9 domande a Leonardo Dragoni

A cura di Alessandro Novelli e Tiziano Farinacci

Leonardo Dragoni è tra i maggiori esperti italiani in materia ‘Cerchi nel grano‘ e autore di serie ed importanti pubblicazioni sull’argomento.

Il suo ultimo lavoro “STORIA DEI CERCHI NEL GRANO. LE ORIGINI” è il primo a ripercorrere la nascita e l’evoluzione del fenomeno a livello internazionale, con una seria ricerca delle fonti, anche di difficile reperibilità.

1) Nella tua precedente pubblicazione editoriale (“La Verità sui Cerchi nel Grano. Tesi e confutazioni di un fenomeno discutibile“) approfondivi le indagini che nell’ultimo ventennio avevano stimolato il dibattito culturale sui cerchi nel grano (crop circles, agroglifi, pittogrammi).
Con “Storia dei Cerchi nel Grano. Le origini”, racconti con rigore e oggettività il corso degli eventi, fin dagli albori.
La domanda è d’obbligo: come nasce la tua passione per il fenomeno dei crop circles?
Nasce circa quindici anni fa.
Onestamente non ricordo il momento esatto in cui è successo, o l’episodio specifico che ha fatto sorgere in me questa passione. Forse non c’è un preciso evento o momento scatenante. Per indole sono sempre stato attratto da cose misteriose, arcane. I cerchi nel grano mi intrigavano e mi intrigano moltissimo, perché tra tutti i misteri erano e sono per me i più contemporanei e i più accessibili.
Si verificano ogni anno ovunque, anche a pochi chilometri da casa mia. Posso studiarli sui libri e poi andarli a visitare di persona. Vederli in foto e poi entrarci dentro, perfino portarmi qualche spiga a casa, come souvenir. Di quanti misteri potrebbe dirsi la stessa cosa
Inoltre quella dei crop circles per me è sempre stata un’attrazione emotiva, istintiva. Quando li vedo, difficilmente riesco a non emozionarmi, anche oggi che sono certo si tratti semplicemente del risultato di una forma d’arte umana (quindici anni fa non ero esattamente di questa opinione).

2) Perché i cerchi nel grano sarebbero dovuti essere opera di forme di vita extraterrestre? Quale l’anello di congiunzione?
L’anello di congiunzione tra cerchi nel grano e vita extraterrestre credo che si debba rinvenire principalmente nel desiderio stesso e nella speranza stessa di una moltitudine di persone, di ogni età, etnia, cultura, ceto economico e sociale. Desiderio e speranza (per tanto rispettabili) che queste forme geometriche impresse sul terreno siano o possano essere opera di una forma di intelligenza superiore o aliena. Desiderio e speranza cavalcate (poco responsabilmente) da molti media. Desiderio e speranza che purtroppo non coincidono con la verità ma anzi ci hanno allontanato da quest’ultima, hanno condizionato e fuorviato il pensiero, alimentato illusioni, prodotto favole e mistificazioni.
Ricorrere a spiegazioni esotiche o aliene per spiegare questi pittogrammi, perfino  ove avvenga con argomenti ingenui e assolvibili come quelli del desiderio e della speranza, ha di fatto significato nutrire la Dea della superficialità, del pressapochismo e del sensazionalismo. Si, perché chiunque si fosse davvero preso la briga di studiare il fenomeno in modo serio, con dovizia di particolari e con spirito critico, sarebbe certamente uscito dal circolo vizioso in cui l’ignoranza (intesa come mancanza di conoscenza) vuol continuare a costringerlo.

3) Nutri ancora qualche dubbio sulla natura terrena dei cerchi? Se così fosse, quali sono stati i casi che più hanno messo a dura prova la tua razionalità?
Mi è capitato di dover studiare o prendere in esame alcuni casi particolari, insoliti, apparentemente inspiegabili, o di difficile comprensione e interpretazione. In genere non sono quelli che i sedicenti esperti né la comunità dei cosiddetti believers (coloro che simpatizzano per una spiegazione esotica, extra-terrestre, irrazionale o comunque credono alla natura misteriosa del fenomeno) reputa importanti, bensì altri casi minori spesso anche ignoti al grande pubblico. Cioè si tratta di alcuni casi in cui sono state rinvenute delle anomalie a cui non è sempre stato possibile dare una spiegazione certa. Anche qui non mi riferisco alle numerose presunte anomalie che i sedicenti esperti o i cosiddetti believers reputano importanti, ma ad altre per lo più ignote al grande pubblico. Ad esempio la presenza di un esemplare di pianta eretta e integra nel mezzo di una piantagione allettata; oppure questioni tecniche come la presenza di alcune deformazioni a tortiglione di alcuni peduncoli, o una apparentemente anomala espansione cellulare della brattea ecc. Si è trattato comunque di casi sporadici e isolati, che quindi non rappresentano una caratteristica del fenomeno, bensì una sua eccezione.
Inoltre il fatto che sia complesso trovare una spiegazione scientifica certa (ci sono comunque delle ipotesi plausibili e verosimili), non può in alcun modo significare che la spiegazione debba essere di tipo extraterrestre o aliena (per la quale non ci sono neppure ipotesi vagamente plausibili).

4) Leggendo il tuo libro, quindi analizzando in modo serio fatti e contesti nei quali il fenomeno ha assunto le attuali proporzioni, risulta chiara la mistificazione perpetuata dagli storici ricercatori/monopolizzatori. A parer tuo, il movente è stato quello meramente economico o c’è dell’altro?
Distinguerei nettamente tra storici e ricercatori, e poi tra questi ultimi e pseudo ricercatori.
Se si eccettua forse Paul Fuller (che però scriveva come parte in causa e testimone contemporaneo degli eventi), storici di questo fenomeno, nel senso letterale del termine, non ce ne sono stati, e non ce ne sono. Anche per questo ho deciso di provare a scrivere la “Storia dei cerchi nel grano”. Storia appunto, quindi empirica, fattuale, analitica e sistematica. Spero che possa essere un punto di partenza per futuri storici, se ci saranno. Ricercatori invece ce ne sono stati e ce ne sono, ma pochi hanno provato ad approfondire la conoscenza di questo fenomeno affidandosi a quella cosa strana a cui l’uomo si affida quando deve sviluppare le proprie conoscenze e far progredire l’umanità: la scienza. Ben più affollato, vasto e frammentato, è sempre stato ed è l’universo degli pseudo ricercatori, che purtroppo con la complicità del circo mediatico sono spesso assurti al ruolo di opinion-makers, nonostante la grande parte di loro non conoscano neppure l’argomento sul quale pontificano.
Costoro in genere propongono false piste, idee bizzarre e strampalate, teorie e ipotesi infondate, acrobazie e salti nel buio, costringendo i ricercatori (quelli seri) a dover perdere del tempo per confutare i loro vaneggiamenti.

Riguardo il movente economico credo si possa dire che in alcuni casi e in certa misura è stato un elemento di consistenza innegabile. Tuttavia vorrei evitare generalizzazioni. Per dare una risposta puntuale dovremmo fare dei distinguo e degli approfondimenti caso per caso. In assenza dei quali, temo che ridurre tutto al movente economico rischi di essere una semplificazione dozzinale e fuorviante.

5) Al peggio non c’è mai fine. Attualmente esistono pseudo ricercatori che attribuiscono la natura di messaggi cristico/mariani ai cerchi o crop circles. Tali deliri (o almeno visti come tali da persone dotate di onestà intellettuale) sembrano attecchire con una certa facilità su una massa non indifferente di persone. Come replicheresti a costoro?
Figurati che io sono anche tendenzialmente ateo, e sulla storia di Cristo, di Maria, e del cristianesimo, ho delle remore ad accettare la versione riconosciuta e accreditata come autentica. Quindi sarei in difficoltà se dovessi replicare a questi pseudo ricercatori di cui tu parli. Fortunatamente non devo farlo.

Inoltre ho provato a documentarmi sulla cosiddetta “Coscienza cristica”, su questi “livelli di consapevolezza” al cui ultimo gradino – se non capisco male – si troverebbe l’Amore assoluto. Ho capito che ci sono dei legami con il concetto olistico del mondo e con quello di “Gaia” il pianeta che vive. Ho capito che c’è della filosofia, ma in tutta onestà – senza voler fare alcuna ironia – non riesco a comprenderne il senso, e non mi pare possa esserci alcune legame (se non estremamente fantasioso e artefatto) con i crop circles. Banalmente, per confutare ipotesi di questo genere, credo che basterebbe evidenziare che non esiste neanche una semplice prova o dimostrazione logica o semplicemente empirica che i cerchi nel grano abbiano nulla a che vedere con questo genere di cose, mentre esistono numerose dimostrazioni pratiche e scientifiche che spiegano diversamente la natura dei crop circles. Però ripeto, avrei difficoltà, come ho difficoltà a parlare di religione con chi, ad un certo momento della discussione, ti dice che con la sola logica e razionalità non si può capire un evento superiore e trascendente, o non si può capire non avendo il dono della fede. Personalmente questo dono non ce l’ho, e non so cosa rispondere ad argomentazioni del genere. Le accetto, ne prendo atto, senza condividere. Per voler usare una metafora facendo una battuta, che come tale spero non offenda nessuno, direi che è complicato spiegare che gli asini non volano, a qualcuno che vede gli asini volare.

6) Gli autori di riviste spazzatura, dediti a proporre misteri ormai svelati, continuano a propinare le cosiddette “anomalie” come discriminanti tra cerchi autentici e cerchi falsi. Illuminaci sulle presunte anomalie e se ritieni ce ne siano di non spiegate…
La distinzione tra cerchi autentici e cerchi falsi è un concetto molto aleatorio, che andrebbe prima o poi spiegato. Io continuo a dire che tutti i cerchi sono autentici (come opere di land-art), perché tutti i cerchi sono falsi (cioè non realizzati da intelligenze diverse da quella umana). Secondo invece i believers, ci sono cerchi autentici (alieni, o comunque misteriosi e inspiegabili) e cerchi falsi (umani). I primi si distinguerebbero dai secondi perché presenterebbero tutta una serie di anomalie. L’elenco di queste anomalie (allungamento dei nodi apicali, mosche morte, esplosione dei nodi dette cavità di espulsione, germinazione insolita, campo magnetico alterato, ecc.) è in continua espansione, poiché di volta in volta se ne scoprono o inventano di nuove. Sebbene queste anomalie vengano ciclicamente avvalorate da vari mass media, da alcuni pseudo ricercatori e da una mediocre quanto vasta letteratura, alla prova dei fatti si sono dimostrate essere il frutto di ignoranza, analisi superficiali o inesatte, interpretazioni capziose,  mistificazioni, e così via.

Per confutare seriamente molte di queste presunte anomalie (che a ben vedere tali non sono) ho impiegato credo quasi un centinaio di pagine nel mio primo libro. Come fare per risponderti in poche righe? Facciamo un solo esempio, brutalizzando e schematizzando molto i concetti. Diciamo allora che alcuni sostengono la seguente sequenza di affermazioni-deduzioni: 1) nei cerchi nel grano alcuni nodi delle spighe risultano fortemente allungati, a volte gonfi o esplosi 2) questa è la prova che le spighe sono state sottoposte a una forma di calore, perché quest’ultimo fa bollire l’acqua interna agli steli  e aumenta la pressione interna, al punto che i nodi si allungano e  a volte esplodono, generando quelle che sono dette “cavità di espulsione”, perché di li viene espulsa l’acqua, che altrimenti non avrebbe trovato una sfogo 3) questo calore viene generato da invisibili microonde, come dimostra anche l’esperimento di inserire una spiga in un forno a microonde e osservarne i mutamenti 4) considerata la forma geometrica, la dimensione del pittogramma e il breve tempo necessario per crearlo, si deve ritenere che questa imposizione di calore/microonde provenga dall’alto, da una intelligenza superiore (aliena).

Questa sequenza viene presentata in modo più suggestivo di quanto abbia potuto fare io in poche righe, e viene avvalorata da altri elementi di contorno, da dichiarazioni di pseudo scienziati e pseudo ricercatori, da filmati accattivanti (magari falsi, perché no, come quello delle sfere di luce di Oliver Castle). A quel punto diviene quasi secondario il fatto che:

1) i nodi delle nostre spighe risultano allungati perché una pianta che subisce un trauma come può essere l’allettamento (schiacciamento a terra, anche meccanico, con una tavola di legno), ginocchierà, e reagirà tentando di risollevarsi verso la luce. Per fare questo utilizzerà le proprie articolazioni, cioè i nodi. I quali potrebbero essere troppo danneggiati, o senescenti, e quindi potrebbero rompersi. In agronomia tutto ciò è noto, si chiama ginocchiatura, fototropismo e gravitropismo, e la misteriosa “cavità di espulsione” si chiama semplicemente rottura. Non c’è davvero niente di misterioso
2) Se fosse stato invece il calore a far bollire i liquidi all’interno degli steli, dovremmo almeno ricordarci dei nostri studi alle scuole elementari, durante i quali qualcuno deve averci insegnato che l’acqua bolle a cento gradi celsius. A quella temperatura non si spiegherebbe come mai l’intera piantagione non sia morta, incenerita, e neppure si spiegherebbe come mai il resto della coltivazione al di fuori del cerchio non sia stato neppure lontanamente interessato da questo misteriosa e potentissima fonte di calore
3) chi sostiene la faccenda dell’irraggiamento di microonde non ha evidentemente mai messo una spiga dentro un forno a microonde per osservarne gli effetti: lo stelo avvizzisce, annerisce, si brucia, scoppietta, fa di tutto, secondo il tipo di pianta e le impostazioni di temperatura e minutaggio che decidiamo di settare nel forno, ma praticamente in nessun caso produce le “anomalie” tipiche degli steli dei crop circles
4) proprio la forma geometrica e simbolica appartenente alla nostra cultura, e il fatto che negli anni questi cerchi siano divenuti sempre più grandi, belli, articolati e complessi, testimonia una volta di più che si tratta semmai di un artefatto umano, cosa per altro dimostrata in centinaia di modi e in centinaia di occasioni, con centinaia di varianti, anche di fronte a telecamere e notai. Non si comprende invece in base a quale logica o ratio dovrebbe trattarsi di opere di manifattura aliena.
La vera anomalia inspiegata, e per me inspiegabile, continua ad essere la seguente: come mai le riviste o le trasmissioni “spazzatura” – per usare la tua definizione – hanno un seguito maggiore o vendono più di quelle serie o scientifiche? Ma questo è un problema antropologico, sociologico e culturale, non attiene più ai cerchi nel grano.

7) Al fine di approfondire gli aspetti rimasti senza una spiegazione ragionevole, in tema di cerchi nel grano: qual è il tuo pensiero, relativamente alle contraddizioni espresse da Bower nel dichiarare (a più riprese) di aver intrapreso per burla (nel ‘78) la creazione di cerchi nel grano, per poi riferire invece – in un secondo momento – di aver iniziato nel 1975 perché “qualcosa là fuori” gli diceva di farlo?
Douglas Bower e David Chorley, a beneficio di chi non lo sapesse, all’epoca dei fatti erano due pensionati ex artisti di Southampton che dissero (e in gran parte dimostrarono) di essere gli inventori del fenomeno dei cerchi nel grano, e i realizzatori materiali di moltissimi crop circles apparsi nelle campagne inglesi dalle origini (1975-1978 appunto) fino al 1991, anno in cui la loro storia divenne di pubblico dominio grazie ad un famoso articolo sul quotidiano “Today”.

Ciò detto, non saprei dire con assoluta certezza perché modificarono la loro posizione riguardo la data iniziale della loro attività. È uno degli aspetti controversi della storia di Bower e Chorley. Io ho una mia idea personale, e cioè che i due si fossero resi conto, ad un certo punto, che esistevano dei casi precedenti al 1978. Quindi ebbero paura di perdere la genitorialità del fenomeno. Allora retrodatarono l’origine di due anni. Poi, per stare più sicuri, la retrodatarono di un ulteriore anno.

Esiste anche la possibilità, come racconto in un paragrafo del mio ultimo libro, che la vera origine del fenomeno dei cerchi nel grano debba retrodatarsi di una decina di anni, quindi spostarsi attorno alla metà degli anni Sessanta, non in Inghilterra bensì in Australia (dove per altro Bower visse dal 1958 al 1966, prendendo ispirazione).

Bower e Chorley – come hanno ampiamente dimostrato – possono e debbono essere comunque considerati i padri di questo fenomeno. Furono loro a connotarne le caratteristiche salienti e a renderlo un mistero di massa, attraverso la pervicace realizzazione di pittogrammi che – per l’epoca in cui venivano realizzati – non erano affatto così tecnicamente e artisticamente malvagi come qualche detrattore vuol farci credere.

8) Oggi viviamo nella società (anche) dell’informazione “a tutti i costi”, che produce frequentemente e inevitabilmente una certa dose di disinformazione. Quali ritieni siano i bacini informativi, in materia di crop circles, meritevoli di fedeltà da parte di quell’utenza che desideri nutrirsi di verità piuttosto che di fantasia?
In genere le buone informazioni bisogna un po’ andarsele a cercare scavando al di sotto della superficie, o della crosta. A patto di non fermarsi alle apparenze, ritengo ci sia un modesto numero di ottimi bacini informativi. La maggior parte si trovano in Inghilterra. Consiglio a tutti di andare a leggere Paul Fuller e i suoi libri, e anche il periodico da lui edito in quegli anni, intitolato “The Crop Watcher”, autentica miniera di informazioni di prima mano, pregiate e di qualità. Purtroppo non è mai stato tradotto, ed è difficilmente reperibile, anche se alcune copie si riescono a trovare online.
Ho tentato invano di contattare Fuller, perché vorrei rendere più fruibile e consultabile il suo materiale.

Anche in Italia abbiamo avuto ottimi studiosi di questo fenomeno, come  Margherita Campaniolo e soprattutto Francesco Grassi, che devo ringraziare anche per aver scritto la prefazione al mio ultimo libro. Grassi, tra le altre cose, ha prodotto un importantissimo documento scientifico che nel 2005 ha dimostrato l’inconsistenza della precedente letteratura, anche quella a torto considerata scientifica (ad esempio alcune pubblicazioni di Levengood e di Haselhoff). Quella fu una tappa importante che ricondusse le cose nel loro alveo naturale, in un momento in cui si correva il rischio di lasciarsi trascinare dall’euforia per un fenomeno ancora poco conosciuto e già troppo mistificato.

Ci sono anche molte altre fonti meritevoli di credito e di attenzione, un po’ in tutto il mondo. Nel mio libro, che ripercorre e approfondisce le vicende storiche del fenomeno, ne cito moltissime.

Infine vorrei dire che anche le fonti meno autorevoli, o più fantasiose, se valutate per quello che sono e per quello che possono offrire, hanno la loro utilità. Un po’ come un documento falso, che è pur sempre un documento. Dietro la sua creazione c’è un falsario con uno scopo e un movente, la cui comprensione ci racconta una storia tutt’altro che inutile e tutt’altro che falsa.

9) Ti ringraziamo per la disponibilità e ti auguriamo il meglio Leonardo. Nuovi progetti per il futuro?
Al momento sono impegnato a studiare e a scrivere su tutt’altro argomento, ma di certo continuerò a occuparmi di misteri (veri e falsi) e di cerchi nel grano, anche tramite il mio sito cropfiles.it
Grazie a voi delle domande, le cui risposte spero possano contribuire a fare un po’ di luce su questo fenomeno, ancora tanto equivocato e incompreso. Ma sempre emozionante.

_______________________________________

Fonti:
(riproduzioni fotografiche degradate ed utilizzate a fini educativi- Art.10 Convenzione di Berna)

Per acquistare “Storia dei Cerchi nel Grano. Le origini” di ‘Leonardo Dragoni’ on-line clicca qui