e 2 a fare la differenza. Un successo di inestimabile valore con l’atterraggio dei due landers avvenuto nel 1976 e un eccellente carico di immagini ottenute dagli orbiter da cui si è potuta realizzare una prima quanto pregevole mappatura del pianeta.

Senza dilungarmi troppo, credo che tutti i meriti delle conoscenze acquisite ad oggi vanno ai moduli lander Pathfinder del 1997, a Spirit e Opportunity (2003-2004), alla Phoenix del 2008 e alla ultima, MSL Curiosity; nulla togliendo ovviamente agli orbiter Mars Global Surveyor, alla Mars Odyssey, alla Mars Express e alla Mars Reconnaissance Orbiter. Questi satelliti orbitali hanno svolto e svolgono ancora oggi un preziosissimo lavoro di raccolta dati che ci sta permettendo di comprendere bene aspetti fondamentali di Marte, spazianti dalla dinamica geomorfologia a quella della meteorologia planetaria sia globale che settoriale.
http://www.pianetamarte.net/esplorazione2.htm

4) In base a queste esplorazioni, qual’è lo stato dell’arte circa le nostre conoscenze di questo affascinante pianeta?
Mettiamola in questi termini: alcune caratteristiche fondamentali erano già note parecchi anni prima che si iniziasse a lanciare dispositivi automatici verso il quarto pianeta. Per esempio, la presenza di acqua e anidride carbonica tanto quanto alcune basilari caratteristiche del suolo marziano si riconobbero grazie a studi e analisi approfondite eseguite attraverso sistemi spettroscopici montati sui telescopi di allora. Lo stesso Svante Arrhenius, vissuto parecchi decenni prima del lancio della sfortunata Mars 1 e dell’impiego degli spettrografi in dotazione negli anni 50 del secolo scorso, fu in grado di avanzare alcune brillanti intuizioni in merito a determinate caratteristiche chimiche della superficie marziana, le quali sono state confermate solo da pochi anni. Arrehnius fu uno scienziato dotato di un genio incompreso per i suoi tempi, tant’è vero che le sue conoscenze sulle reazioni chimiche vennero osteggiate a lungo prima di essere poi accettate dalla Comunità Scientifica.

Mi preme piuttosto smontare il troppo clamore che la presenza di acqua e metano su Marte hanno fatto da cassa di risonanza mediatica in questi ultimi anni. Si sa fin troppo bene che l’acqua è un elemento assai abbondante in tutto il sistema solare e persino al di fuori d’esso. Stesso discorso vale anche per il metano. Gli idrocarburi – per rendere l’idea – sono composti chimici presenti in grandi quantità nei pianeti gassosi e in alcuni loro satelliti. C’è molto metano anche nei freddi corpi che orbitano nella fascia di Kuiper (lo stesso Plutone sembra possederne). Quindi non vedo il motivo di tutto questo chiasso per l’acqua e il metano di Marte. Che vi siano entrambi? Naturalmente si!

Il metano è stato rilevato da oltre 10 anni sia dalle sonde orbitali (la stessa Mars Express) e anche da Terra. Ma d’altronde basta soffermarsi sulla medesima dinamica relativa alla formazione dei sistemi planetari per capire quanto questi composti siano parte integrante dell’evoluzione che porta alla formazione di pianeti rocciosi e gassosi. Marte è “solo” un piccolo pianeta che possiede, proporzionalmente alle sue modeste dimensioni, acqua e metano ne più ne meno di altri composti minerali e/o organici diffusi altrove nello Spazio.

Il problema non è quindi lo stabilirne la presenza assoluta, quanto piuttosto capire se e come e dove questi siano l’evidenza di una qualche attività biologica attiva. Vi sono ancora oggi, a tal senso, accese controversie sugli esperimenti chimici eseguiti dai landers Viking 1 e 2. Vengono discussi i risultati ottenuti dalla sonda Phoenix come quelli ottenuti da Spirit e Opportunity. L’opinione divisa fra i sostenitori della vita e della non-vita è più che mai rilevante fra scienziati e appassionati.
http://www.pianetamarte.net/curiosity_bulletin_03.htm

5) Quali sono i progetti, circa le missioni in programma su Marte, nel futuro prossimo?
Non mi va di intavolare patetici discorsi sulle future esplorazioni umane verso Marte perchè, se devo essere sincero, non sono molto convinto delle previsioni ottimistiche/pessimistiche avanzate qua e la da vari soggetti (NASA, ESA, industrie private ed associazioni assortite). Mi limito a spendere due parole sulla missione ExoMars.
Se tutto andrà bene dovrebbe partire verso il 2016 un primo vettore contenente un modulo orbitale, dopodichè nel 2018 partiranno due vettori contenenti i rover. Sarà una missione complessa e articolata che punterà al miglioramento delle attuali conoscenze circa la superficie marziana, la presenza di acqua sottostante e le potenzialità produttive conseguibili in loco.
http://it.wikipedia.org/wiki/ExoMars

Vorrei ricordare inoltre che la sonda MAVEN è in viaggio verso Marte e dovrebbe entrare in orbita a settembre dell’anno corrente. Il suo compito sarà quello di studiare in modo specifico l’atmosfera del pianeta.
http://it.wikipedia.org/wiki/MAVEN

6) Sin dalle prime osservazioni, del pianeta Marte, iniziarono a fiorire miti/leggende circa presunti abitanti, strutture artificiali etc.
A nostro avviso, certi miti e leggende potevano avere una giustificazione, in virtù del periodo storico-sociale e della tecnologia a disposizione in quell’epoca, ma non certo oggi. Puerilmente, pseudo-ricercatori e imbonitori spregiudicati, propinano teorie bislacche/idiote circa “monumenti raffiguranti volti”, “madonnine solitarie”, “Ziqqurat”, “dita/persone/anfibi pietrificati”… e addirittura “Foreste”.
In attesa del rinvenimento di un presunto “trullo”, come ti senti di rispondere a questi dilaganti deliri?
Certamente la fine del XIX secolo fu un periodo – per così dire – di transizione in quanto si stava cominciando a sviluppare quella che potremmo definire “tecnologia moderna”. Se pensiamo già solo agli scritti di Giulio Verne viene relativamente facile comprendere che era inevitabile il manifestarsi di intuizioni scientifiche a medio e lungo termine. L’effetto collaterale di tali “genialità” doveva ovviamente concretizzarsi in fantasticherie spaziali di vario genere. A parte il fatto che i “canali marziani” intravisti con i telescopi dell’epoca furono erroneamente dati in pasto al Pubblico come strutture artificiali per lo più a causa di un errore di traduzione fra “canals” e “channels”, tutto il resto fu nient’altro che un effetto domino un po’ mediatico e un po’ psicologico legati alla novità, all’avvenirismo e – chissà – a qualche plausibile business giornalistico.

Diverso è ciò a cui stiamo assistendo da oltre 30 anni a questa parte. Da che fu avvistata quella collinetta di Cydonia Mensae nel 1976 abbiamo visto un crescendo di assurdità cosmiche senza precedenti! La cosa più triste è constatare come, nonostante vi siano i mezzi e le possibilità sufficienti per fare dei buoni lavori anche da studiosi “indipendenti”, si preferisce sfruttare la via più facile e comoda, ossia il giocare al gioco di “questo assomiglia a… quindi è…”.

In pratica, Marte è diventato un enorme tappeto persiano orbitante su cui ciascuno potrebbe vederci di tutto e di più. Devo comunque ammettere che tale modo di fare “ricerca” e divulgazione” ha sicuramente un fascino irresistibile e attrae facilmente perchè non è un tipo di attività che richiede chissà quali conoscenze scientifiche. Basta avere l’occhio e il gioco è fatto! Con questo non voglio affermare dogmaticamente che sia sbagliato ipotizzare e/o supporre l’esistenza al di fuori della Terra di qualche tipo di strutture di origine non naturale; semmai mi rattrista constatare come su idee per ora “non-dimostrabili” si sia sviluppato un fiorente mercato di idiozie con annesso tutto un impianto ideologico basato su quasi niente!

Quando pensiamo a ipotetiche strutture architettoniche e/o monumentali ubicate su Marte è vero che fisicamente non sarebbero necessariamente impossibili, ma dobbiamo poi fare i conti con le effettive probabilità che una presunta civiltà indigena o esterna le abbia davvero realizzate! A che scopo e come? Dobbiamo allora tenere conto del pianeta che stiamo esaminando e capirne a fondo l’ambiente. Insomma, occorre studiare e appellarsi in modo logico al buon senso e non alle fantasie.

Voglio essere onesto nel dire che io stesso ritengo plausibile che su Marte vi sia qualcosa di artificiale lasciato da qualcuno. Il problema è che non sono in grado di provarlo. In sostanza, è quasi un atto di fede, quindi la cosa muore lì.
Quando avrò modo di trovare elementi probatori (ma di quelli veri) magari aprirò bocca…

Per quel che attiene le “foreste”, ebbene anche qui c’è tanta ignoranza mista a sensazionalismo mediatico e sfruttamento del mercato dei creduloni. Tuttavia prestiamo attenzione a non esagerare confondendo la ciarlataneria con l’esobiologia. La presenza di grossi alberi su Marte presenta dei gravi problemi legati principalmente alle caratteristiche chimiche del suolo, che richiederebbero specifiche condizioni interdipendenti tra componenti minerali adatti al sostentamento della vita, presenza di vita simbiotica, presenza di acqua e temperature non troppo instabili. Cosa non vuol dire tutto ciò? Non significa automaticamente che Marte non sia in grado di ospitare qualche tipo di vegetazione come il muschio o il lichene; tra l’altro di questo se ne parla da oltre 50 anni! Anzi, vi sono studi scientifici d’epoca piuttosto interessanti.

Il buon senso deve sempre accompagnarci e indurci a tenere a freno le troppe fantasticherie o il troppo scetticismo, perchè entrambi tali attitudini mentali non potranno mai aiutarci a vedere la realtà. Vedremmo sempre quello che vogliamo o non vogliamo vedere.

7) I “Complottisti” contestano il fatto che la NASA ometta informazioni e “verità alternative” all’opinione pubblica. Qual’è la tua opinione in merito?
Per prima cosa dobbiamo metterci tutti in testa che i governi e gli Enti ad essi in qualche modo legati hanno la facoltà di determinare se una data informazione (di qualsiasi tipologia) possa e/o debba essere resa pubblica o meno. Pertanto l’ossessiva mania ideologica delle cospirazioni a oltranza denota una sostanziale ignoranza in merito di diritto legale sul trattamento delle informazioni.

Se la NASA, l’ESA o altro Ente Spaziale oppure qualsiasi industria statalizzata, privata o altro Istituto Universitario e via dicendo decidono che una certa informazione debba essere resa pubblica in un dato momento piuttosto che in un altro, beh… è inutile piagnucolare complotti. Certo, esiste la libertà di pensiero e nessuno ci vieta di diffondere tali teorie ridicole. Ma questo modo di comportarci non fa altro che ritorcersi a nostro danno.

Teniamo conto che – tanto per citare un esempio – gli scienziati che lavorano alla NASA hanno la responsabilità di dare informazioni attendibili, almeno nel limite del loro lavoro. Altrimenti, in mancanza di un minimo controllo si rischierebbe di perdere credibilità con tutte le conseguenze annesse. Questo però non preclude a noi cittadini di attingere a tutta la documentazione ufficiale (e pubblica!!!!) per redigere nostri studi, valutazioni, critiche eccetera. Sta a noi fare un saggio uso di tali risorse. Che senso ha affermare “La NASA ci nasconde la verità sbandierando un’immagine della NASA per sostenere che ci viene nascosta la verità?” Non è un paradosso da dementi?

Nella mia attività di divulgazione… beh… insomma ci sono sicuramente alcune forti affermazioni che probabilmente vanno un tantino contro il comune pensiero. Eppure non ho avuto particolari necessità di evocare oscure cospirazioni. Perchè? Semplice! La quantità di materiale pubblico è enorme abbastanza da offrire la possibilità di studiare a fondo determinati argomenti in modo trasparente, persino quelli cari ai sostenitori di tesi “alternative” e, in linea di massima, si riesce quasi sempre a trovare una spiegazione ragionevole. Però si arriva a ottenere certe risposte e certi risultati solamente studiando a fondo e raccogliendo materiale a sufficienza. Il complotto è facile e comodo poichè non richiede altro che relegare tutto a presunti documenti nascosti e informazioni segrete, quindi basta solo dire che una data situazione è tale perchè non ci è stata detta la verità…
Complimenti!

Una piccola pecca dell’anticomplottismo è che talvolta accade la stessa cosa! Succede perchè magari, per senso patriottico o troppa devozione verso un Ente o mancanza di conoscenza ed esperienza, si accetta tutto senza porsi troppe domande. Non ho detto dubbi, ma domande. Il dubbio è una subdola arma psicologica che logora a monte in spregio a chi o cosa si mette al patibolo. Diversamente, le domande legittime servono per porsi legittimi obiettivi di chiarimento e approfondimento. Insomma, anche qui viene chiamato in causa lo studio serio e logico.
Sul mio portale Pianeta Marte.net ho pubblicato parecchio materiale dedicato al complottismo e all’anti-complottismo, soprattutto per prendere posizione di netto distacco da entrambe le fazioni.

8) Marte è anche chiamato “Il Pianeta Rosso”. La notevole presenza di ossido di ferro presente all’interno delle rocce ne sarebbe la causa, confermata dalle foto scattate/divulgate dalla NASA.
Come giudichi i dubbi espressi da alcuni astrofili relativamente all’autenticità cromatica di quelle immagini?
Il problema va affrontato dalle due prospettive: quella terrestre e quella marziana. Dalla Terra noi, puntando i telescopi verso Marte, noteremo il più delle volte il disco planetario tendente al rosso-arancione. La capacità di scindere tonalità cromatiche secondarie dipenderà dalla qualità dei dispositivi di osservazione e dall’ingrandimento, oltre che dalla posizione nel cielo terrestre di Marte. Anche le caratteristiche delle fotocamere CCD potrebbero generare differenze cromatiche di varia entità. Di solito quello che vede una fotocamera non è mai esattamente uguale a ciò che vede l’occhio umano. Pertanto i dubbi sorgono ma, come al solito, partendo sempre da individui che non hanno conoscenze tecniche adeguate. E poi le ideologie complottiste fanno da catalizzatore ed amplificatore di ogni corbelleria leggibile un po’ dappertutto.

Accade lo stesso su Marte. Le fotocamere montate sui rover “vedono” e “interpretano” l’ambiente in modo assai meno elastico rispetto all’occhio umano. Quindi è inevitabile che saranno soggette alla dominante cromatica prevalente al momento dello scatto. A tal fine vorrei sottolineare come anche su questo tema ci sia stata in questi anni una strumentalizzazione poco corretta da parte di “ricercatori indipendenti” sia nostrani che non, allo scopo di condurre verso tesi che nulla hanno a che vedere con trattazioni tecniche serie. In altre parole il gioco funziona grossomodo così “siccome il colore di Marte non è questo ma è quest’altro allora vuol dire che ci sono le facce e le piramidi eccetera eccetera…”.
Un trucco psicologico di grande effetto a cui si cade molto facilmente.

Detto in altri termini, il fatto che su Marte a volte il cielo appare azzurro oppure bianco-rosato o di altra tonalità cromatica significa semplicemente che questo pianeta possiede una sua meteorologia comunque dinamica. Quando si formano le tempeste di sabbia l’aspetto del pianeta sarà di certo diverso da quando le condizioni meteo sono quiete. Ma questo non significa niente di più di quello che ho appena proferito! Rendo l’idea?

Mettiamola così. Forse è più probabile che assistiamo ormai da secoli e secoli al manifestarsi di una radicata credenza che Marte sia davvero un pianeta rosso. Di conseguenza, vedendolo così si pensa che sia così in tutto e per tutto. Mi verrebbe da ipotizzare, al peggio, che le immagini NASA mostranti un Marte perennemente “rosso” siano l’evidenza di tale attitudine mentale che non ha molto a che vedere con la scienza ma, piuttosto, con la natura umana tendente ad approssimare le cose. Ricordiamo che secoli fa si credeva che la Terra fosse piatta e che il sole ci girava attorno, una serie di idiozie considerate “scienza” e indiscutibili. Anche qui i complotti non sono necessari… Mi spiace per i complottisti…

Un’ultima cosa. L’ossidazione del suolo marziano è una caratteristica dello strato di superficie esposta all’aria, non esattamente delle rocce. In pratica si tratta di uno strato di polvere e detriti ossidati che ricoprono terreni sottostanti in realtà alquanto diversi, a volte tendenti al grigiastro oppure al marrone chiaro. Oltre al fatto che esistono depositi di solfati vari, di carbonati, perclorati e molto altro.

Il motivo di questo strato di superficie ossidato? Vi sono varie ipotesi. A me ne piace una in particolare: sarebbe l’evidenza di un passato (io non mi sbilancio in datazioni) in cui c’era una cospicua presenza di ossigeno in atmosfera. Questo ossigeno si è semplicemente fissato al suolo quasi del tutto ossidandolo. Le cause? Onestamente non posso pretendere di dare una risposta certa, tuttavia mi verrebbe da sospettare che in passato vi fossero dei cicli minerali e biologici in grado di mantenere lo status del pianeta in condizioni ben diverse da quelle attuali. Una volta fermatisi… eccoci arrivati ad oggi.

9) Ringaziandoti per la disponibilità, ti auguriamo di continuare a coltivare questa tua passione con lo stesso rigore ed onestà intelletuale che ti contraddistinguono
Contraccambio e ringrazio io per l’opportunità che mi è stata offerta.

Prima di concludere vorrei, se consentito, cogliere l’occasione per togliermi una piccola grande soddisfazione diciamo un po’ scientifica e un po’ morale.

Recentemente sul sito dell’INAF (Istituto Nazionale di Astrofisica) è apparso un articolo che riassume una ricerca condotta da scienziati del JPL (NASA) e pubblicata sulla prestigiosa rivista Astrobiology la quale affronta in modo totalmente diverso il tema dell’origine della vita, partendo da una visione geologica piuttosto che da una visione tradizionale, cioè organica.
http://www.media.inaf.it/2014/03/13/cosi-comincio-la-vita/

Perchè considero estremamente interessante questo lavoro? Ebbene, non tanto per questioni di simpatia o meno verso la teoria dell’Evoluzione, ma perchè gli scienziati della NASA hanno proposto un modello biologico partendo da una prospettiva non-convenzionale. La cosa sorprendente sta proprio nel fatto che su Pianeta Marte.net, a proposito di esobiologia, si affronta da quasi 10 anni proprio ed esattamente la possibilità che esista su Marte una estesa biosfera a partire proprio dalle rocce! Merito del mio collega ed amico, dr. Alessio Feltri che mi ha aiutato a identificare tali strutture immerse nelle sabbie marziane, ai poli e dappertutto.

Ecco, questo è un modo perlomeno più serio di fare ricerca indipendente! Utilizzando solo ed esclusivamente materiale pubblico e fruibile dalle fonti ufficiali. E non prendendo una e dico una singola porzione di immagine, guardarla e dire quello che ci sembra di vedere… No! Il modo corretto di fare ricerca indipendente consiste nel raccogliere molte immagini dello stesso soggetto oppure immagini globali ben definite e confrontarle in modo approfondito, coadiuvate da dati e altri riferimenti. Studiare! Sbattersi!

Rendo l’idea?

Ecco il nostro materiale. Premetto che questa documentazione riassume e integra lavori a partire dal 2005, anno in cui ho iniziato a collaborare con il dr. Alessio Feltri.

del dr. Alessio Feltri
http://www.pianetamarte.net/vedere_la_vita_01.htm
http://www.pianetamarte.net/vedere_la_vita_02.htm
http://www.pianetamarte.net/vedere_la_vita_03.htm

di Matteo Fagone
http://www.pianetamarte.net/matrice_biogenica_01.htm
http://www.pianetamarte.net/matrice_biogenica_02.htm

sulla annosa querelle della resa cromatica di Marte:
http://www.pianetamarte.net/marte_oggi8.htm

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Fonti:
(riproduzioni fotografiche degradate ed utilizzate a fini educativi- Art.10 Convenzione di Berna)

Per seguire “pianetamarte.net” di ‘Matteo Fagone’:
http://www.pianetamarte.net/
https://www.facebook.com/pianetamarte2