11 domande a Chiara Russotto

A cura di Tiziano Farinacci e Alessandro Novelli

Chiara Russotto, la giovane autrice della tesi/libro “UFO: percezioni, credenze, stereotipi” sugli aspetti psico-sociali del fenomeno UFO, importante analisi che ripercorre studi, spesso trascurati dalla pseudo-ricerca, nonostante contribuiscano a spiegare le manifestazioni ufologiche sin dalla loro nascita.

1) Cosa ti ha spinto ad improntare la tesi di laurea all’Ipotesi psico-sociale sugli UFO e qual era, all’inizio di questa avventura, la tua conoscenza della “Storia Ufologica” in genere?
La scelta di fare una tesi per il mio corso di laurea in Scienze e Tecniche psicologiche, focalizzata sugli aspetti psico-sociali del fenomeno UFO, è stata contemplata a lungo: questa tematica e tutto ciò che gli gravita attorno, difficilmente è considerata “seria” e/o meritevole d’indagine scientifica. Questo accade, a mio avviso, a causa delle innumerevoli speculazioni e produzioni (film, romanzi, programmi TV, pubblicità, fumetti, oggettistica, musica etc.), che hanno conferito a questo tema un carattere “sensazionalistico” e “fantascientifico”. Un’altra causa deriva dal fatto che, almeno nel nostro Paese, in ambito psicologico, non vi siano ricercatori che fanno del fenomeno UFO e delle derivanti implicazioni psico-sociali, il loro oggetto di studio.
A fronte di tutto ciò, è facile immaginare quanto decidere di scrivere una tesi sull’argomento, che potesse avere una valenza scientifica e che potesse essere convincente in ambito accademico, sia stata una scelta ardua e “rischiosa”: se non avessi dimostrato la centralità della psicologia nello studio del problema ufologico, i miei intenti non sarebbero stati compresi e avrei compromesso la mia discussione di laurea.
Dovevo inoltre “creare” una connessione tra psicologia sociale e ufologia, non essendo questa rintracciabile nei convenzionali libri di testo e fronteggiare l’estraneità del mio relatore circa la tematica ufologica.
Proprio per l’alta componente di rischio e difficoltà, è stata una sfida molto stimolante che mi ha spinto a fare un lavoro quanto più minuzioso possibile, nell’esiguo tempo a mia disposizione. Infine, il fatto che grandi della psicologia come Jung e Festinger si fossero occupati dell’argomento, ha costituito per me una spinta motivazionale non indifferente.
Oltre ciò, i fenomeni ufologici hanno sempre suscitato in me molta curiosità fin da piccola: guardavo spesso documentari a tema ma non avevo mai approfondito l’argomento attraverso studi indipendenti. La mia conoscenza sulla “storia ufologica” quindi, prima di scegliere l’argomento della mia tesi, era superficiale e stereotipata. Per questo motivo non è stato semplice scrivere una tesi di questo genere: le mie indagini sono durate più di un anno perché ho dovuto passare al vaio un’enorme mole di file, ricerche scientifiche, tesi e testi, scritti spesso in inglese e francese (forniti sovente dal Cisu – Centro Italiano Studi Ufologici).
L’idea di scrivere una tesi in cui psicologia e ufologia si fondono è nata proprio dalla visione di un documentario (credo del canale “Discovery Channel”), in cui veniva citata l’Ipnosi Regressiva spesso praticata su sedicenti addotti dagli alieni. Da lì l’idea di indagare e capire quanto la psicologia (in particolare l’approccio della psicologia sociale), potesse dare un contributo concreto e scientifico a quest’argomentazione e quali implicazioni sociali e psicologiche potesse avere la questione “UFO” sulla gente.
La scelta d’improntare la tesi sull’Ipotesi psico-sociale sugli UFO, in ultima istanza, nasce dalla voglia di presentare in ambiente accademico qualcosa di nuovo e di poco esplorato soprattutto dal punto di vista psicologico.
Sono stata sempre convinta che la tesi di laurea (anche trattandosi di una laurea a ciclo breve) debba essere un “frutto nuovo”, il risultato della commistione dei diversi strumenti, nozioni e conoscenze acquisite durante il proprio percorso accademico. Non volevo scrivere una tesi su un argomento già studiato ma volevo creare qualcosa di “originale”, diversamente mi sarei terribilmente annoiata! Tutto il resto venne da sé durante le mie indagini.

2) Premettendo che il ‘mondo ufologico italiano’ vede al suo interno la presenza (più o meno costruttiva/invasiva/dissociatamente cognitiva) di realtà (più o meno istituzionali/indipendenti/fuorvianti)… Cosa ti ha portato, a fini consulenziali e recupero documenti, a rivolgerti (a nostro avviso “con successo”) al CISU (Centro Italiano Studi Ufologici), potendo contare sulla preparazione ed onestà intellettuale di esponenti del calibro di Roberto Labanti, Paolo Toselli e Edoardo Russo?
Come dicevo, prima di scrivere la mia tesi, la mia conoscenza sulla storia ufologica era scarna e stereotipata, totalmente estranea invece al panorama ufologico italiano, alle tante associazioni, gruppi, forum su internet e ricercatori indipendenti che studiano (con metodologie più o meno discutibili), la fenomenologia UFO.
La scelta di rivolgermi al CISU non mi è stata consigliata da nessuno. Sono approdata a loro attraverso una ricerca indipendente su internet, che aveva come scopo quello di individuare associazioni o Enti che adottassero una prospettiva scientifica e razionale allo studio del fenomeno ufologico (solo un’associazione così orientata poteva essere utile e consona alla scrittura di una tesi scientificamente fondata).
Inoltre, esplorando il sito, notai che il CISU è un’associazione privata senza fini di lucro, che si autofinanzia e che si oppone all’ufologia “commerciale” e sensazionalistica: cosa che apprezzai molto poiché conforme al mio modo di fare e di pensare. Per di più scoprii che questa associazione aveva seguito altre due tesi di laurea sull’argomento (una di Stefania Genovese, versante filosofico e l’altra di Daniele Parisi, versante sociologico), la mia tesi invece, credo sia la prima a carattere psicologico nel panorama italiano. Questa scoperta instillò spontaneamente in me la sensazione di affidabilità e serietà. Decisi così di mandare una mail al Centro Italiano Studi Ufologici, descrivendo l’idea di proporre al mio relatore una tesi che aveva come oggetto un’analisi psicologica del fenomeno ufologico. Pensai che non avrei mai ricevuto un riscontro. Invece, già il giorno dopo, ricevetti risposta da Edoardo Russo. Quello fu l’inizio di un lungo e proficuo scambio di mail (attualmente attivo), che nel novembre del 2013, portò alla pubblicazione della tesi da parte dell’UPIAR.

3) Quali sono stati i riscontri che hai avuto modo di percepire, in seguito alla pubblicazione della tesi da parte dell’UPIAR, nel variegato mondo telematico?
I riscontri sono stati e continuano ad essere piacevolmente positivi nella maggior parte dei casi. Ho istituito un apposito profilo facebook per avere un rapporto più diretto con chi volesse avere informazioni sul libro o per scambiare opinioni sull’argomento ufologico e non solo. Ed effettivamente la risposta “telematica” è stata veramente ampia: molta gente si è messa in contatto con me tra cui membri del Cisu, del Cun (Centro ufologico Nazionale), scrittori affermati, semplici appassionati e curiosi di qualsiasi “orientamento ufologico”, credenti e scettici. In particolar modo viene considerato “coraggioso” il fatto che una ragazza di 25 anni abbia scelto di improntare la propria tesi di laurea su un argomento così chiaramente “spinoso” e controverso, spesso preso poco sul serio soprattutto in campo accademico.
Nonostante ciò, come credo sia normale, qualche critica è arrivata da chi, purtroppo, si è fatto un’idea superficiale del mio libro senza averlo letto, non capendo così i miei intenti e il mio approccio (spesso relegato a semplice analisi “sociologica”).
Qualche critica è arrivata anche da chi ha letto la mia tesi: appassionati e studiosi del fenomeno, hanno “accusato” il mio libro di non contenere una certa teoria o di non aver dedicato sufficiente spazio ad una trattazione piuttosto che a un’altra. Qualcuno addirittura ha desunto dal mio testo che chi avvista UFO sia gente che soffre di psicopatologie! Invece ho proprio affermato il contrario!
Infine qualcun altro ha creduto che il mio libro fosse stato scritto in realtà da chi mi aveva dato una mano nel recupero delle fonti ossia Russo, Labanti e Toselli… che dire? L’ho preso come un complimento!
Alla luce di ciò, penso sfugga spesso che la mia è una TESI e in quanto tale essa ha dei limiti compositivi, specie trattandosi di una tesi triennale che di solito dovrebbe essere composta di 30/40 pagine “all inclusive”. La mia tesi invece è composta di ben 80 pagine (considerando che ho dovuto sfoltirla spesso sacrificando spunti anch’essi importanti, rinunciando a più di venti pagine). Non era possibile trattare tutto, citare tutti i documenti ufologici esistenti e tutti i ricercatori che hanno dato un contributo: ho dato maggiore credito alle ricerche scientifiche e documenti che più ritenevo importanti e determinanti, che si legavano all’Ipotesi psico-sociale sugli UFO (fulcro d’interesse dell’intera trattazione). Inoltre ho avuto modo di notare che si ha difficoltà a capire che la mia non è una tesi “sociologica” ma “psico-sociale”: tra le due vi è una notevole differenza.

4) Hai accennato ad alcuni fraintendimenti circa il tuo lavoro. Quali sono secondo te quindi i punti forti e gli eventuali punti deboli di ciò che hai scritto?
Volendo individuare un punto debole penso di poter affermare abbastanza tranquillamente che il mio testo non fornisca una risposta esaustiva del rapporto Psicologia/Ufologia: come ho appena spiegato, molto ancora poteva essere scritto ma a causa di limiti compositivi imposti, ho dovuto necessariamente ridimensionare il materiale prodotto.
Per quanto riguarda i punti di forza credo ve ne siano svariati. Ho potuto riconoscerli grazie ai commenti di chi ha avuto modo di leggere il libro.
In particolar modo ho faticato per rendere fruibili a tutti i contenuti espressi soprattutto a chi volesse approcciarsi per la prima volta sia all’ufologia sia alla psicologia. Nello specifico ho cercato di coniugare concetti teorici e pratici in un linguaggio semplice, senza però escludere l’utilizzo di termini “tecnici”, sempre (o quasi), accompagnati dalle dovute spiegazioni. A questo scopo ho adottato una struttura che potesse favorire la comprensione efficace delle variabili psicologiche del fenomeno ufologico, fornendo però in maniera preliminare, conoscenze basilari della nascita dell’ufologia, del significato della parola UFO e come e in quale contesto storico sociale nasce questo fenomeno. Diversamente sarebbe stato difficile per chi non ha una conoscenza ufologica e/o psicologica, capire il senso dell’intero testo. Sarebbe stato un libro tecnico per pochi “eletti”.
In sintesi punti di forza sembrerebbero essere la chiarezza dei contenuti, la semplicità e la fluidità della forma.
Altro aspetto molto apprezzato è l’ampiezza della bibliografia: ho citato svariate ricerche scientifiche principalmente in ambito psicologico, sconosciute alla maggior parte di “curiosi” che spesso si documentano tramite forum o testi ufologici. E’ stato quindi attribuito al mio lavoro, il modesto merito d’insegnare qualcosa di nuovo (sia per quanto riguarda la descrizione delle diverse ipotesi sorte attorno al tema UFO, sia di concetti generali di ufologia e psicologia) e di far luce su alcuni punti grazie all’approccio scientifico adottato.
Altra cosa di cui vado molto fiera è l’aver riadattato concetti cardine della psicologia sociale (per esempio lo stereotipo, l’influenza sociale e la dissonanza cognitiva), in maniera del tutto originale rispetto alla tematica ufologica. Senza voler peccare di presunzione, credo sia difficile trovare un simile riadattamento in un testo italiano.
Infine credo che uno dei pregi maggiori del mio lavoro risieda nella scelta di non essermi schierata e nell’adozione di una prospettiva più oggettiva e scientifica possibile, fornendo l’opportunità al lettore di crearsi liberamente un’idea rispetto a quanto letto senza “induzioni” o influenze implicite di sorta.

5) E’ ormai accertato che l’uomo necessiti periodicamente di credere in qualcosa che vada oltre le sue conoscenze e la sua “realtà “, bisogno che assume le forme più disparate a seconda del periodo storico e del contesto socio-culturale, nonchè del “momento” di vita (es. un tempo si incontravano nei boschi “fate e folletti”, in era ufologica si incontrano “omini verdi” e “alieni grigi”). Quanto la proposta mediatica/pseudo-scientifica, inerente a tali argomenti, continua ad incidere sulla creazione di un vero e proprio fenomeno di massa, da sporadici ed estremizzati bisogni individuali?
Effettivamente esistono diversi programmi TV, libri e documentari che sembrano avere più l’obiettivo d’instillare e fomentare la credenza nei fenomeni paranormali e/o nella veridicità di avvistamenti UFO e storie di abduction aliene, più che fornire un punto di vista neutrale a partire dal quale, il lettore possa fare le sue personali considerazioni senza che il suo pensiero venga in qualche modo influenzato. Sono pochi quei programmi TV, libri o associazioni che riescono ad affrontare lo studio e l’analisi di tali fenomeni senza “schierarsi”: spesso si ha la sensazione di scegliere un “punto di vista” invece veniamo indotti e influenzati a pensarla in un certo modo.
Questa proposta mediatica/pseudo-scientifica di certo, incide notevolmente sui bisogni primordiali dell’uomo, in particolare sul bisogno di credere in qualcosa che sfugge alla nostra comprensione. Spesso si è tentati di credere in un “progetto” troppo ardito perché sia compreso dai “comuni mortali” e sovente ci si arrende a quest’idea, senza ricercare spiegazioni scientifiche o razionali. E’ interessante notare ancora una volta quante analogie vi siano tra le credenze religiose e le credenze nei fenomeni paranormali e in particolare la credenza (quella estremizzata) nell’ esistenza aliena.

6) Come ricordano Grassino e Russo e da te sottolineato e spiegato nel tuo libro, il mito UFO rappresenta un “fenomeno nel fenomeno”. Eppure, parte della ricerca ufologica, sembra davvero non voler prendere in considerazione tali studi. Gran parte della pseudo-ricerca ufologica potrebbe soffrire di “dissonanza cognitiva”, oppure pensi prevalga ignoranza, incopetenza o semplici ma cospicui interessi economici?
La questione non è semplice, credo possano valere tutte le ipotesi possibili: talvolta “dissonanza cognitiva”, talvolta ignoranza o incompetenza e probabilmente (spererei fortemente di no), di interessi economici o chissà cos’altro. Spesso e volentieri si tratta di semplice desiderio di credere in qualcosa che sembra “inspiegabile” e straordinario, fuori dalla nostra portata: la credenza in forme di vita aliene che di tanto in tanto scrutano la nostra Terra e che cercano di comunicare con noi, gode di una forte attrattiva che ammalia gente comune quanto “seri” studiosi. Fortunatamente esistono ricercatori e appassionati dotati di elevata onestà intellettuale che hanno come solo scopo la divulgazione scientifica derivante da ricerche rigorose. Nel panorama italiano, per esempio, il Cisu e Cicap (Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sul Paranormale), secondo me, riflettono bene quest’ultimo tipo di orientamento.

7) Spesso la “paracufologia” attribuisce tout-court credibilità ad un avvistamento/fenomeno anomalo se raccontato da Capi di Stato, Ministri, militari ecc. L’espediente “propagandistico” sembrerebbe funzionare… tuttavia per la psicologia sociale, qualsiasi soggetto può vivere determinate esperienze “vittima” di stereotipi, fuorvianti meccanismi percettivi e psicologici (da te ottimamente riassunti nel testo), oppure i citati ne sono esonerati?
Spesso se un’esperienza straordinaria viene raccontata da Ministri, persone famose, cui si attribuisce una credibilità sopra la media solo perché appaiono in tv, l’effetto non può che essere determinante sull’opinione pubblica (l’effetto di una simile influenza è particolarmente evidente quando a sostenere l’esistenza di certi fenomeni “anomali”, o l’esistenza di forme di vita straordinarie, sono leader religiosi o simili che, come sappiamo, hanno un ascendente notevole sulla gente).
Nondimeno credo che nessuno possa essere immune dall’effetto di meccanismi percettivi (allucinazioni o più spesso illusioni percettive) e meccanismi psicologici: questo perché non siamo “macchine” infallibili, le nostre concezioni, le nostre credenze, il nostro bagaglio culturale e valoriale, l’intero armamentario di disposizioni personali, emozioni, motivazioni, stereotipi socialmente appresi, influiscono su ciò che pensiamo di aver visto/sentito o ciò che pensiamo di ricordare (non è raro che facciamo appello a ricordi che sono in realtà “falsi” ricordi). Quest’influenza opera spesso in maniera inconscia. Il mio lavoro mira a incoraggiare una presa di consapevolezza di tali meccanismi di cui tutti possono essere vittime (compresi politici e sedicenti “esperti in materia”).
E’ evidente che sulla questione ufologica aleggi un alone di mistero, molto deve essere ancora chiarito. Non so se ci sia “qualcosa sotto”, non sono una sostenitrice della Teoria della Cospirazione. Personalmente penso che la scienza (intesa nella sua più ampia accezione), in un momento più o meno prossimo potrà darci le dovute e ulteriori risposte.

8) Spesso la presunta genuinità di un fenomeno è direttamente proporzionale al numero di persone che dicono di averlo visto/vissuto, così come discriminante è che soggetti vivano esperienze simili sia pur in contesti storico-sociali e culturali differenti ed indipendenti. Qual’è il tuo punto di vista in merito?
E’ indubbio che, quando un fenomeno come un avvistamento di un presunto velivolo alieno, viene riportato da diverse persone, specie se appartenenti a contesti culturali e storico-sociali differenti, la tentazione di attribuirgli una valenza e una veridicità, è forte.
In particolare vi è la tendenza a pensare che più testimoni hanno “visto” la stessa cosa, più siano affidabili di chi era solo al momento di un avvistamento. La maggior parte dei casi IFO (Oggetti Volanti Identificati) però, riguardano proprio un gruppo di testimoni. Perché questo accade? Spesso i responsabili sono proprio gli effetti dell’Influenza Sociale (ampiamente descritti nel terzo capitolo del mio libro).
Per tale motivo penso che queste testimonianze debbano essere analizzate caso per caso, attraverso un metodo rigoroso e che la prospettiva psicologica possa dare un contributo importante in tali indagini. Di fatto molte ricerche riportate all’interno del mio testo, sono ricerche di psicologi clinici prevalentemente americani come Richard McNally e Susan Clancy che hanno dato un notevole contributo allo studio del fenomeno ufologico. Perché in Italia non avviene lo stesso? Perché c’è ancora difficoltà nel prendere sul serio la fenomenologia ufologica quando, a mio avviso, le implicazioni psicologiche e soprattutto psico-sociali, sono abbastanza evidenti anche nel nostro Paese? Chiaramente il fatto che il “fenomeno” si sia originato negli Stati Uniti risponde in parte a questi quesiti.
Credo che il modo migliore di padroneggiare ciò che non conosciamo/capiamo (ancora?), sia quello di far appello alle diverse discipline scientifiche di cui disponiamo, psicologia compresa. Ulteriore strumento è l’esercizio del proprio pensiero critico che ritengo essere la “bussola” in tutte le cose della nostra vita.

9) Nell’approccio psicosociale parrebbe molto rilevante conoscere la condizione psicologica preesistente e la predisposizione a vivere fatti “anomali” di taluni individui. Spesso tale aspetto, risulta sconosciuto, non indagato o sottaciuto… ritieni che debba intervenire a supporto della “ricerca” ufologica una figura di formazione psicologica?
Indubbiamente credo che un “esperto della mente” (psicologo/neurologo/neuropsicologo), possa dare un contributo assai rilevante in un’indagine di questo tipo. In particolare penso che una figura del genere, possa essere maggiormente in grado di “controllare” l’influenza e il condizionamento su questi individui (che come si può immaginare, sono fortemente suggestionabili nella maggior parte dei casi). Inoltre penso che Egli possa essere maggiormente consapevole degli innumerevoli fattori psicologici e sociali (descritti ampiamente nel mio libro), di cui può essere vittima un individuo che ha assistito/subìto/vissuto fatti anomali. Inoltre una figura con una qualificata formazione psicologica, potrebbe essere utile nella ricerca o esclusione di psicopatologie (anche se solo una piccola percentuale dei soggetti in questione ne soffrono), o di anomalie neurali (in questo caso mi sembra utile ricordare il contributo di Michael Persinger, psicologo e neurologo americano che ha formulato l’Ipotesi dei Campi Magnetici e che fornisce un’ interessante punto di vista da cui guardare la fenomenologia degli avvistamenti UFO). Oltre ciò, credo che “esperti della mente” possano dare un contributo importante anche nel rintracciare le caratteristiche di personalità e la predisposizione di alcuni individui a vivere esperienze “anomale” per tracciare un “profilo psicologico” del “testimone tipo” così da facilitare le operazioni d’indagine delle testimonianze. Come mi sono ritrovata spesso a ribadire, la psicologia è una scienza, contrariamente all’ufologia, quindi un apporto della prima nella seconda non può che essere arricchente oltre che auspicabile.

10) Solitamente, in caso di fenomeni di “Abduction” (presunti rapimenti alieni), ci sia avvale dell’ipnosi regressiva per avvalorare/costruire il caso. Cosa pensi dell’ipnosi regressiva?
La regressione ipnotica (una tecnica mediante la quale uno psicanalista più o meno qualificato, cerca di far rivivere a una persona in trance situazioni appartenenti al suo passato facendola retrocedere nel tempo), non è stata riconosciuta come pratica valida dalla comunità scientifica. Su di essa vi sono pareri contrastanti, in particolare sembrerebbe che sia una tecnica poco affidabile data l’alta possibilità d’influenza dell’operatore sul paziente. Personalmente, dopo aver indagato, ritengo che non sia una tecnica attendibile: spesso è capitato che i terapeuti, volontariamente o meno, influenzassero i soggetti ipnotizzati e proiettassero le loro credenze sul paziente, inducendo la rievocazione di falsi ricordi probabilmente a causa dello stato di forte suggestione durante la trance indotta dall’ipnosi regressiva.
Alla luce di tutto questo sembra ancora più chiaro, quanto la nostra mente sia suggestionabile e “plastica” sotto le influenze esterne e che per indagare i presunti casi di abduction bisognerebbe avvalersi di tecniche più “affidabili” dal punto di vista empirico.

11) Ringraziandoti per la disponibilità concessaci, ci saranno ulteriori sviluppi nei tuoi studi relativamente al fenomeno ufologico?
Ho diverse idee che mi piacerebbe realizzare in futuro e svariati aspetti che avrei voluto approfondire nel periodo della stesura della tesi ma che, per motivi di spazio e tempo, non ho potuto sviluppare. L’argomento è sicuramente molto stimolante e ampio e ancora su molte cose si potrebbe far chiarezza e ricerca. Ultimamente i miei studi universitari stanno vertendo più sulle neuroscienze cognitive e sulla neuropsicologia, una “nuova” frontiera molto interessante che apre infinite possibilità e crea nuovi quesiti a cui rispondere. Magari in futuro mi servirò di questi studi per indagare il fenomeno ufologico da un altro punto di vista.

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Fonti:
(riproduzioni fotografiche degradate ed utilizzate a fini educativi- Art.10 Convenzione di Berna)

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